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Per Gaza arrivano 5,4 miliardi di dollari

Sono 5,4 i miliardi di dollari raccolti per la ricostruzione di Gaza. La cifra è stata raccolta – meglio: promessa – al Cairo, in Egitto, durante la Conferenza dei donatori. Una cifra che, stando ai calcoli dell’Autorità nazionale palestinese, dovrebbe coprire le spese (4 miliardi) per riportare la Striscia a com’era prima del conflitto estivo con Israele. Il Qatar spicca per la sua generosità (1 miliardo), l’Italia ha garantito 23,6 milioni. Nel grafico sotto i Paesi che hanno donato di più. (leonard berberi)

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Da New York a Gaza City. Il (lungo) viaggio verso casa

L’ho conosciuta a Washington. Mi sono fatto mostrare da lei il passaporto dell’Autorità palestinese. Cosa che, lo ammetto, ignoravo esistesse. Poi insieme – e con altre venti persone – abbiamo fatto un viaggio per gli Stati Uniti di tre settimane. Ci siamo salutati in un campus universitario in Connecticut. E lì le ho chiesto questo che vedete più in basso: qualche scatto del suo lungo, lunghissimo ritorno a casa, a Gaza City. Tra scali – in Germania ed Egitto -, bus da prendere per attraversare il deserto del Sinai e frontiere da oltrepassare. Due giorni di viaggio, in tutto. Due mondi diversi. Forse, due pianeti. Ecco le foto, con le sue didascalie (l.b.)

LA PARTENZA - Sono arrivata al JFK Airport di New York abbastanza presto. Poi, alle 15.50 il mio aereo ha lasciato gli Usa

LA PARTENZA – Sono arrivata al JFK Airport di New York abbastanza presto. Poi, alle 15.50 il mio aereo ha lasciato gli Usa. Destinazione: Francoforte, Germania.

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LO SCALO – Dopo più di sette ore, e ormai è già il 21 aprile, l’atterraggio a Francoforte. Altre cinque ore di attesa ed ecco il secondo volo della giornata per Il Cairo, in Egitto, delle 10.25

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IN EGITTO – Altre quattro ore di volo, questa volta verso Sud, ed ecco allo scalo internazionale del Cairo, la capitale. Sono le 14.30. Ma il viaggio non è finito qui

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NEL DESERTO – Dodici ore dopo l’atterraggio in nord Africa, il ritorno verso casa prevede ancora qualcosa: un pezzo di strada in mezzo al deserto del Sinai e ai pericoli nascosti in ogni curva dalle 3.40 del mattino (e ormai il calendario segna 22 aprile) alle 9. L’obiettivo: raggiungere il valico di Rafah, la porta d’ingresso alla Striscia di Gaza

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LA FRONTIERA – Alle 9 circa l’arrivo alla dogana. Soliti controlli, timbri d’ingresso, gente in coda e in attesa

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NELLA STRISCIA – Dopo mezz’ora ecco la Striscia. Mi aspetta ancora un’ora di viaggio per raggiungere Gaza City

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L’Egitto e l’accusa a Israele: “State rubando i nostri calciatori”

Ci mancava pure il calcio. La cosa, a dire il vero, farebbe sorridere. Non qui, però. Non in questo pezzo di terra – tra Egitto e Israele – dove tutto è politica, tutto è diplomazia, tutto è sfida. E dove i rapporti di buon vicinato durati decenni ora si son tradotti in una diffidenza reciproca.

Scordatevi il trattato di pace che regola i rapporti tra Il Cairo e Gerusalemme. Qui si parla del rettangolo verde, tutto erba e gesso e reti e bandierine e calciatori e palloni e tifo. Perché l’accusa, per chi la fa, è forte. E rischia di compromettere quel poco di stabilità ch’è rimasto in zona. Ecco, dicono molti parlamentari egiziani che «Israele ci sta rubando i talenti del calcio locale».

Il primo esempio che viene fatto è quello di Mahmoud Abbas. Talento egiziano, soltanto omonimo del presidente dell’Autorità nazionale palestinese. Abbas (nella foto sopra) gioca nell’Hapoel Tel Aviv e di tornare al Cairo pare non avere voglia. Né per viverci. Né per impegnarsi con la maglia bianca-rossa-nera del suo Paese. Abbas non è da solo. Insieme a lui ci sono anche George Imses (del Bnei Yehuda) e altri colleghi-connazionali del Bnei Sakhnin. Tutti nomi (circa 150), tutti esempi, che gl’egiziani usano per denunciare la vicenda. Pazienza se poi molti di questi hanno soltanto lontane origini del Cairo o di Alessandria.

Tifo e nazionalismo. Sulla questione, in un Paese dove il mese scorso sono morti oltre 70 tifosi nello stadio di Port Said, ecco, sulla questione è intervenuto anche Ahmed Ismail, capo della Difesa e della sicurezza nazionale egiziana. Ismail ha consigliato di «verificare attentamente» se Israele sta facendo una campagna acquisti «dei nostri talenti per portare le proprie squadre a brillare nelle competizioni internazionali». Intanto Mohammed Hafez, numero uno del Comitato parlamentare per la gioventù e lo sport ha già fatto appello ai calciatori connazionali di mollare i campi israeliani e tornare a far brillare quelli egiziani. Ha anche promesso che questi «incidenti inaccettabili» non si verificheranno più.

© Leonard Berberi

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