economia

L’italiana Micoperi, il metano e l’appalto da 100 milioni di euro

Toccherà a una società italiana risolvere i problemi di rifornimenti di metano d’Israele. Secondo il quotidiano economico-finanziario dello Stato ebraico «Globes», con ogni probabilità sarà la Micoperi Marine Contractors srl ad aggiudicarsi l’asta per la costruzione delle piattaforme per l’estrazione del gas naturale.

Il progetto tocca i 500 milioni di nuovi shekel (circa 100 milioni di euro) e dovrebbe iniziare a concretizzarsi a partire dalla fine del 2012 al largo di Hadera, nei pressi di Haifa, nel nord del Paese. Una volta finiti i lavori, il metano consentirà all’Ente israeliano dell’elettricità (Iec) di compensare in parte il deficit causato dai continui intoppi nel rifornimento di gas egiziano. In queste settimane, infatti, lo Iec sta ricorrendo al petrolio per soddisfare tutta la domanda di elettricità.

La Micoperi Marine Contractors srl ha la sede legale a Ravenna, il centro delle operazioni di base a Ortona, in provincia di Chieti, e due uffici distaccati in Egitto e Croazia. E si occupa, tra le altre cose, di costruzione, trasporto e installazione di strutture offshore, pontili e terminali marini. (l.b.)

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Israele, Agrexco in bancarotta

«Agrexco, bye bye». I boicottatori di tutto il mondo esultano, mentre lo Stato ebraico si interroga sul perché di un fallimento che pesa quanto una crisi politica. Per farla breve: la cooperativa Agrexco-Carmel, principale holding israeliana di esportazione di frutta e verdura, è in bancarotta. Ma le campagne di boicottaggio all’estero, compresa l’Italia, non c’entrano nulla. O quasi. Perché secondo alcune fonti giudiziarie israeliane a causare il tracollo sarebbe stata la cattiva gestione del management.

Il giudice relatore, Varda Alshech, ha detto che non ci sono vie d’uscita: «La società ha compiuto investimenti sbagliati che l’hanno portata a una situazione debitoria di fallimento», ha detto la Alshech. A proposito dei conti: stando ai libri contabili portati in tribunale la holding avrebbe registrato un «rosso» di oltre 30 milioni di euro.

Negli ultimi mesi Agrexco era stata presa di mira da più parti con l’accusa di aver esportato merce coltivata nelle colonie ebraiche insediate nei territori palestinesi occupati (illegali secondo la comunità internazionale) senza dichiararlo. In questa ridda di voci sono finite anche le italiane Coop e Conad (che poi hanno precisato o smentito le notizie).

Agrexco Agricultural Export Company Ltd è stata fondata nel 1956: il governo israeliano possiede il 50% delle quote e, nonostante nel 2008 ne sia stata decisa la privatizzazione, la partecipazione di Israele continua. La società rappresenta il principale esportatore di prodotti agricoli israeliani, con il 60-70% di tutti i prodotti provenienti dalle colonie israeliane. I più importanti marchi Agrexco sono Carmel (la più importante), Coral e Alesia. Tra i prodotti esportati ci sono anche gli agrumi targati «Jaffa» e i datteri «Jordan Plains» che provengono, oltre che da Israele, anche dalle colonie nella Valle del Giordano.

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Tra ebrei e arabi scoppia la guerra sul prezzo del gelato

Estate di rivolta, questa in Israele. Estate contro i prezzi. Prima dei latticini. Ora dei gelati. A lanciare il secondo attacco in pochi giorni è stato un comune cittadino, Shlomi, che ha fatto una scoperta singolare. «I gelati a Gerusalemme Est costano molto meno di quelli, gli stessi, venduti nel resto della città e dello Stato ebraico». (continua QUI)

NOTA AI LETTORI: Per motivi di lavoro questo blog non sarà aggiornato con cadenza pressoché quotidiana per un paio di mesi. Ogni volta che sarà possibile, dedicherò il tempo libero anche a questo spazio. Nel ringraziare i tanti lettori che ogni giorno leggono Falafel Cafè auguro a tutti voi di trascorrere una bella estate. Ci (ri)vediamo a settembre. (l.b.)

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I consumatori israeliani vincono grazie a Facebook la “guerra dei latticini”

A fermentare, alla fine, sono stati loro: i clienti. I prezzi, ecco, quelli erano fermentati già da un po’ di tempo. Ed è così che, stufi – di più: arrabbiati – di sopportare i continui ritocchi al rialzo del costo dei prodotti caseari, molti israeliani (almeno ventimila) hanno deciso di dire basta. Dando vita, negli ultimi giorni, a un vero e proprio boicottaggio alimentare. Prima aprendo un gruppo su Facebook. Poi sui banconi dei supermercati. Una protesta così forte, e allo stesso tempo per nulla violenta, che ha spinto due grandi catene a ridurre i prezzi. (leggi il resto QUI)

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Israele, indigente il 30% dei sopravvissuti all’Olocausto

L’agonia, per molti di loro, non è finita. Non ancora. Superati i campi di concentramento e tutto quel che ne consegue, da anni devono fare i conti pure con la povertà. Anche se, proprio nello stesso periodo, i fondi a loro dedicati sono cresciuti del 160%. (Continua a leggere: http://www.linkiesta.it/blogs/falafel-cafe/israele-indigente-30-dei-sopravvissuti-all-olocausto#ixzz1NOSakIhq)

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Israele blocca i fondi per l’Anp dopo l’accordo Fatah-Hamas

L’accordo tra Hamas e Fatah accontenta tutti. Tranne loro, gl’israeliani. Che un po’ ci sono pure rimasti male. Perché dopo aver sostenuto per anni le posizioni riformiste di Fatah in chiave anti-Hamas, ora si ritrovano con il cerino mediorientale in mano. Mentre tutt’intorno l’area è in fiamme. (continua…)

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