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Dal Belgio verso Israele tutto in bicicletta. Dopo Schuster, ecco il viaggio di David e Iris

Sembra sia diventata una mania. O una moda. E il merito si deve, forse, a Stephen Schuster, il 45enne tedesco che sopra alla sua bicicletta ha percorso quasi 6mila chilometri dalla casa di Monaco di Baviera fino ad Haifa.

Lo stesso viaggio ora l’ha fatto un altro. Anzi, altri due: David Verlinden e la sua amica olandese Iris Baijens. Stavolta son partiti dal Belgio, hanno pedalato verso Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Serbia, Romania, Bulgaria, Grecia, Turchia, Siria, Libano, Giordania. In tutto: 5.778 chilometri lunghi tre mesi.

«In Bulgaria e Turchia ci hanno considerato dei pazzi», racconta David, 31 anni. E a chi gli chiedeva come fosse andato il tratto di strada lungo l’asse Siria-Libano, il ragazzo è stato sincero: «A parte i poster onnipresenti del presidente siriano Bashar al-Assad e a parte i servizi segreti, ci siamo sentiti al sicuro e siamo stati trattati bene». Certo, non hanno dovuto dire alla polizia dove erano davvero diretti: cioè in Israele.

Ancora qualche giorno di vacanza, poi i due amici ritorneranno a casa. Ma stavolta, come ha fatto anche il tedesco Schuster, il viaggio sarà a bordo di un aereo.

L.B.

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Da Monaco a Haifa, sopra alla bicicletta per 6.600 chilometri

Per far visita ai parenti ha scelto la strada più lunga. E faticosa. Per non parlare del maltempo che avrebbe trovato lungo la strada. E delle persone che avrebbe incontrato. E degli intoppi burocratici che l’avrebbero aspettato a poche decine di chilometri dalla meta.

Comunque sia, per incontrare i suoi parenti residenti in Israele, il tedesco Stephen Schuster, 45 anni, è salito sopra alla sua amata bicicletta e ha pedalato, pedalato, pedalato. Da Monaco di Baviera a Haifa, con una breve sosta a Damasco, in Siria. In tutto: seimilaseicento chilometri.

Ci ha messo quattro mesi Stephen per arrivare a bussare alla porta dei famigliari. È partito a settembre, caricando sulla due ruote lo stretto necessario: lo spazzolino, qualche cartina, una tenda, un sacco a pelo. Ha salutato la sua città, ha attraverso l’Austria, quindi ha costeggiato per chilometri il Danubio. Ha pedalato sopra al territorio slovacco e ungherese, serbo e bulgaro, turco e siriano e giordano. Poi è entrato nello Stato ebraico. Facendo qualche chilometro più del previsto. Dalla Siria non si passa. Dal Libano nemmeno. Così gli è toccato allungare fino alla Giordania.

(foto Afp)

«È stato un viaggio fantastico», ha detto Stephen a parenti e amici. «Sono molto contento di aver portato a termine questo tragitto che era anche una sfida con me stesso». Migliaia di chilometri vissuti intensamente. E da solo. Già, la solitudine. «Spesso mi sono maledetto da solo per non aver convinto nessuno a farmi compagnia durante il viaggio», racconta l’uomo. Che però, all’aver viaggiato da solo, attribuisce il fatto di aver conosciuto molte culture locali.

L’unico momento di paura? «Quando dovevo attraversare l’area che divide la Turchia con la Siria», racconta Stephen. «Poi però ho visto che non c’era nulla di cui preoccuparsi e, anzi, le strade erano bellissime».

Dopo qualche giorno il tedesco è ritornato a casa, a Monaco. Ma stavolta con un aereo. «Anche se avrei voluto farlo di nuovo sulla due ruote».

Leonard Berberi

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I ladri rubano la bici del sindaco di Tel Aviv

Non è che siano giorni proprio indimenticabili, questi, per Ron Huldai. Il sindaco di Tel Aviv, laburista fino alle ossa, ha dovuto subire prima la scissione interna al partito. Poi, in meno di 24 ore, anche il furto della sua bici.

Il sindaco di Tel Aviv, Ron Huldai (laburista, 66 anni), posa accanto alla sua bici. Ora rubata

Sì, perché Huldai è un primo cittadino ecosostenibile. Viaggia parecchio in macchina. Ma entro le mura cittadine lo si vede ogni giorno pedalare sulla sua due ruote. A sessantasei anni suonati. E comunque. Dopo una giornata di lavoro intenso, il sindaco è uscito dal municipio e si è avvicinato al posto in cui aveva lasciato la sua bici color verde elettrico.

Solo che, una volta lì, ha scoperto che la due ruote qualcuno gliel’aveva rubata. Proprio nel cuore politico della città. Nel luogo, per eccellenza, più sicuro. A denunciare il furto è stato lo stesso primo cittadino. Che continua nel ritorno a casa della sua “creatura”.

Una beffa, questo furto. Un fattaccio che colpisce uno dei più convinti sostenitori della diffusione delle bici nella città. Non solo perché così si ottimizzano i tempi di trasporto, ma anche perché si vive tutti e meglio. È grazie a Huldai se di fianco a ogni marciapiede di Tel Aviv si trova sempre anche una corsia riservata ai ciclisti. Tutti accorgimenti che, però, non hanno ancora fermato i ladri di biciclette.

Leonard Berberi

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