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Il “giallo” della lite al telefono tra Obama e Netanyahu

Un fermo immagine del servizio di Canale 1, la tv di Stato israeliana, in cui vengono raccontati i dettagli di una telefonata tra Barack Obama e Benjamin Netanyahu che però viene smentita da Washington e Gerusalemme (foto Canale 1)

Un fermo immagine del servizio di Canale 1, la tv di Stato israeliana, in cui vengono raccontati i dettagli di una telefonata tra Barack Obama e Benjamin Netanyahu che però viene smentita da Washington e Gerusalemme (foto Canale 1)

Ci mancava soltanto il «giallo» della telefonata. E di una conversazione – vera, presunta, falsa – tra il presidente americano Barack Obama e il premier israeliano Benjamin Netanyahu dove il primo quasi intimerebbe al secondo di fermare qualsiasi ostilità, «soprattutto i raid aerei». E il secondo chiederebbe al primo chi garantisce per la sicurezza d’Israele. Quasi a confermare una distanza che da mesi va allargandosi tra i due Paesi, un tempo amici e ora quasi un fastidio l’uno per l’altro.

Il fatto è che lui, Oren Nahari, un veterano del giornalismo israeliano e firma di punta di Canale 1, la tv di Stato israeliana, conferma tutto: quella telefonata c’è stata. Quel quasi battibecco pure. «La trascrizione della conversazione mi è stata fornita da un alto funzionario statunitense». Mentre loro, gli uffici di Obama e Netanyahu smentiscono tutto. Definiscono il resoconto «completamente avulso dalla realtà». E stigmatizzano «qualsiasi pubblicazione di dettagli di un colloquio privato».

Il colloquio, secondo Nahari, sarebbe avvenuto il 27 luglio, domenica scorsa. Sarebbe durato circa 35 minuti – e ve n’è traccia anche nei comunicati ufficiali della Casa Bianca. Ma quello che il sito non fornisce sono le frasi, parola per parola. Esattamente quello che di cui sarebbe entrato in possesso il giornalista di Canale 1.

«Dopo i ringraziamenti di rito – racconta Nahari in diretta tv (sopra il servizio video) – la conversazione è diventata improvvisamente tesa e drammatica quando s’è iniziato a parlare degli sforzi per arrivare al cessate il fuoco e per far terminare l’operazione militare israeliana “Margine protettivo”». «Il presidente americano è stato scortese, rigido nelle sue posizioni e per nulla disposto ad ascoltare le rimostranze di Netanyahu. In alcuni momenti l’alto funzionario americano ha definito Obama “ostile”. Ecco una parte della presunta telefonata:

Obama: «Esigo che Israele accetti immediatamente il cessate il fuoco unilaterale e ponga termine a tutti gli attacchi, soprattutto a quelli aerei»

Netanyahu: «E cosa avrà in cambio Israele?»

Obama: «Credo che Hamas smetterà di sparare razzi: la calma in cambio della calma»

Netanyahu: «Ma Hamas ha violato tutte e cinque le tregue precedenti. Si tratta di un’organizzazione terroristica che ha come obiettivo la distruzione d’Israele»

Obama: «Ripeto: mi aspetto che Israele cessi in modo unilaterale tutte le operazioni militari. Le immagini della distruzione di Gaza allontanano il mondo dalle ragioni d’Israele»

Netanyahu: «Presidente, il piano del suo segretario John Kerry per un cessate il fuoco (piano che Israele ha respinto all’unanimità venerdì scorso, nda) era irrealistico e dava ad Hamas un vantaggio militare e politico non indifferente»

Obama: «Entro una settimana dalla fine delle operazioni militari d’Israele, Qatar e Turchia avvieranno i negoziati con Hamas sulla base dell’accordo del 2012 per il cessate il fuoco, compreso l’impegno del suo Paese a togliere l’assedio su Gaza»

Netanyahu: «Ma Turchia e Qatar sono i più grandi sostenitori di Hamas! Non possono essere considerati degli interlocutori obiettivi»

Obama: «Io mi fido di Turchia e Qatar. Israele non è nella posizione di scegliere i mediatori»

Netanyahu: «Così lascerete Hamas libero di lanciare ancora razzi e di usare i tunnel per altri attacchi terroristici contro Israele…»

Obama: «La palla ora è nel campo d’Israele. Dovete far finire tutte le operazioni militari».

© Leonard Berberi

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