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Bestemmia in Parlamento, sospeso deputato

Il deputato Ahmed Tibi

Più che la massima espressione della democrazia, una curva da stadio. Più che il luogo del dialogo, la banchina di un porto piena di camalli. Eppur si parla della Knesset. Il Parlamento israeliano. Messo in crisi, nella sua integrità, da due esponenti al di sopra delle righe.

E comunque. Dopo la deputata Michaeli, ecco Ahmed Tibi, del partito “Lista araba unita”. Sospeso pure lui, per una settimana, dai lavori parlamentari. La punizione è scattata dopo che Tibi s’è messo a leggere in aula – e a voce alta – una poesia che prendeva in giro proprio Anastassia Michaeli, la collega del partito di ultra destra “Israel Beitenu” che durante i lavori in commissione versò un bicchiere d’acqua in faccia a un altro deputato.

La poesia era tutto un fiorire di giochi di parole. E quell’espressione – «kos amok» – che in ebraico vuol dire «un bicchiere di follia» usato per esprimere, in realtà, una bestemmia. E così il Comitato etico, chiamato in causa la seconda volta in una settimana, ha deciso di sospendere l’arabo-israeliano Tibi proprio perché il suo linguaggio «comprendeva insulti con connotazioni sessuali e scioviniste».

© L.B.

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La denuncia della Knesset: pochi arabi lavorano in campo accademico

Mosche bianche. O meglio: mosche arabe. Perché nel settore pubblico israeliano i dipendenti arabi sono pochissimi. Nonostante gli sforzi del piano governativo che punta a far arrivare il tasso di presenza al 10% sul totale nazionale entro il 2012. (continua QUI)

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L’appello di 50 rabbini ai fedeli: “Non affittate le vostre case ad arabi e immigrati”

Gli appelli ora si moltiplicano. E se prima si trattava solo del suggerimento di qualche leader religioso locale, ora la questione si fa più seria. Perché una cinquantina di rabbini, capi religiosi di grandi città e piccoli villaggi d’Israele hanno firmato una pubblica presa di posizione contro la vendita o l’affitto di immobili a cittadini arabi e lavoratori stranieri.

I firmatari – «tutti stipendiati dallo Stato», come fanno notare le edizioni online di tutti i giornali – citano versetti religiosi per sostenere che «le leggi religiose ebraiche includono precisi divieti contro l’affitto di immobili a gentili» e avvertono che «chi dovesse violare questo divieto, anche dopo ripetuti ammonimenti, rischia di essere ostracizzato dalla sua comunità».

(foto Reuters)

Tra le ragioni del divieto i rabbini citano i matrimoni con non ebrei che «sono un peccato e offendono il nome di Dio». Lo stile di vita di chi professa un’altra religione, scrive l’appello, «è differente da quello degli ebrei e tra i gentili ci sono anche quelli che ci hanno perseguitato e ci hanno resto la vita impossibile».

I rabbini hanno poi avanzato anche ragioni economiche per rinforzare l’appello: «L’affitto di una casa a un gentile ha causato la perdita di valore delle case dei vicini». I promotori dell’iniziativa hanno detto di essersi rivolti volutamente ai rabbini capo municipali e non a quelli le cui posizioni di estrema destra sono note proprio per sottolineare che non si tratta di una posizione politica, ma religiosa.

Nel frattempo, subito dopo la pubblicazione dell’appello, i parlamentari della Knesset Ilan Gilon (Meretz, sinistra) e Ahmed Tibi (Ra’am-Ta’al, partito arabo-israeliano) hanno chiesto di cacciare i rabbini dalla guida religiosa delle relative città e di perseguirli per istigazione all’odio razziale.

Leonard Berberi

Leggi anche: L’estate della cattiveria e la linea dura contro gli immigrati (del 3 agosto 2010)

Deputato israeliano contro gli immigrati: “Trasformeranno Tel Aviv in una città africana” (del 15 novembre 2010)

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Lo scambio

Il deserto del Negev

Eppure si muove. Almeno sul fronte diplomatico. Perché l’ultima proposta per risolvere la questione israelo-palestinese viene dal vice primo ministro di Gerusalemme Danny Ayalon. Di cosa si tratta? Di uno scambio. Fra gli insediamenti ebraici in Cisgiordania e città e villaggi arabi che si trovano sul suolo israeliano.

«Gli arabo israeliani non perderanno nulla unendosi allo stato palestinese”, ha dichiarato Ayalon al quotidiano arabo-londinese al-Sharq al-Awsat. “Perché invece di offrire ai palestinesi terre disabitate nel Negev, gli offriamo una terra piena di abitanti, che non dovranno lasciare le loro case”.

Il vice premier, esponente del partito di destra Yisrael Beiteinu del ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, ha spiegato di riferirsi al gruppo di città e villaggi arabi nell’area indicata in Israele come la regione del Triangolo, in quanto contigua al confine con la Cisgiordania. Ad esclusione di Nazareth.

E il mondo arabo? Tace. O s’arrabbia. Come il deputato arabo israeliano Ahmed Tibi. “Non siamo pezzi di una scacchiera da spostare a piacimento”, ha replicato durissimo.

Leonard Berberi

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