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Le dure parole del presidente che scuotono Israele

Un gruppo di palestinesi porta il corpicino del piccolo Ali, 18 mesi, morto bruciato dopo l'attacco alla sua casa nel villagio di Duma, vicino Nablus (foto di Majdi Mohammed/Ap)

Un gruppo di palestinesi porta il corpicino del piccolo Ali, 18 mesi, morto bruciato dopo l’attacco alla sua casa nel villagio di Duma, vicino Nablus (foto di Majdi Mohammed/Ap)

Perché, poi, quand’è troppo è troppo. E hai voglia ad aggrapparti a tutto quel che di diplomatico c’è in te. Hai voglia ad appellarti a tutta la tua esperienza e alla tua vecchiaia. Che non sei uno qualunque, ma il presidente dello Stato d’Israele. E ti hanno svegliato alle prime luci dell’alba per dirti che a pochi chilometri da casa tua qualcuno – che professa obbedienza al tuo stesso Dio e alla tua stessa bandiera – ecco, quel qualcuno s’è messo a lanciare una bottiglia incendiaria dentro a una casa abitata da palestinesi. E che le fiamme hanno divorato le mura, i mobili, le istantanee di una famiglia, ma soprattutto lui, Ali, piccolo, piccolissimo, 18 mesi appena, morto bruciato mentre la madre era fuggita con un mucchio di lenzuola credendo di avere il figlio tra le braccia, di averlo portato al sicuro e invece no, il figlio non s’era mai mosso. S’era spostato – per il troppo caldo – un metro più in là. E qualche ora dopo di lui rimanevano soltanto le foto e un mucchio più di cenere che d’ossa. Intanto mamma, papà e fratellino di quattro anni lottano ancora in ospedale.

Una foto bruciacchiata di Ali, dentro la casa dov'è morto bruciato il bimbo. I suoi genitori e il fratello di 4 anni lottano in ospedale (foto di Jaafar Ashtiyeh/Afp)

Una foto bruciacchiata di Ali, dentro la casa dov’è morto bruciato il bimbo. I suoi genitori e il fratello di 4 anni lottano in ospedale (foto di Jaafar Ashtiyeh/Afp)

Così lui, Reuven Rivlin, 75enne con quella faccia del nonno buono, di quello – per intenderci – a cui tu ti rivolgi per chiedergli qualche soldo, qualche carineria in più perché i tuoi genitori non ne vogliono sapere, ecco Rivlin ha scritto in arabo ed ebraico sul suo profilo Facebook – per parlare a tutti e a qualsiasi latitudine del globo – che quello scempio umano non poteva passare con delle semplici critiche politiche e le solite polemiche. «Più che vergogna provo dolore, perché membri del mio popolo hanno scelto la via del terrorismo e hanno perso il volto umano», ha commentato il capo dello Stato. «La loro strada non è la mia, la loro strada non è la nostra». Poi ha dato una stoccata a chi, nel recente passato, ha usato la mano morbida – troppo morbida – nei confronti del terrorismo ebraico.

Il presidente d'Israele Reuven Rivlin visita in ospedale Ahmed Dawabsha, papà di Ali (foto di Mark Neyman/GPO)

Il presidente d’Israele Reuven Rivlin visita in ospedale Ahmed Dawabsha, papà di Ali (foto di Mark Neyman/GPO)

«Le fiamme dell’odio che si stanno diffondendo nel Paese finiranno per distruggere Israele», ha avvertito sabato Rivlin durante una manifestazione pubblica a Gerusalemme. E non si riferiva soltanto all’attentato in Cisgiordania contro la famiglia palestinese. Ma anche all’aggressione – da parte di un ebreo ultraortodosso recidivo – durante il Gay Pride di Gerusalemme (6 feriti, una ancora in gravi condizioni). «Lo sappiamo che ogni società ha le sue frange radicali ma oggi dobbiamo chiederci: cosa sta succedendo nel nostro Paese a tal punto da portare estremismo ed estremisti a palesarsi alla luce del giorno e muoversi indisturbati? Cosa ha permesso all’erbaccia di minacciare la sicurezza di un intero giardino di fiori?».

«Provo davvero vergogna che in un Paese come il nostro – che ha assistito ai massacri di Shalhevet Pass (ucciso nel 2001 a Hebron da un cecchino palestinese, nda), della famiglia Fogel (trucidata nel 2011), di Adele Biton (la neonata morta quest’anno dopo essere stata ferita nel 2013), di Eyal, Gilad, Naftali (gli adolescenti rapiti e uccisi l’estate scorsa), di Mohammed Abu Khdeir (il giovanissimo palestinese preso e bruciato vivo poco da estremisti ebrei in risposta all’aggressione ai tre adolescenti) – ci sia ancora gente che non esita un attimo a riaccendere il fuoco, a bruciare la carne di un bambino, ad aumentare l’odio e il terrore».

Un momento della protesta sabato sera, 1° agosto, a Gerusalemme contro ogni tipo di violenza, compra quella omofoba durante il Gay Pride della città di questa settimana (foto di Yonatan Sindel / Flash90)

Un momento della protesta sabato sera, 1° agosto, a Gerusalemme contro ogni tipo di violenza, compra quella omofoba durante il Gay Pride della città di questa settimana (foto di Yonatan Sindel / Flash90)

Odio e terrore. Lo stesso che – nelle ore successive a quelle parole – decine di persone hanno riservato allo stesso Rivlin. Con qualcuno che si chiede se il suo intervento su Facebook non vada interpretato «come un sintomo iniziale di Alzheimer». Un livello di polemica nei confronti del presidente d’Israele che ha comunque allertato la sicurezza interna, tanto da portarla ad aumentare i cordoni di protezione attorno al capo dello Stato. Anche perché più di un utente gli ha ricordato il precedente del 1995. «Farai una fine peggiore di Ariel Sharon, vedrai», gli ha scritto uno. «Prego che venga fuori un altro Yigal Amir (l’estremista di destra che ha ucciso Yitzhak Rabin) e che faccia sparire te e gli arabi dalla nostra nazione ebraica. Ti auguro ogni malattia e ogni sofferenza».

Al fianco di Rivlin – che arriva dal Likud, destra – si sono schierati quasi tutti i partiti presenti in Parlamento. La sinistra. Le forze laiche. Quanto alle indagini sono passate poche ore dopo nelle mani dei servizi segreti israeliani. L’attacco terroristico – come viene di fatto definito – è protetto da censura. Quello che si è riuscito a ricostruire finora è che gli assalitori sarebbero arrivati nel villaggio palestinese a piedi. E proprio per questo dettaglio gli autori potrebbero essere arrivati da alcuni insediamenti ebraici a poca distanza.

© Leonard Berberi

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2 thoughts on “Le dure parole del presidente che scuotono Israele

  1. Maria Vittoria ha detto:

    Ciao! Sono sbucata su questo meraviglioso blog da un altro altrettanto interessante che seguo (https://viaggioadoriente.wordpress.com/) e ho subito voluto lasciare un piccolo commento di ringraziamento: la cultura e la storia ebraica sono pullulanti di fascino e magia tanto quanto di elementi ambigui e ipoteticamente pericolosi, e non nego che sia proprio questo cocktail esplosivo a farne un argomento tanto suggestivo e intrigante. Cercavo da tempo un blog che mi tenesse aggiornata esclusivamente su ciò che sta accadendo in Israele e Palestina e finalmente l’ho trovato.
    Spero davvero continui/continuiate a sviluppare questo progetto!
    Un abbraccio

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