attualità, politica

Viaggi costosi e follie da vip, così il premier Netanyahu rischia la carriera politica

Netanyahu e la moglie Sara durante una conferenza stampa a Gerusalemme

«Bibi-Tours». Eccolo qui lo scandalo che rischia di mettere fine alla carriera politica del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Due parole che da giorni campeggiano nelle prime pagine dei giornali israeliani e nelle aperture di molti telegiornali.

«Bibi-Tours». Una sintesi che racchiude la sfilza di viaggi all’estero dai costi esagerati che l’accoppiata Benjamin e Sara (la moglie) avrebbe compiuto a spese di uomini d’affari e di organizzazioni straniere. Anche se la First lady di Gerusalemme preferisce chiamarla «una campagna stampa vergognosa gestita da persone con interessi economici che stanno facendo di tutto per defenestrare il premier».

Tutto è partito da un’inchiesta di Canale 10, una tv privata israeliana, e da ieri la vicenda viene esaminata dal Controllore dello Stato Micha Lindestrauss, una sorta di Corte dei conti in versione locale. E per la prima volta Netanyahu rischia grosso.

«Nella stampa c’è chi non mi ama, che non mi vuole primo ministro», s’è lamentato il primo ministro, leader del “Likud”, un partito di destra che negli ultimi tempi strizza l’occhio all’estremismo religioso. E l’odio nei suoi confronti, continua Bibi, avrebbe raggiunto livelli tali da arrivare a negare anche l’evidenza. «Anche se convocassi una conferenza stampa sulla sponda del Lago di Tiberiade e poi camminassi sull’acqua, il giorno dopo i giornali titolerebbero acidamente: “Netanyahu non sa nuotare”», ha detto il premier.

Nel presunto scandalo – il «Bibi Tours» appunto – gli strali più avvelenati sono riservati alla moglie, a cui viene attribuita una serie di costose eccentricità, accompagnate da bizze imbarazzanti. Già in passato Netanyahu aveva dovuto arginare i danni d’immagine provocati dalla moglie in seguito a rumorose liti con le governanti. Per non parlare delle “invasioni di campo” nella routine dell’ufficio del primo ministro.

Venerdì su Yedioth Ahronoth, il quotidiano più venduto in Israele, i Netanyahu sono stati disegnati come una coppia di nobili romani, molli e dissoluti. Un altro giornale, Ma’ariv,  ha scritto che la coppia ha preteso da un’organizzazione di ebrei Usa un generoso sovvenzionamento ad un soggiorno in un albergo della Costa Azzurra «che sembrava un palazzo dell’imperatore Diocleziano».

Lei, Sara, continua a sostenere la tesi cospiratoria. Ma chi conosce bene le cose interne al governo del marito ha sostenuto che le rivelazioni di Canale 10 sono uscite «dai cassetti del tavolo di lavoro» del premier, da qualche ex-collaboratore deluso e animato da spirito di rivincita. L’unico a difenderlo, per ora, è il compagno ex laburista Ehud Barak. Mentre un altro esponente importante, Avigdor Lieberman, in questi giorni non ha detto nulla sul presunto scandalo. Tanto da far dire a un analista che «Bibi, oggi, è più solo che mai».

© Leonard Berberi

Leggi anche: Mi manda Bibi (del 21 gennaio 2010)

Standard
economia

Prezzi alle stelle, israeliani pronti allo sciopero generale. Netanyahu corre ai ripari

Quanti grattacapi Bibi. L’Egitto instabile fa paura al confine sud, la Giordania inquieta e mette all’erta alla frontiera est, il Libano senza governo sta alla finestra settentrionale con i suoi cannoni e il suo terrore firmato Hezbollah. Per non parlare della Siria. E della Striscia di Gaza.

Ora, come se non bastasse, ci si mette pure il popolo israeliano. Sempre più nervoso per il continuo aumento del costo della vita e il blocco dei salari. All’orizzonte si prospetta uno sciopero generale. E Bibi, alias Benjamin Netanyahu, non vuole una sfiducia su piazza.

È proprio per questo che il premier israeliano ha annunciato ieri misure per attenuare l’impatto degli aumenti dei prezzi sulle classi di reddito basso e medio-basso. In una conferenza stampa a Tel Aviv, il premier ha anticipato quattro misure che entreranno in vigore al più presto. La riduzione del 10% del costo dei biglietti su tutti i mezzi di trasporto pubblico, la riduzione della tariffa dell’acqua (ma solo per chi non supererà i consumi medi, altrimenti pagherà di più), un aumento dei minimi di stipendio, la revoca dell’ultimo aumento del costo della benzina (che scenderà di circa 4 centesimo di euro al litro).

