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Israele compra in Italia 30 jet militari

Più che una gara d’appalto è stato un lungo, estenuante, braccio di ferro. Con tanto di minacce di ritorsione diplomatica ed economica. Però, alla fine – e salvo sorprese – potrebbe esserne valsa la pena. Dopo mesi di proposte e controproposte, i vertici militari israeliani hanno deciso: i 30 jet militari (non 20, com’era stato annunciato prima) per le esercitazioni dovranno essere «made in Italy» al prezzo, per ora non ancora definitivo, di 1 miliardo di dollari. In cambio, il nostro Paese s’impegna a spendere la stessa somma per acquistare strumentazione militare dagl’israeliani.

Corea del Sud sconfitta, insomma. Anche se per il via libera definitivo servirà l’ok di ministero della Difesa, governo e Parlamento, a questo punto solo una formalità. E così lo Stato ebraico si doterà del modello M-346 della compagnia Alenia-Aermacchi (con l’aiuto dei russi della Yakovlev) e darà l’addio agli Skyhawks statunitensi, il modellino sui quali si sono esercitati gl’israeliani per una quarantina d’anni.

Il prototipo M-346

È stata una sfida piena anche di colpi sotto la cintura (della diplomazia). Con i sudcoreani che, pur di vendere a Gerusalemme il loro caccia modello T-50 a 1,6 miliardi di dollari, hanno promesso agl’israeliani di comprare un esemplare dell’Iron Dome, il sistema anti-missili realizzato negli ultimi mesi. Poi, quando le prime indiscrezioni indicavano che lo Stato ebraico era orientato a guardare al prodotto italiano come prossimo modellino da usare, gli asiatici hanno lamentato «la totale mancanza di trasparenza nel bando».

«Quella italiana è stata la proposta più efficiente per il ministero israeliano della Difesa», ha scritto in una lettera inviata ai sudcoreani Udi Shani, direttore generale del dicastero. Gli aerei dovranno essere pronti entro il 2014. E a determinare la vittoria italiana, secondo alcuni giornalisti, potrebbe essere stata – oltre che la professionalità del produttore – «anche la posizione filoisraeliana del governo Berlusconi».

©Leonard Berberi

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Commessa dei jet all’Italia? La Corea del Sud si arrabbia con Israele

C’è una commessa da un miliardo di dollari, 20 jet militari di ultima generazione e tre Paesi seduti – ma solo virtualmente – a un tavolo. Da un lato, l’acquirente: Israele. Dall’altro, gli offerenti: Corea del Sud e Italia. Nel mezzo, proprio loro: i 20 jet da addestramento. E una possibile crisi diplomatico-commerciale tra lo Stato ebraico e il paese asiatico perché, all’ultimo, la scelta israeliana pare sia caduta sull’offerta italiana.

A rivelare il retroscena di una partita da un miliardo di dollari è l’analista militare del quotidiano Haaretz, Amos Harel. Secondo Harel la questione sarà risolta solo alla fine dell’anno, quando arriverà la decisione dei vertici militari con il parere tecnico dello stato maggiore di Tsahal, le forze armate. Le alternative restano due: i T50 sudcoreani e gli M346 italiani (prodotti dalla Alenia-Aermacchi con l’aiuto dei russi della Yakovlev).

Ed è proprio la proposta italiana a spaventare i sudcoreani: secondo Seul, infatti, il risultato dell’asta sarebbe già stato predeterminato dai condizionamenti politici di Benjamin Netanyahu. E per questo – secondo le indiscrezioni di Harel – avrebbe minacciato in via riservata «una ritorsione clamorosa nel caso di una scelta che fosse ritenuta scarsamente motivata da ragioni operative e/o economiche». Quale sia la «ritorsione clamorosa» non è dato saperlo. Secondo Harel però i sudcoreani sarebbero pronti anche a congelare tutti i rapporti commerciali con Israele nel settore della difesa.

Non è una cosa da poco. Ogni anno, lo Stato ebraico acquista prodotti militari dalla Corea del Sud per una media di 280 milioni di dollari. Ed è per questo che il ministero della Difesa israeliano, in un incontro urgente con l’ambasciatore sudcoreano a Tel Aviv, avrebbe cercato di rassicurare Seul : L’esame dei due candidati è ancora in corso», avrebbero detto i vertici ministeriali. Aggiungendo che «la scelta cadrà esclusivamente su quello che verrà giudicato il miglior jet da addestramento ‘combat’ per le esigenze dell’aeronautica».

Parole che l’analista militare di Haaretz in qualche modo smentisce. Anzi, giudica fondate le paure della Corea del Sud su un possibile «vantaggio significativo» in partenza per quanto riguarda la proposta italiana. «Il primo ministro italiano Silvio Berlusconi – commenta Harel – è un convinto sostenitore d’Israele e ha relazioni molto strette con Netanyahu. Un’alleanza che il governo israeliano ha un disperato interesse a preservare, nella fase di crescente isolamento internazionale in cui si ritrova».

Leonard Berberi

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