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Incendio del Monte Carmelo: 42 morti e 20mila sfollati. Ma ora le fiamme si stanno avvicinando a Haifa

È salito a 42 morti il bilancio dello spaventoso incendio che da ieri sta divorando i boschi del monte Carmelo, a pochi chilometri da Haifa (nel nord d’Israele). Venerdì mattina sono entrati in azione i primi aiuti internazionali invocati dal governo di Benyamin Netanyahu. A dare una mano anche tecnici e vigili del fuoco turchi, nonostante le pessime relazioni tra i due paesi.

Secondo le autorità i feriti ricoverati in ospedale sono 17, alcuni dei quali in gravi condizioni. Quasi ventimila, invece, le persone sfollate. Tra le vittime, 36 sono guardie carcerarie, bruciate vive a bordo di un bus che si era ribaltato mentre partecipava alle operazioni di evacuazione del carcere di Damon. Gli altri morti pare siano poliziotti e soccorritori.

Le fiamme intanto continuano a divampare e si stimano in 4000 gli ettari di bosco danneggiati. Alcuni kibbutz risultano semidistrutti, mentre diverse altre località sono state evacuate in tutto o in parte a scopo precauzionale, incluso un sobborgo periferico di Haifa, la terza città del Paese. Quasi totalmente svuotata è la cittadina drusa di Tirat Carmel, dove l’ospedale è stato sgomberato e le scuole sono chiuse. Chiuso temporaneamente anche un tratto della strada costiera numero 2.

Il giorno dopo la tragedia, la stampa israeliana non risparmia gli attacchi alle autorità pubbliche locali e statali e agli apparati di soccorso nazionali. «Quello israeliano si è dimostrato un corpo dei vigili del fuoco degno del terzo mondo», ha scritto il progressista «Haaretz», mentre «Ma’ariv» ha descritto la giornata di giovedì come «il Kippur dei servizi di emergenza». Tracciando così un paragone fra l’impreparazione dimostrata a nord di Haifa contro l’incendio e il modo in cui le forze armate israeliane furono colte a sorpresa all’inizio della guerra del 1973.

Molti giornalisti, poi, hanno puntato il dito contro il ministro dell’Interno, Eli Yishai (destra religiosa ebraica) chiedendogli, in alcuni casi, di dimettersi dalla guida del dicastero che occupa.

Leonard Berberi

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attualità, economia

Dall’Ue dieci milioni di euro per pagare gli assegni sociali dei palestinesi

Pioggia di contanti su Ramallah e Gaza. E anche questa volta – come nelle precedenti – ad aprire il portafogli è stata l’Unione europea.

Giovedì Bruxelles ha comunicato che è stato dato il via all’ultimo contributo – in ordine di tempo – all’Autorità palestinese (Anp). Poco meno di dieci milioni di euro che dovranno pagare gli assegni di mantenimento di 49.700 famiglie in difficoltà economica sparse tra la Cisgiordania e la Strisca di Gaza. Secondo l’agenzia Maan News, più della metà dei beneficiari abita nella Striscia. Ogni famiglia riceverà circa 220 euro.

Il pagamento, effettuato ieri, consentirà all’Anp di aiutare i nuclei famigliari palestinesi con quasi un mese di anticipo e prima della festa dell’Eid Al-Fitr che celebra la fine del mese del Ramadan. (l.b.)

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Pronta una nuova flottiglia pro-Gaza. Ma stavolta si ferma in Egitto

(AP Photo)

Le acque tornano ad agitarsi al largo d’Israele. Una nuova nave – presa a noleggio da un’organizzazione di carità libica con capo un membro del clan Gheddafi – partirà oggi con l’obiettivo originario di arrivare sulla costa di Gaza. Ma dopo una notte di colloqui intensi e di telefonate estenuanti, la nave non arriverà più sulla Striscia, ma nel porto egiziano di Al-Arish.

All’interno ci sono duemila tonnellate di cibo e medicinali (frutto soprattutto delle donazioni greche) e 27 persone a bordo. La nave si chiama “Amalthea”, batte bandiera moldava e lascerà il porto di Lavrio, a sud di Atene, per arrivare in Egitto.

«Sono spaventato, ma le nostre vite sono nelle mani di Dio», aveva detto all’Associated Press il capo dei volontari libici, Abduraufel Jaziri, quando la destinazione finale era ancora Gaza. «Il nostro compito è quello di aiutare chiunque abbia bisogno di una mano. Non ci interessa la sua religione. Adesso cerchiamo di aiutare i civili di Gaza perché ne hanno bisogno».

E sul fatto che Israele sia poco disposta a far passare navi verso Gaza, Jaziri si mostrava disponibile: «Possono controllare la nave senza problemi, sono liberi di farlo. Se non ci permetteranno di portarli direttamente, allora si occuperanno loro di farlo».

Pericolo scongiurato. Il carico, stando alle ultime informazioni, dovrebbe essere fatto passare attraverso il valico egiziano per arrivare alla popolazione civile.

Leonard Berberi

(ultimo aggiornamento: 10 luglio, ore 11.53)

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L’Ue stacca l’assegno per la Palestina. Dal 2007 Bruxelles ha dato oltre un miliardo

Tempo di entrate economiche per l’Autorità Nazionale Palestinese. Un altro assegno è stato appena emesso dall’Unione Europea. Il sesto, da quando è iniziato il nuovo anno. In tutto il 2010, l’Ue darà un contributo di 158 milioni di euro attraverso il meccanismo comunitario Pegase. Il denaro servirà a pagare gli stipendi pubblici e le pensioni sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza.

«Vorrei ribadire che continuiamo a mantenere gli impegni nei confronti del popolo palestinese e della sua Autorità politica con l’auspicio che questo getti le basi del futuro Stato Palestinese», ha dichiarato il rappresentante dell’Unione europea, Christian Berger.

Dal 2007 a oggi, l’Ue ha contribuito con una media di 500 milioni di euro ogni anno per consentire all’Anp di fare fronte all’assistenza dei rifugiati, dei civili e alla gestione della pubblicazione amministrazione. Resta il dubbio su dove vadano a finire i soldi destinati a Gaza. C’è chi teme – come Israele – che finiscano direttamente nelle mani di Hamas, il gruppo terroristico che controlla la Striscia.

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