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Gilad Shalit, cinque anni di prigionia (e sentirli tutti)

Due giorni fa, alla fine della discussione della tesi, i professori si sono alzati tutti in piedi. Si sono congratulati con Yoal per la laurea in “Scienze informatiche” all’Istituto israeliano di Tecnologia. Poi si sono avvicinati a Hadas, Noam e Aviva. Li hanno guardati dritti negli occhi, hanno stretto loro la mano e li hanno abbracciati. Scardinando, così, un protocollo rigidissimo nelle occasioni ufficiali. (continua QUI)

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Israele, pochi progressi sulla sorte del soldato Shalit. E Peres incontra i genitori

Da stanotte è Pesach. La Pasqua ebraica che ricorda l’esodo e la liberazione degli israeliti dall’Egitto. E proprio perché è la festa della libertà un pensiero – anzi più di un pensiero – va a Gilad Shalit, il soldato israeliano di quasi 25 anni, rapito 1.758 giorni fa dagli uomini di Hamas e da allora rinchiuso chissà in quale cella.

I genitori di Gilad, mamma Aviva e papà Noam, anche oggi – alla vigilia della festa – sono sotto la tenda che occupano quasi ininterrottamente dall’inizio del sequestro. Lunedì mattina è venuto anche il capo dello Stato, Shimon Peres, a far visita. Peres non ha nascosto l’emozione. Ha denunciato il gesto brutale. Ma si è anche detto ottimista. E convinto – come gli ha detto la mamma di Gilad – che sia venuto il momento di agire, non di crogiolarsi nelle emozioni.

Il presidente Shimon Peres saluta i genitori Gilad Shalit, rapito nel 2006 da Hamas. La visita è durata 50 minuti (foto di Gil Yohanan)

Sul fronte diplomatico, intanto, si muove qualcosa. Netanyahu ha designato un responsabile del Mossad, i servizi segreti dello Stato ebraico, come mediatore nei negoziati per ottenere il rilascio di Gilad Shalit. Secondo un comunicato ufficiale, David Maidan subentra a Hadai Hadas, che ha lasciato l’incarico qualche giorno fa, ufficialmente per motivi familiari.

Netanyahu domenica sera ha ricevuto i genitori del soldato per informarli della scelta del nuovo negoziatore. Secondo la radio pubblica, dopo l’incontro il padre del giovane si è detto deluso per la mancanza di progressi nella trattativa. Il gruppo che detiene il caporale Shalit è una formazione vicina a Hamas, il movimento al potere a Gaza. Per il suo rilascio chiede la liberazione di alcuni esponenti palestinesi detenuti in Israele.

Leonard Berberi

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E ora anche una canzone chiede il ritorno di Gilad Shalit

Quattro anni e mezzo dopo, di Gilad non si ha ancora traccia. 1656 giorni dall’ultima volta in cui è stato visto, il soldatino israeliano rapito da Hamas resta ancora rinchiuso da qualche parte nella Striscia di Gaza. E se non fosse per papà Noam e per mamma Aviva, il ragazzo – 25 anni ad agosto – potrebbe benissimo diventare il nuovo “missing in action” israeliano.

Le provano tutte Noam e Aviva. La marcialonga di qualche mese fa lungo il Paese, i sit-in di fronte alla sede del primo ministro Netanyahu, le copie cartonate in scala reale di Gilad sparse lungo le strade di Gerusalemme, i tanti gruppi Facebook e un sito ufficiale in otto lingue (compresa quella italiana). Ora ci si mette pure un famoso cantante, Eyal Golan, a ricordare a tutti che c’è un ragazzo da riportare a casa.

Noam Shalit, il papà di Gilad, insieme al cantautore Eyal Golan, nello studio di registrazione di Rishon LeZion

Golan, insieme a papà Noam, visibilmente emozionato (qui il video del tg di Canale 2), ha composto “Canzone per Gilad”. Quattro minuti di canzone melodrammatica – registrati presso gli studi Tamir Zur di Rishon LeZion – pieni di riferimenti al legame perso con i genitori, al lavoro quotidiano di questi ultimi per riabbracciare (vivo) il figlio e ai sentimenti di un intero Paese (sotto la versione integrale).

L’idea di comporre una canzone è di Dalia Itzik, ex portavoce (Kadima) della Knesset. È stata lei a chiedere a Eyal Golan di scrivere qualcosa per il soldato rapito. «Ho accettato subito», ha raccontato il cantante ai giornalisti. Tutti i profitti derivanti dalla vendita del singolo andranno – per decisione del musicista – alla fondazione che si occupa di far tornare a casa Gilad.

Servirà? È questa la speranza di papà Noam. Anche se più passano i giorni, più la speranza lascia spazio alla rassegnazione.

© Leonard Berberi


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