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Israele, la metà dei giovani non vuole avere un arabo come compagno di classe

La notizia buona, l’unica in un mare di pessimi risultati, è che due giovani su tre (15-18 anni) pensano che gli arabo-israeliani non godono di tutti i diritti all’interno dello Stato ebraico. Poi il vuoto. O meglio: le cattive notizie. Che il sondaggio curato dal professor Camil Fuchs (dipartimento di Statistica, Università di Tel Aviv) e presentato ad Haifa al convegno “L’educazione nell’era digitale” non evita di rilanciare in ogni pagina del dossier.

Perché, al di là della consapevolezza che qualcosa non stia andando per il verso giusto dal punto di vista dei diritti civili, i risultati dell’inchiesta mostrano un quadro preoccupante e una generazione che cresce a colpi di divisioni. E di discriminazioni. Non solo nei confronti dei musulmani.

Nello specifico: il 59% dei ragazzi intervistati (campione di 500 persone) pensa che gli arabo-israeliani non dovrebbero avere gli stessi diritti degli ebrei, il 96% vuole che Israele sia uno stato ebraico e democratico. Di questi, il 27% pensa che chi si azzarda a mettere in dubbio questo binomio debba essere processato e il 41% pensa che la punizione migliore sia privare queste persone della cittadinanza.

Per quanto riguarda l’ambito scolastico, il 32% non vorrebbe avere nella sua classe nemmeno uno studente con bisogni speciali (intendi: portatori di handicap), il 23% preferirebbe non avere a che fare con compagni omosessuali e per quanto riguarda gli israeliani di origini arabe la risposta è ancora più preoccupante: esattamente la metà non li vuole proprio come vicini di banco.

Leonard Berberi

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