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Gli ebrei libici chiedono 400 milioni di euro a Gheddafi e Berlusconi. L’Italia dice sì

I conti con il passato si fanno abbastanza presto. Per quel che hanno combinato Mussolini e Gheddafi in Libia il risarcimento ha già un prezzo stabilito: 400 milioni di dollari. E mentre il secondo è vivo e vegeto e quindi può rispondere a titolo personale (si fa per dire), il prima è morto e sepolto. Così tocca a chi oggi tiene le redini del Belpaese rispondere – economicamente, s’intende – alle richieste di risarcimento.

Dicono i bene informati che qualche settimana fa, alla sede americana delle Nazioni Unite, c’è stato un incontro segreto «franco, cordiale e costruttivo». Seduti a un tavolo c’erano un fidato collaboratore di Gheddafi, un paio di parlamentari italiani e alcuni avvocati. Italia e Libia sono chiamati a rispondere di quello che hanno fatto agli ebrei nello Stato nordafricano. Perché, è l’accusa, sia i primi che i secondi hanno maltrattato la popolazione ebraica. «L’Italia, durante il colonialismo, ha mandato nei campi di concentramento molti ebrei. La Libia, salito Gheddafi al potere, li ha cacciati quasi tutti dal Paese (oltre 120 mila)».

Muammar Gheddafi e Silvio Berlusconi (foto Afp)

A gestire la battaglia legale è stato chiamato Alan Gershon. Non è un legale qualsiasi Gershon. Fino a oggi è stato l’unico avvocato ad aver costretto Gheddafi a sborsare dei soldi per la strage di Lockerbie del 1988, dove l’esplosione dell’aereo Pan Am 103 ha provocato la morte di duecentosettanta persone.

Gershon è assistito dall’ex deputato israeliano David Mena e da un team di colleghi italiani che stanno lavorando sulla disputa per il risarcimento dei danni. Nel tavolo dei “negoziati”, data la complessità, ci sarebbero anche un ex ministro degli Esteri del nostro Paese (si fa il nome di Renato Ruggiero, ma la notizia non è confermata) e un parlamentare italiano di religione ebraica del governo Berlusconi.

Al momento la richiesta non è stata ufficializzata e nemmeno depositata presso qualche cancelleria. «Preferiremmo arrivare a un accordo con il governo libico e quello italiano senza dover ricorrere alle aule dei tribunali», ha chiarito Meir Kahlon, portavoce dell’Organizzazione internazionale degli ebrei discendenti dai libici. E rivela anche la posizione del nostro Paese: «L’ambasciatore italiano ha detto che Roma è disponibile a risarcire gli ebrei libici, ma la richiesta di accordo deve venire da Tripoli».

Da Roma, per ora, non confermano. Ma nemmeno smentiscono. Dalla Farnesina si limitano soltanto a dire che per quel che è successo in Libia deve risponderne Gheddafi.

In tutto questo, non risulta ancora chiara la divisione del risarcimento: Libia e Italia dovranno pagare 200 milioni di euro a testa? O uno dei due dovrà sborsarne di più dell’altro? Domande. Dubbi. Che a Roma, a sentire chi sta seguendo la vicenda, in questo momento provoca solo un grandissimo fastidio.

© Leonard Berberi

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Libano, l’ex ministro: “Tifo Germania perché odiavano gli ebrei e li hanno bruciati”

L'ex ministro libanese Wahhab e le dichiarazioni di fuoco su Israele

Dal Libano suonano due campanelli d’allarme. Il primo, per i soldati della missione UNIFIL che si trovano a fare da cuscinetto tra Gerusalemme e Beirut. Il secondo, proprio per gl’israeliani: i movimenti di truppe Hezbollah verso sud, al confine con lo Stato ebraico hanno iniziato a preoccupare i vertici militari. E le frasi che arrivano dalle tv locali non aiutano a calmare le acque.

A confermare quanto la situazione si sia fatta pericolosa ci ha pensato Wiam Wahhab, ex ministro libanese, ora nella veste di opinionista tv e – suggerisce più d’uno – una sorta di messaggero dei militanti di Hezbollah. Durante una trasmissione dell’emittente tv “Al-Jadid”, Wahhab con i suoi soliti giri di parole ha avvertito la missione delle Nazioni Unite e fatto dichiarazioni pesanti contro Israele.

Guarda il video (fonte: Memri Tv)

«L’Onu pensa davvero di fare i comodi di Stati Uniti e Israele, di usare il tribunale internazionale contro il nostro Paese senza che noi muoviamo un dito?», ha attaccato l’ex ministro. «Davvero pensate che le cose possano rimanere uguali, dal fiume Litani fino a sud, mentre il Paese va a fuoco e la gente combatte una guerra civile?».

Il conduttore lo interrompe. Gli chiede se una mossa del Tribunale internazionale contro Beirut potrebbe mettere in pericolo le truppe UNIFIL. «È possibile», risponde Wahhab. «Non che sia io a compiere questi attacchi – precisa –, ma a mio avviso l’UNIFIL sarà in pericolo».

Poi l’attacco, finale, a Israele. Che parte, però, da una domanda sulle simpatie calcistiche ai mondiali di calcio in Sudafrica. «Tifo Brasile nel calcio, ma simpatizzo per la Germania in campo politico». «Mi piacciono i tedeschi – ha continuato Wahhab – perché odiano gli Ebrei e li hanno bruciati». Segue risata fragorosa. Del politico. E del conduttore.

Leonard Berberi

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