La parte dolente è toccata al ministro del Tesoro Yuval Steinitz. L’economista ha spiegato che al fine di coprire il costo di queste misure e di non rompere la cornice del bilancio dello stato sarà rinviata la prevista riduzione delle imposte sul reddito e i bilanci dei ministeri saranno ridotti del 2-2,5%.

Misure non sufficienti, secondo i sindacati. Perché negli ultimi mesi l’inflazione sui prezzi è stata notevole. Per esempio: il pane è aumentato del 10%, l’acqua addirittura del 134% e i trasporti pubblici, le tasse nazionali, locali e indirette registrano tutte segno più.

Leonard Berberi

Standard
attualità, politica

“Million shekel Bibi”

“Million shekel Bibi”. Nulla a che fare, però, con il film di Eastwood. Perché qui, i pugni ci sono. Ma pieni di dollari. Soldi – tanti – che il primo ministro Benjamin Netanyahu si sarebbe intascato per le conferenze in giro per il mondo quando non era ancora al potere. Un po’ come Blair. Forse peggio.

L’attacco a sorpresa arriva dallo Yedioth Ahronoth che non può certo dirsi di sinistra e antigovernativo. Negli anni passati – ricostruisce un articolo lungo e dettagliato – quando Bibi era un privato cittadino pretendeva forti gettoni di presenza nelle conferenze estere. Senza guardare in faccia (e in tasca) nessuno.

Ne sanno qualcosa quelli di una piccola associazione di beneficenza di ebrei ortodossi. Anno 2002. Avevano deciso di ingaggiare Netanyahu sperando di racimolare grandi finanziamenti fra i facoltosi ebrei messicani per assistere i malati israeliani che necessitavano di cure mediche costose. Secondo il giornale, per quattro conferenze tenute nell’arco di due giorni Netanyahu, prese 180mila dollari. Ma l’associazione di dollari ne raccolse solo 140mila. Un disastro.

Uno dei portavoce di Netanyahu, però, ha precisato che le conferenze furono organizzate da una società statunitense specializzata nella gestione degli interventi pubblici di ex-statisti e che la cifra fu regolarmente denunciata all’erario israeliano. Eppoi: “Netanyahu non era a conoscenza delle traversie finanziare della piccola associazione rabbinica”.

Standard
attualità, politica

Casa Netanyahu, lo scandalo è chiuso. Pagando

Sarah Netanyahu, la moglie del primo ministro israeliano Benjamin, alle ultime elezioni politiche

Lei si dichiara innocente. Ma intanto paga. Per chiudere il caso. Lo scandalo. E il polverone politico-mediatico che si è alzato attorno alle mura domestiche del primo ministro israeliano.

Sarah Netanyahu, moglie del premier Benjamin, ha concluso ieri – con un accordo definito “amichevole” – la vertenza con la sua ex domestica Lilian Peretz, 44 anni. Lilian l’aveva citata in giudizio accusandola di comportamento umiliante e tirannico.

Attorno al caso si erano mobilitati tv e giornali d’Israele e anche i servizi segreti. Dopo che, subito dopo l’accusa, l’ex domestica aveva iniziato a ricevere strane telefonate minatorie.

Si chiude così, dopo pochissime settimane, una delle vicende più delicate per il primo ministro. La signora Netanyahu ha accettato di versare alla sua ex domestica una somma di 23.000 shekel (4.488 euro). Ma ha precisato che le accuse sono infondate. “L’ho tratta come una sorella, con affetto e calore”, ha dichiarato la first lady israeliana.

Standard
attualità

“Mi manda Bibi”

Benjamin "Bibi" Netanyahu con la moglie Sara

“Mi manda Bibi. Ti conviene ritirare l’esposto entro dodici ore”. Da caso di gossip a vero e proprio giallo. E ora intervengono pure i servizi segreti. Dall’oscurità alle prime pagine dei giornali nazionali in meno di una settimana. Con una casa assediata da poliozitti, fotografi e, da oggi, potenziali minacce.

Forse Lilian Peretz non pensava di arrivare a tanto. Ma dopo che da ex domestica di casa Netanyahu ha deciso di denunciare la moglie del primo ministro, Sara, per le umiliazioni subite in sei anni di lavoro e per avere gli arretrati, i media hanno puntato i riflettori su Hadera, a nord di Tel Aviv, la cittadina dove vive Lili. Dando più spazio a questa storia comune che alla tragedia di Haiti (dove pure i soldati dell’Idf stanno facendo miracoli in fatto di aiuti e salvataggi).

Ma la telefonata di questo pomeriggio cambia tutto. Perché oltre alle minacce attribuisce una paternità al gesto: “Bibi”. Cioè il diminutivo proprio di Benjamin. Com’è ovvio, l’ufficio del premier ha condannato le intimidazioni e ha invitato la polizia a compiere il suo dovere fino in fondo per scoprire il responsabile.

Standard