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E anche in Israele scoppia lo scandalo nel calcio

Partite truccate, arbitri accomodanti, presidenti di club coinvolti nell’affaire. Scommesse. E, tanto per non farsi mancare nulla, anche interi pezzi della malavita organizzata. È l’Italia? Non in questo caso. Perché lo scandalo calcistico degli ultimi giorni ha il suo epicentro in Israele. A Petah Tikva, per la precisione, pochi chilometri a est di Tel Aviv. (continua QUI)

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Basket, in Israele è festa e il Maccabi Tel Aviv rischia di non giocare la “Final four”

Vuoi mettere la vita ludica contro Dio e la Patria? No. E infatti gl’israeliani – sempre rispettosi delle festività religiose e di quelle laiche – hanno posto il problema ai vertici internazionali. Anche a costo di non giocare proprio.

Il Maccabi Tel Aviv, una delle squadre di basket che dovranno giocarsi la Final Four di basket, ha chiesto all’Eurolega di anticipare gli orari delle sfide in calendario dal 6 all’8 maggio a Barcellona. Motivo? La concomitanza delle celebrazioni del Yom HaZikaron, il giorno della memoria dei caduti in guerra e delle vittime del terrorismo, che si celebra ogni anno proprio in quei giorni (qui la comunicazione ufficiale dell’organizzazione).

Il Maccabi ha già fatto sapere che se le sue richieste non verranno accolte non parteciperà alla Final Four. In quel caso si dovrebbe procedere probabilmente a un sorteggio per designare un’altra squadra in sostituzione.

La legge israeliana vieta ogni pratica sportiva durante quella giornata. Le celebrazioni in Israele cominceranno domenica 8 maggio alle ore 20 israeliane (le 21 in Italia), il che impedirebbe alla squadra di Tel Aviv di giocare un’eventuale finale, sia per il primo sia per il terzo posto.

«È previsto di far giocare la finale alle 21 spagnole e la partita per il terzo posto alle 18 – ha detto la direttrice della comunicazione dell’Eurolega Kirsten Haack –. Bisognerebbe anticipare la finale alle 16,30 ma questo evidentemente porrebbe un certo numero di problemi tra le emittenti tv e i nostri sponsor. Bisognerà consultare le differenti parti e i tre altri club per cercare di trovare una soluzione entro la fine della settimana».

Il Maccabi dovrebbe affrontare la vincente tra il Real Madrid e il Valencia (giovedì si giocherà la gara-5 dell’ultimo quarto di finale), mentre l’altra semifinale vedrà Siena opposta ai greci del Panathinaikos. Un accordo, tra le tre parti, in realtà sembra molto difficile. Un po’ perché gli slot pubblicitari sono stati venduti in tutti i Paesi che trasmetteranno le partite. Un po’ perché – commentano dall’interno dell’Eurolega – «spostare l’orario per qualcuno potrebbe costituire una nostra adesione ai valori dell’Ebraismo».

© Leonard Berberi

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Lieberman a Vinovo fa visita ai giocatori della Juventus

(foto LaPresse / Ferrari)

Dopo Peres il madridista, ecco Lieberman lo juventino. Il vicepresidente e ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, leader del partito ultranazionalista “Israel Beitenu”, è andato anche a Vinovo, il centro di allenamento della Juventus, durante la visita in Italia. Il capitano bianconero Alessandro Del Piero gli ha regalato una maglia personalizzata e autografata da alcuni (non tutti) i giocatori. Lieberman ha assistito anche alla prima parte dell’allenamento. Nel viaggio istituzionale, Lieberman ha incontrato alte cariche dello Stato, tranne il premier Berlusconi, costretto a cancellare gli impegni politici per sottoporsi all’operazione al volto. (l.b.)

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Palestina, la nazionale di calcio debutta in casa dopo 77 anni (ma viene battuta ai rigori)

È iniziata con lacrime, sorrisi e bandiere al vento. È finita meno bene. Nel mezzo, una vittoria – nei tempi regolamentari – per 1 a 0. Poi ai rigori il destino ha deciso altro. Forse va bene così. Perché più del risultato – che comunque era importante – interessava la giornata: per la prima volta nella storia (moderna), la formazione locale ha giocato sul suo terreno di gioco, davanti al suo pubblico, in diretta tv in mezzo mondo arabo. La sfida valeva come ritorno per il primo turno delle qualificazioni alle Olimpiadi di Londra 2012. Di fronte, un avversario non impossibile, ma che partiva in vantaggio: la Thailandia. Vincitrice, a Bangkok, per uno a zero nella partita di andata.

