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Tre nuove foto mettono in imbarazzo l’esercito israeliano

Arrivano dritte dalla guerra di Gaza (2008) le nuove foto destinate ad alimentare le polemiche contro i soldati israeliani. Il gruppo di attivisti “Breaking the silence” ha reso pubbliche tre istantanee in cui si vedono i misfatti dei militari dell’esercito dello Stato ebraico.

Nella prima foto c’è un soldato che punta il fucile contro un palestinese che sembra essere un detenuto. In una seconda istantanea si vede un altro militare mentre sbeffeggia – armato di fucile – una donna palestinese nella cucina di casa. Nell’ultima foto, un soldato scrive sul muro di una abitazione di Gaza la parola – e minaccia – “torneremo”.

«Purtroppo queste nuove immagini non sono l’eccezione dell’esercito israeliano, ma la regola», ha commentato il fondatore di “Breaking the silence”, Yehuda Shaul. «I conflitti del nostro Paese sono pieni di abusi di questo tipo. E anche qualcosa di peggio». (l.b.)

Guarda il servizio di Russia Today

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Abusi, violenze, pestaggi. Le soldatesse cattive dell’esercito israeliano

Ultima sigaretta - e bibita - prima della doccia (Rachel Papo)

Disposte a tutto. Pur di mostrare di essere come i colleghi maschi. Se non meglio. Anche a costo di uccidere un bambino. Senza motivo. O di spezzargli un braccio. Le confessioni choc di alcune soldatesse israeliane stanno facendo discutere. Perché, per la prima volta, tutto questo è nero su bianco nell’ultimo rapporto diffuso da Breaking the Silence, una ong di attivisti dei diritti umani impegnata a far luce sul comportamento delle forze armate.

Abusi, violenze ingiustificate, offese, atti di umiliazione, pestaggi. Sotto accusa tutte le unità femminili in Cisgiordania. Impiegate in misura crescente in azioni di combattimento o di prima linea, le soldatesse ammettono – in alcuni casi – di aver partecipato o assistito a episodi di cui oggi si vergognano e che contrastano con i loro valori e con gli stessi principi insegnati nelle scuole militari.

E tutto per mostrarsi «più dure» dei commilitoni maschi, per provare il brivido nello schiaffeggiare senza motivo un ragazzo arabo, ma anche di rompere una mano a un ragazzino fermo a un posto di blocco. Così come sparare senza motivo – ammette una ragazza che ha prestato servizio nelle Guardie di Frontiera –  a un bambino di 9 anni ferito poi a morte. Per il momento l’Idf ha respinto qualsiasi richiesta di chiarimento.

Leonard Berberi

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