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Il rabbino e quella mail inviata a 1.350 fedeli: “Sono gay”

Il rabbino Gil Steinlauf, 45 anni (foto Adas Israel Congregation)

Il rabbino Gil Steinlauf, 45 anni (foto Adas Israel Congregation)

Questa reazione, dice lui, non se l’aspettava proprio. Così come i tanti ringraziamenti. E i complimenti. E gli inviti ad andare avanti. A non fermarsi. Nemmeno di fronte a quella fetta – ormai sempre più una nicchia – «composta da chi vuol restare indietro e non guardare al mondo reale, al futuro».

No, quella reazione proprio non se l’era immaginata. Soprattutto dopo che a un certo punto della sua vita – a 45 anni compiuti, una moglie, dei figli e 1.350 fedeli di cui prendersi cura nella più grande congregazione ebraica di Washington, l’Adas Israel, in qualità di rabbino senior – ecco, dopo che quasi a metà della sua vita, Gil Steinlauf, volto gentile, barba leggera, aveva dovuto digitare le parole più importanti della sua vita in una fresca giornata del 6 ottobre scorso. Poi premere «send», invia. E sperare. E pregare.

«Cari amici, vi scrivo per condividere con voi il fatto che dopo vent’anni di matrimonio mia moglie Batya e io abbiamo deciso di divorziare», ha scritto Steinlauf in una lunga e-mail. «Siamo arrivati a questa decisione dolorosa perché sono gay». Boom! Il rabbino conservatore, spesso citato tra quelli in prima linea contro l’apertura dell’Ebraismo agli omosessuali, che si scopre lui stesso omosessuale?

Il rabbino con l'ex moglie Batya Steinlauf lo scorso luglio mentre pregano durante una manifestazione pro Israele a Washington, negli Stati Uniti (foto di David Stuck)

Il rabbino con l’ex moglie Batya Steinlauf lo scorso luglio mentre pregano durante una manifestazione pro Israele a Washington, negli Stati Uniti (foto di David Stuck)

«Per anni ho dovuto reprimere la mia vera vita, i miei sentimenti», dice lui ora alla Jewish telegraphic agency. «Ma sono cresciuto in altri tempi, quando essere attratti da una persona del tuo stesso sesso era un peccato, non compatibile con i precetti religiosi, qualcosa da nascondere, da schiacciare». E invece ora i tempi, almeno a seguire la reazione dei suoi fedeli e delle centinaia di persone che scrivono dall’Australia al Sudafrica, sembrano proprio cambiati. «Ricevo e-mail, telefonate, messaggi su Facebook positivi da moltissime persone che non potete immaginare», spiega il rabbino alla Jta.

«Sei diventato un esempio per tutta la comunità Lgbt ebraica in qualsiasi angolo del mondo, soprattutto dentro il Movimento conservatore», gli ha scritto Aimee Close dello United Synagogue of Conservative Judaism, l’organizzazione che raccoglie tutte le sinagoghe che praticano il giudaismo conservatore in Nord America. «Da parte di tutti noi grazie per il tuo coraggio».

«Al di fuori delle sue funzioni – c’è scritto nella sua presentazione ufficiale dell’Adas Israel – «il rabbino Steinlauf pratica nuoto e corsa. Con il resto della famiglia si cimenta nel campeggio e nelle escursioni». La biografia non è stata ancora aggiornata. Ma la vita di Steinlauf intanto è cambiata molto. Da quando, ancora giovanissimo, è stato preso in giro e vessato. Da quando ha passato anni a negare quello che provava, fino ad arrivare a un matrimonio diventato insostenibile.

Il rabbino Steinlauf durante il Gay Pride di Washington lo scorso 9 giugno al banchetto della sua congregazione (foto Adas Israel Congregation/Facebook)

Il rabbino Steinlauf durante il Gay Pride di Washington lo scorso 9 giugno al banchetto della sua congregazione (foto Adas Israel Congregation/Facebook)

Il coming out del religioso – e la reazione dei fedeli – non è soltanto un fatto dentro a una congregazione. È anche l’esempio più esplicito di quanto, negli ultimi anni, sia cambiato il movimento conservatore ebraico. «Meno di otto anni fa la dottrina conservatrice stabiliva che gli atteggiamenti omosessuali erano contrari alla legge ebraica», fa notare la Jewish telegraphic agency. «I gay non potevano sposarsi e nemmeno servire alle funzioni. I rabbini gay, poi, potevano essere allontanati. All’interno del movimento conservatore gli omosessuali erano benvenuti soltanto come individui».

Poi arrivò il dicembre 2006. Quando il movimento conservatore dichiarò che l’omosessualità non solo era consentita secondo l’interpretazione dell’halakhah, le norme dell’Ebraismo, ma permetteva ai rabbini (e ai seminaristi) di dichiararsi apertamente e per i religiosi di sposare persone dello stesso sesso.

«Quando studiavo al Jewish theological seminary – ricorda Steinlauf – era pieno di gay, ma nessuno lo diceva perché non era sicuro farlo». In quel periodo, continua, non pensava proprio di essere attratto dagli uomini. Fino a quando, sedici anni dopo la fine quel percorso di studi, e mentre in Israele sul tema c’è molta discussione, il rabbino Gil Steinlauf – una moglie, figli e 1.350 fedeli – ha deciso di scrivere il 6 ottobre scorso la mail che gli ha cambiato la vita. «Cari amici, sono gay».

© Leonard Berberi

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