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Israele, giro di mazzette mette nei guai Lieberman. Scatta l’accusa di frode e riciclaggio

Avigdor Lieberman, 53 anni, leader ultranazionalista del partito "Israel Beitenu" e ministro degli Esteri nel governo Netanyahu (foto Gali Tibbon / AFP / Getty)

Un nuovo scandalo giudiziario si abbatte sul sistema politico israeliano. Secondo il quotidiano “Haaretz”, il procuratore generale, Yehuda Weinstein, annuncerà tra oggi e domani l’intenzione di voler incriminare il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman (e leader del partito ultranazionalista “Israel Beitenu”) «per frode, riclaggio di denaro e abuso di fiducia». Ma anche di corruzione di testimone e intralcio all’operato della giustizia.

A Lieberman, stando sempre alle anticipazioni del quotidiano, sarà concesso il diritto di essere ascoltato prima che la richiesta d’incriminazione sia presentata. Se accetterà di farlo, continua “Haaretz”, non dovrà dimettersi dal governo. Ma se non dovesse accettare, magari per non dover esporre troppo presto la sua linea di difesa, l’incriminazione potrebbe avere «serie conseguenze» sul suo ruolo nel governo.

L’inchiesta parte da un giro di mazzette che – secondo l’accusa – sarebbero arrivate anche nelle tasche di Lieberman. Il leader del partito ultranazionalista e braccio destro del premier Netanyahu nell’azione di governo avrebbe intascato qualcosa come 10 milioni di shekel (circa 2 milioni di euro) da parte di due imprenditori, Martin Schlaff e Michael Chernoy. Il denaro – sostiene l’accusa – «è transitato attraverso innumerevoli conti bancari fittizi e società di comodo».

Chiacchierato da sempre e ostacolato in ogni modo dai giornali del Paese, Lieberman non è mai stato finora condannato e si è sempre dichiarato vittima di persecuzioni giudiziarie. Il suo partito è sempre più determinante per l’attuale maggioranza di governo ed è la terza formazione più votata, dietro “Kadima” di Tzipi Livni e il “Likud” del premier.

La vicenda, ultima d’una lunga catena di scandali che hanno coinvolto esponenti di governo israeliano di diverso schieramento e anche presidenti della repubblica, rischia di avere un impatto devastante sul governo. Tanto più ora, mentre altre ombre aleggiano sullo stesso Netanyahu. Il premier è al centro d’una campagna di stampa per le presunte regalie ricevute in forma di viaggi e soggiorni di lusso da vari uomini d’affari.

© Leonard Berberi

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Israele, i sondaggi premiano il partito dell’ex premier Livni

I risultati delle elezioni del 10 febbraio 2009 proiettati sui grattacieli del complesso Azrieli di Tel Aviv (foto di Amir Cohen / Reuters)

Nomen omen. Kadima (avanti, in ebraico) il partito dell’ex premier Tzipi Livni, rafforza il suo primato nello Stato ebraico. Almeno a leggere gli ultimi sondaggi che, in sintesi, dicono che la formazione di centro fondata da Ariel Sharon continua ad essere – virtualmente – la più votata. Anche se non quanto servirebbe per formare un nuovo governo. Perché, in parallelo, è aumentato il peso dei partiti nazionalisti e confessionali.

Secondo l’ultimo rilevamento, se si votasse oggi Kadima conquisterebbe 34-36 seggi dei 120 della Knesset, il parlamento israeliano. Il Likud, il partito del premier Benjamin Netanyahu non supererebbe i 27 deputati. E dovrebbe fare i conti – in prospettiva futura – con il crollo dei laburisti di Ehud Barak (ministro della Difesa in un governo di destra): dagli attuali tredici seggi, la formazione di centro-sinistra dovrebbe precipitare a sei.

Stabili i partiti di destra del governo Netanyahu. Che, per effetto dell’indebolimento del Labour, avrebbero un peso maggiore negli equilibri dell’esecutivo. Israel Beitenu (destra radicale), il partito del ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, manterrebbe i suoi 14 seggi, così come lo Shas (religioso-ultraortodosso) conserverebbe i suoi 11 deputati. Se si votasse oggi, la coalizione governativa Labour-Likud-Israel Beitenu-Shas non otterrebbe la maggioranza dei seggi richiesti per costituire un esecutivo.

Risultati, questi, che hanno ringalluzzito i vertici di Kadima. A partire da Tzipi Livni. La leader, rimasta in silenzio (mediatico) per molte settimane, ha deciso di tornare in tv con una lunga intervista che sarà trasmessa dall’emittente privata Canale 2. Anche se, per ora, il governo Netanyahu resta saldo al potere.

Leonard Berberi

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