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Se per Netanyahu la politica israeliana è un asilo nido

L'asilo nido della politica israeliana secondo il Likud. Da sinistra, in versione junior, i principali rivali di Netanyahu: Avigdor Lieberman (attuale ministro degli Esteri), Tzipi Livni (ex ministro della Giustizia), Yair Lapid (ex ministro delle Finanze), Naftali Bennett (ministro dell'Economia e dei Servizi religiosi) [fermo immagine da YouTube]

L’asilo nido della politica israeliana secondo il Likud. Da sinistra, in versione junior, i principali rivali di Netanyahu: Avigdor Lieberman (attuale ministro degli Esteri), Tzipi Livni (ex ministro della Giustizia), Yair Lapid (ex ministro delle Finanze), Naftali Bennett (ministro dell’Economia e dei Servizi religiosi) [fermo immagine da YouTube]

La politica israeliana? Un asilo nido. Parola di «Bibi». Di tempo ne manca ancora. Del resto si vota il 17 marzo. Cioè tra cinquanta giorni. Ma a seguire tv e giornali, siti web e profili social dei più grandi partiti per ora sembra esserci soltanto un partito: il Likud. Quello del premier uscente, Benjamin Netanyahu.

Non è un caso se proprio uno degli spot del partito di destra – il più visto, commentato e criticato – punti sull’affidabilità di «Bibi» (come viene chiamato il primo ministro Netanyahu) e sulla presunta infantilità di tutti gli altri leader, a partire da loro, Tzipi Livni e Yair Lapid, ex ministri della Giustizia e delle Finanze nell’esecutivo che volge al termine. Anche se è uno spot comparso «per errore» in Rete.

Bennett jr e Lapid jr litigano tra loro (fermo immagine da YouTube)

Bennett jr e Lapid jr litigano tra loro (fermo immagine da YouTube)

Il filmato si apre con questi bimbi che rumoreggiano in un asilo nido, sconquassano tutto e non stanno un attimo fermi. Non sono minori qualunque. Rappresentano, ciascuno, gli altri avversari. Quindi ecco Tzipi Livni junior, ma anche Yair Lapid con il suo ciuffo noto in ogni angolo d’Israele. Non mancano nemmeno i diretti concorrenti – quelli che a destra potrebbero drenare voti al Likud – e cioè Avigdor Lieberman e Naftali Bennett.

Poi compare «Bibi», camicia scura, sguardo serioso e l’aria di chi deve riportare la tranquillità. È il «Bibi» di oggi, mica in formato junior pure lui. «Bambini state calmi! Non possiamo fare nulla oggi – dice il primo ministro uscente – E tu Yvette (il nomignolo dato ad Avigdor Lieberman) non puoi tenere tutto per te ma devi condividere con gli altri».

Il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu nello spot del suo partito (fermo immagine da YouTube)

Il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu nello spot del suo partito (fermo immagine da YouTube)

Parole al vento. Perché la versione minorile di Yair Lapid (leader di Yesh Atid) dà fastidio a Naftali Bennett junior (della formazione La Casa ebraica): «Ahkh, ahkh, ahkh», si lamenta Bennett jr. «Sì, lo so, è un ahkh», concede Netanyahu, giocando su quel termine – «ahkh» – che in ebraico vuol dire «fratello». «Yair, smettila di giocarci così, lo stai rompendo», interviene «Bibi» poco dopo contro l’ex ministro delle Finanze.

Cambio di scena e i bimbi-leader stanno giocando al gioco della sedie. Yair e Naftali occupano lo stesso posto in due: «L’ho occupato io per primo, io, io, è mio» si dicono i due. «Basta litigare per il posto», sgrida ancora Netanyahu. «E tu Tzipi (Livni, leader dell’alleanza con i Laburisti) smettila di correre da un posto all’altro», attacca il primo ministro, evidenziando le ultime scelte politiche del suo ex ministro della Giustizia.

E insomma si va avanti così per alcuni secondi. E si vede pure – mica a caso – un piccolo Naftali Bennett che gioca con due carri armati. «Che perdita di tempo – chiude Netanyahu – non possiamo continuare con questo asilo nido. Per guidare un Paese serve un governo forte e stabile. Vota per il Likud per un cambio di passo.

Il promo, che secondo molti analisti colpisce al cuore della politica israeliana, è pero finito al centro delle polemiche da parte delle associazioni per i minori. Perché, accusa Yitzhak Kadman – direttore del Consiglio nazionale per l’infanzia – «la legge che regola le elezioni stabilisce che i giovanissimo che hanno meno di 15 anni non possono comparire negli spot elettorali». Per questo ha chiesto alla Commissione elettorale centrale di bloccarlo.

«Questo è uno dei tanti filmati che abbiamo preparato», replica – attraverso il sito Ynet – lo staff del Likud. «L’abbiamo sì preparato noi, ma non aveva ancora ricevuto l’ok per la messa in onda. Purtroppo, a causa di un errore tecnico, il video è stato pubblicato online».

© Leonard Berberi

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