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Una donna alla guida della sinistra israeliana

Il nuovo leader della sinistra israeliana è una donna, una “pasionaria” e un’ex giornalista televisiva. A guidare i laburisti nei prossimi anni sarà la cinquantunenne Shelly Yachimovich (al centro, nella foto sopra) dopo aver battutto al secondo turno Amir Peretz, l’ex numero uno dei sindacalisti dello Stato ebraico e un tempo guida politica della Yachimovich.

A rendere noto l’esito della consultazione di mercoledì 21 settembre che ha coinvolto circa sessantamila laburisti è stata la tv israeliana. La Yachimovich ha vinto raccogliendo il 54% dei consensi contro il 45 di Peretz. Bisognerà aspettare però giovedì pomeriggio per i dati ufficiali.

Tom Wagner, portavoce dell’ex sindacalista e dell’ex ministro della Difesa, ad ammettere la sconfitta e a congratularsi con il nuovo leader via telefono. Ora toccherà alla Yachimovich riportare il partito laburista ai fasti dei primi trent’anni d’Israele per aumentare anche il peso della sinistra in Parlamento (il Labour ha solo otto deputati alla Knesset).

Leonard Berberi

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Israele, i laburisti scelgono il nuovo leader

È un po’ la stessa storia in tutto il mondo. Prendete un partito di sinistra – un tempo grande, ora in decadenza –, prendete la lotta estenuante per decidere la leadership e aggiungeteci che ora, in Parlamento, è all’opposizione e là rischia di rimanerci per un bel po’. A meno che non arrivi il Messia (politico).

Il marasma della sinistra da mesi tocca anche Israeke. E infatti è qui che oltre 60 mila laburisti si stanno recando alle urne per scegliere un nuovo leader del partito «Havoda» (laburisti), rimasto senza una guida dopo che il suo numero uno Ehud Barak, ministro della Difesa di un governo di destra, ha deciso a inizio anno la scissione.

Ora il Labour è il quinto partito alla Knesset per ordine di importanza. E pensare che nel suo memoriale politico può contare su dirigenti e statisti illustri come David Ben Gurion (il padre della Patria), Golda Meir, Shimon Peres (attuale presidente del Paese) e Yitzhak Rabin.

L’esito del voto si saprà solo nella tarda notte. La sfida è tra due contendenti, gli stessi due che nelle elezioni di quindici giorni fa hanno raccolto il maggior numero di consensi. Da un lato c’è l’ex sindacalista ed ex ministro della difesa Amir Peretz (59 anni). Dall’altro, l’ex giornalista televisiva e “pasionaria” Shelly Yehimovic (51), unica donna candidata. Nel primo turno è stata quest’ultima a prevalere – di misura – sul primo: 32% contro il 31 dell’ex sindacalista.

Peretz è stato pubblicamente sostenuto dalla figlia di Rabin, Dalia. La Yehimovic ha raccolto da parte sua il sostegno dell’attuale leader della centrale sindacale Histadrut, Ofer Eini. Diversi analisti sostengono che entrambi i candidati sembrano in sintonia con la protesta degli «indignados» che questa estate hanno invocato nelle strade di Israele una maggiore giustizia sociale piantando tende nel cuore dello shopping telavivino.

In tutto questo ci sono i sondaggi d’opinione che assegnano al partito laburista (oggi ha otto deputati) dai 18 ai 22 seggi, sui 120 della Knesset. Numeri incoraggianti, anche se virtuali. C’è solo un piccolo problema, un problema peraltro molto italiano: i rapporti fra Peretz e Yehimovic sono così tesi che non si possono escludere né faide interne, né nuove scissioni.

Leonard Berberi

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