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Un giornale accusa: “Le bandiere egiziane sono fatte in Israele”. Scoppia la polemica

(foto Afp)

Dietro a ogni bandiera egiziana c’è una fabbrica israeliana. Il quotidiano de Il Cairo, al-Masry al-Youm, ha pubblicato dei documenti ufficiali in cui, senza tanti giri di parole, c’è scritto che i vessilli egiziani sono d’importazione e sono fatti nello Stato ebraico. Il ministro dell’Industria e del commercio del governo Mubarak, Rashid Mohammed Rashid, ha subito smentito la notizia, ma le firme, il testo del documento e le bolle di accompagnamento raccontano tutta un’altra storia.

«Le bandiere sono trasportate nei container e attraversano il valico di Taba o Rafah», scrive il quotidiano egiziano. E il viceministro egiziano si è limitato solo ad aggiungere che «la legge del nostro Paese non vieta l’importazione della merce dallo Stato ebraico».

«Questo è uno scandalo nazionale», ha attaccato il parlamentare Abbas Abd al-Aziz. «Anche io ho i documenti che provano questa vergogna». Nel mare delle polemiche che si sono scatenate, però, il governo egiziano ha sempre negato questa notizia.

Quella delle bandiere stampate altrove non è uno scandalo che tocca solo l’Egitto. Qualche mese prima, proprio Israele ha scoperto che la maggior parte dei suoi vessilli erano realizzati in Cina o nella nemica Turchia. E proprio per questo, la settimana scorsa è stato approvato – in fase preliminare – un emendamento in cui s’impone di far produrre le bandiere con la Stella di Davide solo entro i territori dello Stato ebraico.

Leonard Berberi

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