economia, politica

Insediamenti ebraici, ecco i prezzi colonia per colonia

Insediamento ebraico all'interno della West Bank. Il governo Netanyahu ha studiato come risarcire quei coloni che non possono costruire per colpa del congelamento di dieci mesi imposto proprio dall'esecutivo di Gerusalemme (e fortemente richiesto da Usa e Comunità internazionale)

La differenza di prezzo – tra insediamento di “serie A” e di “serie B” – arriva anche al 400%. E sul valore immobiliare incide molto la distanza da una città palestinese, dalla linea verde, da un’autostrada. Senza considerare il fattore “ideologia”. Per cui ci sono colonie a forte ideologizzazione e colonie a meno. Tutto questo arriva a definire un prezzo al metro quadro.

A scriverlo è un dossier governativo di cui il quotidiano Haaretz è entrato in possesso e che, nei piani dell’esecutivo Netanyahu, dovrebbe servire per capire quanto tocca risarcire agl’israeliani per il blocco di 10 mesi di nuove costruzioni negli insediamenti ebraici in Palestina. La mancata costruzione di una casa, infatti, costituisce una penalizzazione per i civili che dovranno quindi vivere in affitto per tutto il tempo del blocco.

Il prezzo medio di affitto negli insediamenti è di 22 shekel (circa 5 euro) per metro quadrato. O meglio, di 700 euro al mese per una casa di 150 metri quadrati. I prezzi più alti sono nelle città della West Bank (circa 6 euro per metro quadro, in media). Tra i consigli regionali, Binyamin ha il più alto prezzo medio (5,50 euro) mentre la Valle del Giordano ha quello più basso (2,75 euro).

Ma queste medie nascondono le ragioni più profonde. A Hermesh e Mevo Dotan, due insediamenti isolati nel nord della West Bank, per esempio, l’affitto è di soli 2 euro al metro quadrato. Ad Avnei Hefetz, vicino alla Linea Verde, il prezzo sale a 4,25 euro. Ma a Karnei Shomron, insediamento nel nord della Cisgiordania, ancora più lontano dalla Linea Verde rispetto a Hermesh e Mevo Dotan, il prezzo è di 6,36 euro al metro quadro. In questo caso è la qualità della vita a prevalere sulla posizione geografica.

Anche se, va detto, i prezzi più alti nel nord della West Bank sono negli insediamenti che si trovano a ridosso dell’autostrada Trans-Samaria, e offrono così un facile accesso al centro d’Israele: e cioè Barkan, Etz Efraim (quasi 7 euro al metro quadro) e Shaarei Tikva (7,50 euro) .

Tra le grandi città, l’appartamento più economico si trova a Immanuel, città haredi (ultra-ortodossa). Qui è possibile affitare una casa a soli  2,75 euro al metro quadro al mese. A incidere sul prezzo proprio l’immagine profondamente religiosa della vita quotidiana e ai problemi che questo crea con il “vicinato” palestinese.

All’inizio di maggio il Ministero delle Finanze ha ultimato le modalità di risarcimento danni dovuti al congelamento di dieci mesi. Il dossier stabilisce che tutti quelli con un permesso di costruzione bloccato per colpa del congelamento possono chiedere un indennizzo fino al 175% del canone di affitto pagato. Ma le persone che hanno violato il blocco non avranno diritto ad alcun indennizzo.

Standard
attualità

Facebook, un nuovo nemico per Israele

Peggio di una spia. Più insidioso di un infiltrato. Non bastassero i razzi, non bastassero le pietre, ora l’Idf, l’esercito israeliano, scopre di avere un nuovo nemico. Un avversario potente, con un esercito di centinaia di milioni di persone e un fatturato di miliardi di dollari. Soprattutto, un ostacolo inatteso e imbattibile: Facebook.

E’ bastata la frase di un soldato israeliano sul suo profilo: “Il nostro battaglione arriverà nel villaggio palestinese di… per un’operazione militare”. Una frase innocua. Ma che ha fatto saltare un intervento militare programmato da tempo e molto importante. Perché subito dopo l’aggiornamento, i servizi di sicurezza hanno allertato l’esercito e il governo.

Sono mesi che i vertici militari istruiscono i proprio sottoposti sui rischi connessi a un certo uso dei social network. Ma a vedere i risultati, sembra che non abbiano sortito nessun effetto.

Così, l’indietro tutta dell’operazione nella regione di Binyamin è stata una scelta obbligata. Troppo pericoloso andare in un posto dove chiunque poteva venire a sapere in anticipo dell’arrivo degl’israeliani. Così tutto è stato spostato qualche giorno dopo. “Un successo”, hanno detto i vertici militari. Tutti contenti. Un po’ meno – anzi, per niente – il soldato coinvolto: processato per direttissima ora si trova in galera. E da lì, da dietro le sbarre, sarà difficile per lui aggiornare Facebook.

Standard