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L’offensiva mediatica d’Israele: pronto un canale tv satellitare tutto in lingua araba

I minareti di Istanbul e il logo di Canale 10, l'emittente tv di stato israeliana (fotomontaggio: Falafel Cafè)

Saranno pagati a peso d’oro. Dovranno trovarsi in tutte le capitali mediorientali, in particolare al Cairo, ad Ankara e ad Amman. Soprattutto: devono essere giornalisti. Meglio ancora: cronisti in lingua araba. L’offensiva mediatica israeliana parte dal lancio di un nuovo canale satellitare che guarda al mondo musulmano distribuito in tutto il Medio oriente.

Sarà – secondo le anticipazioni del quotidiano Haaretz – una sorta di versione araba di Canale 10, il decimo canale della tv di stato israeliana. E dovrebbe funzionare grazie a una rete di corrispondenti dalle varie capitali dell’area. Con un occhio particolare su tre paesi: l’Egitto, la Turchia e la Giordania. Giornalisti, scrivono le indiscrezioni, a cui sarebbero stati offerti compensi molto cospicui.

Il tutto con un finanziamento di centinaia di migliaia di euro messo a disposizione da arabi e israeliani. In attesa, come già anticipato da questo blog, di una all news israeliana sul modello di France 24.

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Gerusalemme, diciotto mesi di carcere a un musulmano per aver fatto sesso con un’ebrea

Una cosa che capita tutti i giorni, in fondo. Si vede una ragazza, si cerca di sedurla e poi di portarla a letto. Per amore o, più banalmente, per solo sesso. Magari si dice anche qualche bugia. Per nascondere un’altra relazione o un matrimonio. Oppure per rendere il corteggiamento più profondo.

Comunque sia, è quello che ha fatto anche Sabar Kashour, un 30enne musulmano di Gerusalemme Est: ha visto una giovane ebrea per le vie della città contesa, ha iniziato a parlarle e poi l’ha invitata a salire in un appartamento del centro. Lei ha acconsentito e, insieme, hanno fatto sesso.

Sabar Kashour, in manette all'ingresso della Corte di Giustizia di Gerusalemme (foto Ma'ariv)

Quella che però sembrava l’ennesima storia di una ragazza sedotta e abbandonata è diventata un caso giudiziario. Perché lei l’ha denunciato e perché la corte di Gerusalemme ha ritenuto Kashour colpevole. Condannandolo a diciotto mesi di galera.

Il ragazzo, secondo la Giustizia israeliana, ha fatto almeno tre errori: ha mentito alla ragazza sul fatto di volere una relazione seria, non ha detto di essere sposato e, soprattutto, le ha rivelato di essere anche lui un ebreo. «In questo modo – hanno scritto nella sentenza – la ragazza non è stata in grado di valutare appieno le circostanze perché indotta in un grande errore di valutazione per colpa delle menzogne che le sono state dette».

Il tutto è iniziato contestando a Sabar Kashour il reato di stupro. Poi però la ragazza ha ammesso di aver acconsentito all’atto sessuale senza costrizioni perché pensava che il ragazzo fosse ebreo e l’accusa è diventata una sorta di circonvenzione d’incapace.

Restano però i diciotto mesi di galera. Una pena che i giudici motivano così: «La Corte deve tutelare l’interesse pubblico contro i criminali sofisticati con una lingua liscia e una parlantina dolce che possono portare fuori strada le vittime innocenti».

A sentire queste parole, molti hanno storto il naso. «Sembra di essere tornati negli anni Ottanta – ha commentato qualcuno -. Quando il defunto rabbino Meir Kahane aveva proposto al Parlamento israeliano di approvare una legge che rendesse un reato l’atto sessuale tra un’ebrea e un palestinese».

Leonard Berberi

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