Stadio “Faissal Al Husseini” di Al Ram, Cisgiordania. Terreno bagnato dopo ore di pioggia, cielo cupo, ma spalti caldissimi: c’è il tutto esaurito, l’entusiasmo è alle stelle, le bandiere palestinesi (poche) sventolano che è una meraviglia. Lo speaker non smette di inneggiare alla Palestina (in senso calcistico). Dal pubblico nessuna polemica politica, nessuna frase anti-ebraica.

In tribuna d’onore – mischiato ai ventimila spettatori – il capo del governo dell’Autorità nazionale palestinese, Salam Fayyad, e Jibril Rajoub, dirigente del Fatah, ex capo dei servizi di sicurezza palestinesi, ex detenuto – per 17 anni – delle carceri israeliane e presidente del comitato olimpico di Ramallah. Abu Mazen, il presidente dell’Anp, non s’è fatto vedere. Al posto suo c’erano molte gigantografie.

L’ultimo precedente calcistico in terra palestinese è un insieme di foto sbiadite e in bianco e nero. È il 1934, anno in cui l’Italia di Vittorio Pozzo vinse il suo primo titolo mondiale, quando una Palestina ancora entità coloniale scese in campo contro l’Egitto, a Jaffa, all’epoca centro portuale interamente arabo, oggi cittadina inglobata da Tel Aviv entro i confini dello Stato sionista.

Settantasette anni dopo, a far finire l’esilio, c’è sempre un pezzo d’Italia: è il “ministro degli Esteri” del Cio, Mario Pescante. È lui che in questi mesi ha rilanciato il dialogo fra i comitati olimpici di Israele e Palestina. È lui che ha ottenuto dallo Stato ebraico l’apertura definitiva sulla libertà di movimento degli atleti palestinesi. I risultati non son mancati. Grazie, forse, al buon senso e grazie al salvacondotto firmato dal generale israeliano Eitan Dangot, sei giocatori provenienti dalla Striscia di Gaza – che resta isolata – hanno potuto mettere piede sul manto erboso. Insieme a Muhtar Al Talil, il tecnico tunisino di questa nazionale di una nazione che non c’è.

La partita. Gli undici della Palestina – maglia e calzettoni banchi, pantaloncini neri – sono scesi in campo molto motivati. E quando è toccato all’inno più di qualcuno si è commosso. Dopo dieci minuti di gioco, la formazione palestinese ha già fatto incursioni pericolose nell’area di rigore tailandese. Ma non basta. Va così tutto il primo tempo. Fino a quando, alla fine della prima metà, Abdelhamid Abu Habib si ritrova tra i piedi – dopo la papera di un suo compagno – un’occasione d’oro: a circa trenta metri di distanza, e senza guardare alla porta, calcia al volo la palla, che sembra difficile da domare, mettendola alle spalle del portiere.

Guarda il gol della Palestina

Sugli spalti – e fuori – scoppia la festa. E si va negli spogliatoi già soddisfatti. Forse troppo. Visto che nel secondo tempo, la Tailandia si limita a non prendere gol, mentre la Palestina a festeggiare ancora il primo. Tanto che, il tempo regolamentare finisce e si va ai supplementari. Nemmeno lì succede qualcosa.

Ai rigori – come sempre – è una lotteria. E un’agonia. Perché entrambe le squadre segnano i primi cinque rigori. Entrambe sbagliano il sesto. Ma al settimo, la Palestina fallisce, i tailandesi no. Finisce 6 a 6, vincono gli ospiti e la Palestina può andarsi a fare la doccia. La prima doccia a casa.

© Leonard Berberi

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Shimon Peres in Spagna, tra Mourinho e Cristiano Ronaldo

Una visita in Spagna e una toccata e fuga al centro sportivo del Real Madrid. Il presidente israeliano Shimon Peres ha fatto di tutto per andare a incontrare Cristiano Ronaldo & Co. e per stringere la mano all’allenatore Josè Mourinho. Con loro si è intrattenuto un’oretta, ha parlato del valore politico che può assumere il calcio nel mondo e ha scherzato con i giocatori. Alla fine dell’incontro, dopo le foto di rito, il portiere Casillas ha regalato una maglia originale con il cognome Peres al capo dello Stato ebraico. (l.b.)

