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Centinaia di arabo-israeliani contro il governo. E il ministro Lieberman finisce bruciato

(foto di Hassan Shaalan / Ynet)

È finita con un Avigdor Lieberman, il ministro destrorso degli Esteri, bruciacchiato. Per fortuna si trattava solo di un cartello con il volto del numero uno della diplomazia israeliana. Ma vedere le oltre 1.500 persone manifestare nel cuore d’Israele contro il governo ebraico e soprattutto contro un suo ministro ha preoccupato molti.

È successo tutto ieri sera, martedì 29 marzo, per le vie di Lod, una città di quasi 70mila abitanti sulla strada che da Tel Aviv porta a Gerusalemme. Centinaia di persone sono scese in piazza per celebrare il “Giorno della Terra”. Qui, molti arabo-israeliani hanno incendiato le foto di Lieberman.

«Il ministro degli Esteri è il peggior razzista del nostro Paese», hanno detto i manifestanti. «Non possiamo tollerare quello che dice e fa, per questo gli consigliamo di stare alla larga dalla nostra comunità». Questo è quello che ha detto uno degli arabo-israeliani al cronista del quotidiano elettronico “Ynet”.

I dimostranti hanno protestato contro la demolizione delle case degli arabi e «contro il razzismo» nei confronti dei musulmani. In molti hanno accusato il governo di aver pianificato le deportazioni di massa degli arabo-israeliano dalle città di Ramla, Lod e le altre città arabe.

Leonard Berberi

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attualità, economia

Un arabo-israeliano denuncia la Coca Cola: “Alcol nella bibita”

Per la Coca Cola è la più insidiosa battaglia della storia. Quella che potrebbe costringerla a rivelare – ironia della sorte – la ricetta meglio custodita al mondo: quella della bibita famosa in tutto il mondo. E tutto per colpa di chi ha fatto circolare in rete la lista (falsa) degl’ingredienti della bevanda marroncina piena di bollicine.

Perché è da quel giorno che Malek Salaimeh, un arabo-israeliano, non si dà pace. Da quando ha letto nella finta ricetta che dentro la Coca Cola si troverebbe una piccola quantità di alcolico, vietatissimo per uno fedele come lui ai precetti religiosi dell’Islam. Ed è così che ha deciso di ingaggiare una battaglia legale molto rischiosa per l’azienda americana.

«Per me si tratta di un vero incubo», ha raccontato Salaimeh alla radio militare israeliana. «Da buon musulmano, prego cinque volte al giorno e digiuno nel periodo del Ramadan», ha aggiunto l’uomo. «Non voglio certo andare incontro a punizioni divine per aver consumato, a mia insaputa, dosi di alcol».

Secondo l’arabo-israeliano, la Coca Cola doveva precisare che fra gli elementi utilizzati c’era anche l’alcol. «Se lo avessi saputo le loro bottiglie non le avrei nemmeno sfiorate», ha spiegato. Da adesso ne ha comunque già cessato il consumo. E aspetta di sapere cosa farà il tribunale israeliano al quale si è rivolto e attraverso il quale ha chiesto alla società statunitense circa mille shekel (quasi 200 euro) per ogni israeliano di religione musulmana (poco più di un milione). Totale: 200 milioni di euro.

La Coca Cola ha replicato che la produzione della bevanda è controllata in maniera meticolosa e che non è presente nemmeno la minima traccia di alcol. Ma se il giudice israeliano dovesse decidere di dare corso alla denuncia presentata dal signor Salaimeh, la compagnia potrebbe essere costretta a rivelare la ricetta segreta. Certo, con tutte le garanzie del caso. Ma siamo proprio sicuri che dentro quell’aula nessuno prenderà nota degl’ingredienti “miracolosi” che creano la Coca Cola?

© Leonard Berberi

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