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“Collaborazionisti!”: scoppia la rabbia dei palestinesi contro la propria polizia

Pietre e urla contro il commissariato di polizia di Ramallah nella notte tra sabato e domenica (fermo immagine da Raya.ps)

Pietre e urla contro il commissariato di polizia di Ramallah nella notte tra sabato e domenica (fermo immagine da Raya.ps)

Nel quartier generale di Hamas, a Gaza City, un po’ l’avevano previsto. E ora, senza esagerare, non nascondono la loro soddisfazione. «Tutta questa storia della ricerca dei tre ebrei è una farsa, vogliono soltanto invadere la Palestina. Ma si sbagliano: i nostri fratelli finiranno per appoggiare ancora di più la nostra lotta agli usurpatori».

Detto, fatto. O quasi. Perché quello che è andato in scena la notte tra sabato e domenica ha quasi dell’incredibile. E preoccupa Ramallah e Gerusalemme. Decine di giovani palestinesi si sono scatenati con sassi, oggetti contundenti e urla contro il commissariato della polizia cisgiordana a Ramallah. La miccia è stata la morte di Mohammed Ismail Atallah Tarifi, 30 anni, colpito mortalmente dall’esercito israeliano durante i controlli nella città più importante della West Bank.

Quando la notizia della morte di Tarifi s’è diffusa decine di palestinesi si sono riuniti di fronte al commissariato di Ramallah e hanno iniziato prima a inveire dando dei traditori ai vertici dell’Autorità, poi si sono messi a lanciare di tutto, a spaccare i vetri delle macchine della polizia a tentare l’assalto all’edificio. Salvo poi fuggire non appena gli agenti si sono messi a sparare in aria alcuni colpi di avvertimento. Ma perché la situazione si tranquillizzasse c’è voluto l’intervento dell’esercito israeliano a difesa del commissariato.

Poco dopo la protesta s’è spostata però a Piazza Manara: qui i palestinesi se la sono presa con alcuni soldati dello Stato ebraico impegnati in un raid notturno casa per casa per cercare di trovare notizie utili al ritrovamento dei tre giovanissimi spariti in Cisgiordania ormai undici giorni fa. I militari dell’Idf sono stati accolti con pietre e molotov.

Nella West Bank cresce la rabbia contro gl’israeliani. Ma aumenta ancora di più nei confronti dell’Autorità nazionale palestinese guidata dal presidente Mahmoud Abbas. Proprio Abbas ha offerto al premier israeliano Benjamin Netanyahu «tutto il supporto logistico possibile» per rintracciare i presunti rapitori dei tre ragazzi ebrei e arrivare alla loro liberazione. Una disponibilità che ha spinto i palestinesi ad accusare Abbas e i suoi di collaborazionismo con il «nemico».

© Leonard Berberi

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