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Calcio, la Palestina gioca la prima partita ufficiale in Cisgiordania

Lo stadio palestinese di Al Ram

Data da segnare, il prossimo 9 marzo. Un mercoledì. Perché se è vero che la Storia la fanno soprattutto le piccole cose, allora forse questo è un segnale. Uno dei tanti.

La rappresentativa di calcio palestinese giocherà la sua prima partita internazionale ufficiale contro la Thailandia, nell’ambito delle qualificazioni per le Olimpiadi 2012 a Londra. Ma non in Giordania, o in Kuwait, dove ha sempre giocato la squadra di una nazione che ufficialmente non c’è ancora.

No, stavolta si gioca nel proprio pezzo di terra, ad Al Ram, a una manciata di chilometri da Gerusalemme e in territorio cisgiordano. Lo stadio che ospiterà l’evento è il “Faisal Al-Husseini”, 12.500 posti e tutto rifatto – compresi gli spalti – nel 2008 grazie ai fondi della Fifa. Ad ottobre dello stesso anno risale anche la prima amichevole – Palestina-Giordania – finita in parità (1 a 1). A vedere la partita anche il presidente della federazione internazionale di calcio, Sepp Blatter.

L’annuncio è arrivato dal viceministro dell’Informazione palestinese Al Mutawakil Taha. «Sarà il primo incontro internazionale a disputarsi su suolo palestinese nell’ambito dei match di qualificazione del Gruppo Asia per i Giochi di Londra», ha detto Taha in una conferenza stampa affollata come non mai. «Speriamo che sia il primo di una lunga serie, soprattutto per il significato che questo ha sul piano sportivo, culturale e politico».

La squadra palestinese ha già disputato due amichevoli nello stadio, ma per le partite ufficiali in casa ha sempre giocato fuori dai Territori palestinesi, a causa delle precarie condizioni di sicurezza e della carenza di infrastrutture adeguate. «Questo match sarà un’occasione storica per determinare se meritiamo uno stadio in patria o no», ha aggiunto Abdul Majeed segretario generale della Federcalcio palestinese.

© Leonard Berberi

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Peres fa litigare Real Madrid e Barcellona. E a Tel Aviv attivista gay nominato giudice

Real Madrid e Barcellona litigano per “colpa” di Simon Peres
Una certa tensione si è creata fra la dirigenza del Real Madrid e quella del Barcellona ai margini di una visita ufficiale che il capo dello Stato israeliano Shimon Peres si accinge a compiere in Spagna. Secondo il quotidiano israeliano “Maariv”, Peres – che si reca domani a Madrid per celebrare solennemente il 25/mo anniversario dei rapporti diplomatici fra i due Paesi – ha chiesto di incontrare illustri esponenti del calcio locale. Il suo interesse deriva anche dalla convinzione che il calcio possa unire israeliani e palestinesi. Da anni, infatti, il centro “Peres per la pace” si prodiga ad organizzare allenamenti congiunti e partite fra giovani atleti delle due parti. Peres, prosegue il giornale, ha ottenuto senza difficoltà un incontro con l’allenatore Josè Mourinho e, sembra, anche con Cristiano Ronaldo. Ma quando ha chiesto di includere nella sua breve visita a Madrid anche un colloquio con la star del Barcellona Lionel Messi «le sopracciglia dei madrileni – scrive Maariv – si sono inarcate in un gesto di disapprovazione». Malgrado l’età avanzata, il presidente israeliano non si è perso d’animo e ha esplorato la possibilità di compiere lui stesso una puntata in elicottero a Barcellona, oppure di chiedere a Messi di raggiungerlo a Madrid. Ma questi progetti, finora, non sembrano realizzabili. In una nota l’ufficio di Peres ha precisato che l’intenzione di incontrare Messi ed il presidente del Barcellona resta comunque sul tavolo: «se non in questa, magari in una occasione futura». (Ansa)

Il confine israelo-egiziani (foto Associated Press)

