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La crisi con la Turchia colpisce anche H&M. Un gruppo invita al boicottaggio

La vetrina del negozio H&M al centro commerciale Azrieli di Tel Aviv

Boicottare la Svezia per colpire la Turchia. Effetti della globalizzazione. E della delocalizzazione. Per cui se una marca appartiene a un paese, l’abbigliamento con quel logo può essere prodotto altrove. È così che alcuni giovani israeliani hanno proposto di boicottare H&M. Non per colpire l’economia nordeuropea. Ma per danneggiare la produzione della Turchia. Uno dei paesi che produce un’alta percentuale di capi d’abbigliamento firmati dal marchio svedese.

Il raid è stato rapido e indolore. I ragazzi sono arrivati al centro commerciale Azrieli di Tel Aviv e hanno iniziato ad attaccare adesivi che invitavano al boicottaggio dei prodotti turchi proprio sulle vetrine del marchio svedese. «Molti prodotti in questo negozio sono fatti in Turchia. Se li compri, finanzi il terrorismo anti-Israele», c’era scritto sui fogli. A fianco, anche una bandiera turca con una X sopra.

Ignoti gli effetti di quella protesta. Perché subito dopo, la sicurezza del centro commerciale – bello, affollato e variegato – ha rimosso senza esitazione quegli adesivi. Dicono gli organizzatori del boicottaggio: «Noi andremo avanti. Israele deve sapere che comprando certi prodotti va a finanziare la sua distruzione».

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