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Scontri a Gerusalemme, vendette e razzi: tensione alle stelle tra israeliani e palestinesi

Uno dei manifestanti palestinesi per le vie del quartiere Shuafat di Gerusalemme Est: tutto il giorno ci sono stati scontri con la polizia dopo aver saputo del 16enne palestinese rapito e ucciso (foto di Hadas Parush/Flash90)

Uno dei manifestanti palestinesi per le vie del quartiere Shuafat di Gerusalemme Est: tutto il giorno ci sono stati scontri con la polizia dopo aver saputo del 16enne palestinese rapito e ucciso (foto di Hadas Parush/Flash90)

Ora è caccia all’arabo. Nelle vie di Gerusalemme. Nei suoi sobborghi. Agli ingressi delle università. Per le strade statali della Cisgiordania. Su Facebook. Ché da queste parti, ormai, reale e virtuale si confondono. E spesso si alimentano a vicenda. E l’obiettivo è giovane, giovanissimo, ancora meglio. È – nella testa degli autori – l’unico modo per vendicare l’uccisione dei tre ragazzi israeliani rapiti il 12 giugno scorso e trovati senza vita diciotto giorni dopo.

L’unica certezza è che quattro adolescenti in Medio Oriente non ci sono più. Il quarto, Mohammed Abu Khudair, palestinese di 16 anni, una casa nel quartiere a maggioranza musulmana di Shuafat, a Gerusalemme Est, è stato trovato morto mercoledì mattina in mezzo agli alberi del bosco poco fuori la Città Santa. Sul corpo segni di violenza, graffi, ferite profonde.

Mohammed Abu Khudair, 16 anni, rapito e ucciso la sera di martedì 1° luglio forse per vendicarsi dei tre ragazzi israelini uccisi pochi giorni prima

Mohammed Abu Khudair, 16 anni, rapito e ucciso la sera di martedì 1° luglio forse per vendicarsi dei tre ragazzi israelini uccisi pochi giorni prima

«Una macchina s’è fermata vicino al ragazzo e l’ha caricato con la forza, poi è ripartita a forte velocità», raccontano alcuni abitanti di Shuafat. Il presunto sequestro e l’omicidio sarebbero avvenuti martedì sera. «Probabilmente è stato scelto per vendicarsi sui tre ragazzi uccisi a Hebron», ragionano le forze di sicurezza israeliane. Incaricate da Netanyahu di prendere non solo i palestinesi che hanno massacrato gli adolescenti ebrei, ma ora anche di fermare gli autori dell’omicidio di Abu Khudair.

Sull’asse Gaza City-Gerusalemme-Ramallah è ormai un continuo accusarsi e attribuirsi di responsabilità. Hamas, dalla Striscia, ha lanciato alcuni razzi sul suolo israeliano senza far vittime. L’Idf, l’esercito israeliano, ha risposto con un raid aereo su Gaza. Gerusalemme dà la colpa ad Hamas per quello che sta succedendo. E, in parallelo, invita i suoi connazionali ad evitare qualsiasi gesto di vendetta. Ramallah ora chiede a Netanyahu di prendere in mano la situazione e di calmare i suoi.

"Morte agli arabi", lo slogan urlato da decine di israeliani a Jaffa Road, una delle arterie principali di Gerusalemme (foto di Ben Wedemanm, via Twitter)

“Morte agli arabi”, lo slogan urlato da decine di israeliani a Jaffa Road, una delle arterie principali di Gerusalemme (foto di Ben Wedemanm, via Twitter)

Decine di ebrei sono stati arrestati, soprattutto a Modiin – città dove sono stati seppelliti, uno di fianco all’altro i tre ragazzi israeliani –, per le proteste violente e i tentativi di pestaggio nei confronti di qualsiasi persona sospettata di essere palestinese. «Morte agli arabi!» è il coro che si sente ormai in molte zone di Gerusalemme, ma anche nelle colonie in Cisgiordania. Sui social network centinaia di persone chiedono giustizia, invitano ad ammazzare i palestinesi. Un gruppo su Facebook, «Il popolo d’Israele chiede vendetta», ha raccolto in poche ore 32 mila «mi piace», salvo poi essere chiuso dalla società americana perché incitava alla violenza.

Martedì nel tardo pomeriggio molti israeliani si sono riuniti a Jaffa Road, una delle arterie principali di Gerusalemme, e hanno invitato ad uccidere gli arabi. «”Dopo il tramonto li faremo fuori”, mi ha detto uno di loro», twitta Ben Wedeman della Cnn. Anche se poco lontano altre centinaia di israeliani scendevano in strada a urlare «No alla violenza! No al razzismo! No alla vendetta! Un vero ebreo non si comporta così».

Un soldato israeliano posa con il fucile e la scritta sul corpo "Vendetta". L'immagine è stata caricata sui social network (foto da Il popolo d'Israele chiede vendetta/Facebook)

Un soldato israeliano posa con il fucile e la scritta sul corpo “Vendetta”. L’immagine è stata caricata sui social network (foto da Il popolo d’Israele chiede vendetta/Facebook)

Ma anche l’Autorità nazionale palestinese ha il suo da fare. Subito dopo la scoperta del corpo del 16enne Abu Khudair centinaia di arabi sono scesi per le strade di Gerusalemme Est per protestare contro l’assassinio. Ci sono stati scontri con l’esercito israeliano. Lanci di bombe carta. La vigilanza è stata portata al livello massimo sulla linea tramviaria che collega la parte palestinese a quella israeliana della città. Violenze tra arabi e forze dell’ordine anche nel quartiere di Beit Hanina.

E mentre la situazione continua ad essere molto tesa, Netanyahu e Abbas temono di perdere il controllo delle rispettive popolazioni. L’Onu invita alla calma. Le cancellerie europee non nascondono la preoccupazione.

VIDEO / Le contestazioni anti-palestinesi di martedì 1° luglio

Ma c’è un’unica voce, forse tra le più titolate a parlare in questi giorni, che si alza silenziosa. È quella di Yishai, zio di Naftali Fraenkel, uno dei tre ragazzi ebrei rapiti e uccisi. Poco dopo aver saputo della fine brutale del giovane palestinese ai giornalisti ha detto: «Non c’è differenza tra sangue e sangue. Un omicidio è un omicidio. Non importa quale sia la nazionalità della vittima e l’età. Non c’è una giustificazione, non ci può essere il perdono e nemmeno un modo per riparare. Se un giovane arabo è stato ucciso per ragioni etniche questo è un atto vigliacco e atroce».

© Leonard Berberi

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One thought on “Scontri a Gerusalemme, vendette e razzi: tensione alle stelle tra israeliani e palestinesi

  1. Giorgio Bressan ha detto:

    SIGNOR BERBERI,
    LA INVITO A NON DIMENTICARE MAI E DICO MAI QUELLE MANI INSANGUINATE CHE DA UNA FINESTRA VENGONO MOSTRATE CON GIUBILO AI SOTTOSTANTI, QUEL SANGUE APPARTENEVA A DUE SOLDATI ISRAELIANI CHE PER LORO SFORTUNA AVEVANO SBAGLIATO STRADA, FURONO SEVIZIATI E UCCISI. ECCO VADA A QUELLA FOTO E QUARDANDOLA SI SOFFERMI A PENSARE, SE VINCERANNO LORO QUELLA E’ LA NOSTRA SORTE. MEDITI SIGNORE. Giorgio bressan

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