Rapiti tre soldati egiziani al confine con lo Stato ebraico
Uomini mascherati hanno rapito tre soldati egiziani messi a guardia di una parte della frontiera con Israele, nella penisola del Sinai. Lo hanno resto noto i vertici militari del Cairo che hanno anche spiegato che i rapitori – tutti armati – sono arrivati a bordo di tre macchine, nella giornata di sabato, e hanno costretto i tre soldati ad entrare in macchina. La vicenda pare sia legata allo scontro armato che ha visto protagonisti trafficanti di droga (verso Israele) e soldati egiziani. Per ora non è giunta nessuna rivendicazione. (Ap)

Nominato giudice un esponente della comunità gay
La comunità gay in Israele ha accolto con soddisfazione la nomina di uno dei suoi esponenti di spicco, l’avvocato Dori Spivak (42 anni), alla carica di giudice nel Tribunale del lavoro di Tel Aviv. Secondo la stampa, si tratta di un precedente significativo per il Paese. Spivak è da molti anni uno dei protagonisti della lotta di omosessuali e lesbiche per l’emancipazione sociale. Nel 1997 si impose alla attenzione pubblica quando di fronte alla Corte Suprema si impegnò in un confronto con il ministro dell’istruzione Zevulun Hammer (del Partito Nazional-Religioso) per costringere una televisione pubblica a trasmettere un programma sulla omosessualità giovanile. Nel 2004, inoltre, vinse un’altra battaglia giudiziaria quando ottenne il riconoscimento del diritto all’eredità per le coppie riconosciute di omosessuali e lesbiche. (Ansa)

Yussuf al-Kardawi, discusso leader religioso della corrente sunnita, non ha mai nascosto il suo apprezzamento per il martirio contro gli interessi occidentiali e israeliani (foto di Graeme Robertson / Getty Images)

Gaza, Hamas invita nella Striscia lo sceicco al-Kardawi
Lo sceicco Yussuf al-Kardawi, una delle più stimate autorità nel mondo islamico (almeno nella corrente sunnita) è stato invitato da Hamas a compiere una visita a Gaza, dopo che ieri ha arringato una folla straripante nella piazza Tahrir del Cairo. Fonti locali riferiscono che quelle immagini hanno emozionato il capo dell’esecutivo di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh, il quale ha subito telefonato ad al-Kardawi per chiedergli di compiere una visita nella Striscia. Secondo le fonti è possibile che essa abbia luogo, anche se finora i suoi tempi non sono stati fissati. Esponente di primo piano dei Fratelli Musulmani, al-Kardawi era stato costretto ad abbandonare l’Egitto trenta anni fa e vi aveva fatto ritorno per una breve visita solo lo scorso dicembre, ospite della Moschea al-Azhar. Il discorso dell’influente leader religioso nella piazza Tahrir è stato seguito con preoccupazione da alcuni mass media israeliani i quali hanno rilevato che nei primi anni dell’ intifada al-Kardawi giustificò il ricorso dei palestinesi a ‘bombe-umanè che seminarono la morte nelle città israeliane ed incoraggiò gli attivisti della rivolta a condurre una lotta senza quartiere e ad oltranza contro gli ebrei in quanto tali. (Ansa)

Turismo, nel 2010 balzo del 32% dei turisti italiani
In un anno sono stati il 32% in più gli italiani che hanno scelto Israele per le vacanze. Nel 2010 sono partiti 157.000 turisti e l’Ufficio nazionale israeliano del turismo è sicuro che il numero raggiungerà i 180.000 nel 2011. Grande soddisfazione allo stand di Israele alla Bit, sistemato, senza tenere conto della collocazione geografica come per quasi tutti gli altri stati, in una postazione tra Portogallo e Polonia. «Abbiamo sentito qualche malcontento dagli altri paesi – dicono i tour operator israeliani – ma da noi sta andando anche meglio degli anni scorsi». «Siamo l’unica democrazia del vicino oriente – aggiungono -, certo quello che sta accadendo nei paesi nordafricani potrebbe danneggiare anche noi, anche perché chi arriva da lontano magari non fa tanta differenza». «Il ministero israeliano del turismo ha deciso di investire oltre 3 miliardi e mezzo di euro nel turismo – spiega Tzui Lotan, direttore dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo -. Un grande sforzo che dovrebbe portare all’arrivo di 4 milioni di turisti e a 15.000 nuovi posti di lavoro». Tra le proposte portate alla Bit per attirare gli italiani ci sono soprattutto i percorsi religiosi e i pellegrinaggi. (Ansa)

(a cura di leonard berberi)

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