attualità, economia

Un arabo-israeliano denuncia la Coca Cola: “Alcol nella bibita”

Per la Coca Cola è la più insidiosa battaglia della storia. Quella che potrebbe costringerla a rivelare – ironia della sorte – la ricetta meglio custodita al mondo: quella della bibita famosa in tutto il mondo. E tutto per colpa di chi ha fatto circolare in rete la lista (falsa) degl’ingredienti della bevanda marroncina piena di bollicine.

Perché è da quel giorno che Malek Salaimeh, un arabo-israeliano, non si dà pace. Da quando ha letto nella finta ricetta che dentro la Coca Cola si troverebbe una piccola quantità di alcolico, vietatissimo per uno fedele come lui ai precetti religiosi dell’Islam. Ed è così che ha deciso di ingaggiare una battaglia legale molto rischiosa per l’azienda americana.

«Per me si tratta di un vero incubo», ha raccontato Salaimeh alla radio militare israeliana. «Da buon musulmano, prego cinque volte al giorno e digiuno nel periodo del Ramadan», ha aggiunto l’uomo. «Non voglio certo andare incontro a punizioni divine per aver consumato, a mia insaputa, dosi di alcol».

Secondo l’arabo-israeliano, la Coca Cola doveva precisare che fra gli elementi utilizzati c’era anche l’alcol. «Se lo avessi saputo le loro bottiglie non le avrei nemmeno sfiorate», ha spiegato. Da adesso ne ha comunque già cessato il consumo. E aspetta di sapere cosa farà il tribunale israeliano al quale si è rivolto e attraverso il quale ha chiesto alla società statunitense circa mille shekel (quasi 200 euro) per ogni israeliano di religione musulmana (poco più di un milione). Totale: 200 milioni di euro.

La Coca Cola ha replicato che la produzione della bevanda è controllata in maniera meticolosa e che non è presente nemmeno la minima traccia di alcol. Ma se il giudice israeliano dovesse decidere di dare corso alla denuncia presentata dal signor Salaimeh, la compagnia potrebbe essere costretta a rivelare la ricetta segreta. Certo, con tutte le garanzie del caso. Ma siamo proprio sicuri che dentro quell’aula nessuno prenderà nota degl’ingredienti “miracolosi” che creano la Coca Cola?

© Leonard Berberi

Annunci
Standard
attualità

Israele, il Parlamento vieta la vendita degli alcolici dopo le 23

Mai più ragazzi ubriachi di notte. Almeno è questo il tentativo del Parlamento israeliano con il divieto di vendita degli alcolici (Ynet)

Niente più alcolici di notte. La guerra israeliana alle bevande approda alla Knesset, il parlamento, e incassa l’approvazione unanime di una legge che ne proibisce la vendita dopo le 23 e prima delle 6 del mattino. Così, proprio quando inizia la movida, negozi, chioschi e esercizi vicini alle pompe di benzina non potranno più commercializzare alcolici. Dalla lista sono esclusi i pub – per ovvie ragioni – e i duty free.

Niente più scene d’inciviltà, insomma. Niente più vie di Tel Aviv – soprattutto – e Haifa sporche e maleodoranti. E niente più lamentele di semplici cittadini che, ogni sera, inondavano il centralino della polizia locale di telefonate, di denunce e di accuse di mancanza di sorveglianza.

La legge doveva essere ancora più restrittiva. Nello stesso pacchetto normativo, infatti, era previsto il divieto di vendita delle bevande negli esercizi vicini alle pompe di benzina per tutta la giornata. Ma, come fa notare il quotidiano on line Ynet, «la lobby dei benzinai e dei commercianti s’è fatta viva e il divieto è stato affossato» dalla commissione congiunta composta da quella degl’Interni, dell’Ambiente e della Giustizia.

Leonard Berberi

Standard