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Quel voto su Israele “Stato della nazione ebraica”

Le bandiere d'Israele e, in mezzo, il simbolo della Knesset, il parlamento (foto di Nati Shohat/Flash90)

Le bandiere d’Israele e, in mezzo, il simbolo della Knesset, il parlamento (foto di Nati Shohat/Flash90)

Le bozze sono tre. Tutte sostengono che «Israele è lo Stato della Nazione ebraica». Tutte, fanno notare in tanti, «non scrivono nemmeno una volta la parola “eguaglianza”». E anche se le differenze sono poche, in alcuni casi risultano fondamentali. Ma soltanto una di quelle bozze (scarica e leggi qui), alla fine, sarà messa al voto. Ed è quella proposta dal primo ministro stesso. Che ha deciso così di decidere la caratteristica base di un Paese e pure di andare all’ultima battaglia contro pezzi del suo governo che da giorni non nascondono l’insoddisfazione nei confronti del premier.

Si apre oggi una settimana importante per Israele. Per l’esecutivo di Benjamin Netanyahu. E per il futuro del Medio Oriente. Perché alla Knesset, il parlamento, arriveranno tre bozze – tra cui appunto quella del premier – che prevedono di aggiornare le Leggi fondamentali (è uno degli Stati senza Costituzione scritta).

Da sinistra: Gilad Erdan (ministro dell'Interno), Yuval Steinitz (ministro dell'Intelligence), Benjamin Netanyahu (primo ministro), Avichai Mandelblit (segretario del Gabinetto) e Yehuda Weinstein (procuratore generale) durante la riunione di governo di ieri, domenica 23 novembre 2014.  (foto di Ohad Zweigenberg/Pool/Flash90)

Da sinistra: Gilad Erdan (ministro dell’Interno), Yuval Steinitz (ministro dell’Intelligence), Benjamin Netanyahu (primo ministro), Avichai Mandelblit (segretario del Gabinetto) e Yehuda Weinstein (procuratore generale) durante la riunione di governo di ieri, domenica 23 novembre 2014 (foto di Ohad Zweigenberg/Pool/Flash90)

Un passaggio che ha già diviso il governo. «Una legge cattiva, voterò contro», ha minacciato Yair Lapid, ministro delle Finanze, leader di Yesh Atid e principale oppositore di Netanyahu. «Oggi nemmeno Menachem Begin (storico leader della destra israeliana, nda) si troverebbe a suo agio nel Likud (il partito del primo ministro, nda)». «Quella bozza è inaccettabile», ha aggiunto Tzipi Livni, ministro della Giustizia e al vertice del partito HaTnua. «Sono disposta anche ad essere cacciata per il mio voto contrario», ha detto a Canale 2.

Ma lui, Netanyahu, va avanti. Guarda alle primarie del suo partito. Cerca di rassicurare la destra del Paese. E ribatte a Lapid e Livni spiegando che «il carattere democratico di Israele è ben saldo e radicato». Quando però gli hanno fatto notare che nella bozza si accentua il carattere ebraico del Paese, il primo ministro ha aggiunto: «Vengono espresse delle riserve crescenti su questo aspetto sia dall’interno che dall’estero, dalla minoranza araba (il 20% della popolazione, nda) e da diverse ong. Per questa ragione è più mai necessaria una legge che da un lato garantisce a tutti i cittadini – ebrei e non, in quanto individui – pieni diritti, ma dall’altro stabilisce che il carattere nazionale d’Israele sarà solo e soltanto ebraico».

Tzipi Livni, ministro della Giustizia, e Yair Lapid, ministro delle Finanze durante una riunione dell'esecutivo: sono loro i principali oppositivo della bozza di legge di Netanyahu (foto di Uriel Sinai/Pool/Epa)

Tzipi Livni, ministro della Giustizia, e Yair Lapid, ministro delle Finanze durante una riunione dell’esecutivo: sono loro i principali oppositivo della bozza di legge di Netanyahu (foto di Uriel Sinai/Pool/Epa)

Ma cosa c’è scritto nella bozza sostenuta da Netanyahu? C’è scritto, subito all’inizio, che «il diritto all’auto-determinazione nazionale nello Stato d’Israele spetta soltanto al popolo ebraico». Ma stabilisce che è uno «Stato democratico, fondato sui principi di libertà, giustizia e pace, in accordo con la visione dei profeti israeliani».

E ancora. Viene stabilito che «la legge ebraica (quella religiosa, nda) servirà da ispirazione alla Knesset». Mentre le altre due bozze dei deputati Ze’ev Elkin (Likud), Yariv Levin (Likud) – Ayelet Shaked (Jewish Home) sono più «radicali»: prevedono che «la legge ebraica dovrà guidare sia il legislatore che i giudici», dando così più rilevanza alla religione.

Yariv Levin, deputato del Likud, il partito del premier Netanyahu e firmatario della bozza sulle nuove "Leggi fondamentali" d'Israele che prevedono una decisa virata verso l'ebraicità dello Stato (foto di Miriam Alster/Flash90)

Yariv Levin, deputato del Likud, il partito del premier Netanyahu e firmatario della bozza sulle nuove “Leggi fondamentali” d’Israele che prevedono una decisa virata verso l’ebraicità dello Stato (foto di Miriam Alster/Flash90)

Sulla lingua araba – considerata come «ufficiale» oggi – la bozza di Netanyahu non si pronuncia. Mentre quella di Elkin prevede di «declassarla» pur prevedendo una sua specificità. Altro capitolo è quello dei simboli. Nella versione di Netanyahu lo shabbat sarà stabilito come il giorno nazionale del riposo. E l’esecutivo lavorerà per rafforzare i suoi legami con le comunità ebraiche nel mondo. Soprattutto: per difendere i luoghi sacri entro i confini israeliani.

Mercoledì, dopodomani, la bozza arriverà in parlamento*. I 25 deputati «laici» di Yesh Atid e HaTnua (il governo ne ha 68 in tutto, la maggioranza è fissata a 61) dovranno decidere se votare contro o assentarsi. In ogni caso Netanyahu dovrà decidere se andare ancora avanti con loro o mandare tutti a elezioni anticipate.

© Leonard Berberi

*Aggiornamento delle 14.15 del 24 novembre 2014: Il voto è stato posticipato di una settimana. Netanyahu cerca di convincere ancora gli oppositori

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