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Oved Natan, l’angelo custode dei leader d’Israele

Oved Natan controlla la situazione mentre il primo ministro d'Israele Golda Meir lascia l'edificio durante una visita ufficiale (foto Gpo)

Oved Natan controlla la situazione mentre il primo ministro d’Israele Golda Meir lascia l’edificio durante una visita ufficiale (foto Gpo)

Sapeva che non sarebbe stata una passeggiata. Fin dal primo giorno. Quando, fresco d’investitura, gli toccò soccorrere Levi Eshkol colpito da un infarto che gli sarebbe stato fatale. Quel 26 febbraio 1969 non se lo sarebbe più dimenticato. E l’avrebbe raccontato sempre, a chiunque gli chiedeva del suo lavoro, il più difficile al mondo, di guardia del corpo di primi ministri e presidenti d’Israele. Da Eshkol a Golda Meir fino a Yitzhak Rabin. Assassinato quando lui era altrove. «Ma non si è mai perdonato il fatto di non aver potuto fare nulla per un uomo che stimava molto».

Di crepacuore se n’è andato anche lui, Oved Natan, lunedì 6 aprile, mentre era ricoverato all’ospedale di Holon. Settantadue anni, fisicaccio robusto, occhi attenti a ogni dettaglio, a ogni minima mossa non prevista o a movimenti troppo normali per non destare sospetti. Nato a Gerusalemme ha passato i suoi anni di adolescente in un kibbutz, a Tel Yosef, nel nord d’Israele, ed è proprio qui che sarà sepolto.

La guardia del corpo con il primo ministro Yitzhak Rabin (foto Gpo)

La guardia del corpo con il primo ministro Yitzhak Rabin (foto Gpo)

Parlava il giusto, scherzava molto. Qualche volta rideva troppo. Gli erano rimasti gli anni giovanili. Quelli in cui suonava in una band. Gli erano rimasti anche i corsi per 007. Tanto che quando – due settimane dopo la morte di Eshkol – a diventare primo ministro fu Golda Meir, lei non ci pensò molto e chiese di Oved. Lo voleva al suo fianco. E lui per quattro anni è stato l’ombra di Meir. Anche durante la guerra del Kippur. Anche durante le vacanze.

Poi Golda decise di andare in pensione. E così Oved passò a difendere Yitzhak Rabin durante tutto il suo primo mandato (1974-1977). «Rabin partecipò alla mia circoncisione, Golda veniva a casa nostra a Gerusalemme», ricorda Noam, il figlio di Oved Natan, al quotidiano online Ynet. «Erano molto uniti perché in quel tempo la sicurezza del primo ministro d’Israele era fatta da 3-4 persone in tutto, non come oggi».

Oved Natan in uno degli ultimi scatti pubblicati dai giornali israeliani (foto di Lea Golda Holterman/Ynet)

Oved Natan in uno degli ultimi scatti pubblicati dai giornali israeliani (foto di Lea Golda Holterman/Ynet)

Viaggiava molto, Oved Natan. E sempre per destinazioni professionali. Quel poco che gli restava della settimana lo passava con la sua famiglia. Non era però contento di come stavano andando le cose nel Paese in questi ultimi anni, racconta ancora il figlio. E tutto era iniziato da quel 4 novembre 1995, quando un estremista sparò a Yitzhak Rabin a Tel Aviv. «Non l’ha mai superata, anche se lui non faceva parte della sicurezza del premier».

Gli aneddoti si sprecano in queste ore. I «mi ricordo quella volta che…» pure. Come «quella volta», a Londra, durante la visita ufficiale di Yitzhak Rabin: dopo ore tra viaggio e visite e incontri e attenzione massima, Oved aveva deciso di riposarsi su una strana poltrona all’interno dell’albergo. «Ma che sta facendo?», lo rimproverò all’istante la responsabile dell’hotel. «Quel divano è di re Edoardo III, si alzi subito!». «E io sono Oved I – scherzò la guardia del corpo –, quando Edoardo III farà ritorno gli lascerò il posto».

© Leonard Berberi

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