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Due israeliani creano l’applicazione contro i prodotti fatti negli insediamenti

L’offensiva ai coloni israeliani si arricchisce di un’altra “arma”. E, nemmeno a dirlo, è un’arma tecnologica. Si chiama “Buy no evil” (Non comprare il male) e si tratta di una applicazione per smartphone con sistema operativo “Android”. A svilupparla sono stati due giovani blogger israeliani, Noam Rotem e Itamar Shaltiel, da mesi impegnati a contestare «l’occupazione e la colonizzazione della Cisgiordania».

“Buy no evil” funziona come un vero e proprio consigliere in fatto di acquisti. Ogni volta che il consumatore ha un dubbio sull’origine di un prodotto o vuole saperne di più si un altro prima di prenderlo dagli scaffali del supermercato gli basterà accedere all’applicazione attraverso il telefonino e potrà sapere se la merce è «made in the settlements» (prodotto negl’insediamenti) oppure no.

Dicono i due inventori che «comprare un prodotto significa dare ossigeno al produttore. Noi crediamo che il consumatore debba avere tutte le informazioni per decidere chi e cosa sostenere». Ma per evitare le accuse di avercela con gli ebrei delle colonie, Itamar e Noam hanno scritto sul loro blog che “Buy no evil” «può essere utilizzato non solo per stare alla larga dai prodotti degl’insediamenti, ma anche per non comprare merce testata sugli animali oppure per sostenere i prodotti bio». Per ora, però, l’applicazione (che si può scaricare gratis qui) mette a disposizione solo la lista nera dei prodotti dei coloni.

Leonard Berberi

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Campagna acquisti di Google in Israele

Il logo di Lab Pixies, la factory tecnologica israeliana acquistata da Google

Ora Google guarda a Israele. Non per vendere – non solo per quello, almeno -, ma per fare acquisti. Perché la vera, grande sfida di oggi – e dei prossimi anni – sarà quella delle applicazioni per smartphone. Con l’azienda di Cupertino – Apple – che produce soldi grazie a iPhone, iPad e applicazioni affini, o Google si muove o soccombe.

Ecco spiegato il recente acquisto da 25 milioni di dollari. Si chiama Lab Pixies, è israeliana ed è un’azienda-laboratorio. Si occupa della creazione e dello sviluppo di applicazioni – calcolatrici, giochi, calendari e piattaforme Internet personalizzate come iGoogle – per lo smartphone Android, l’anti-iPhone. Ma anche per lo stesso iPhone (almeno fino a oggi), per Facebook, Yahoo, Orkut, MySpace, Hi5, ecc.

“L’acquisizione di Lab Pixies è importantissima per il nostro gruppo perché più di tutte ha sviluppato le tecnologie basate sul sistema web-clouding”, hanno detto dal quartier generale locale della grande G in quel di Tel Aviv. Il clouding – scommettono gli esperti di Internet – sarà l’unica via percorribile del web da qui a dieci anni. Chi trova, sviluppa e offre meglio questo tipo di tecnologia avrà il dominio del Web.

Piccola nota di chiusura. La Lab Pixies ha investito in totale – da quando esiste – qualcosa come due milioni di dollari. E’ stata venduta a 25. Una cosa è certa: è stato un grande affare per i vecchi proprietari.

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