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Obama a Netanyahu: pace ora o per Israele si mette male

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (a sinistra) e il presidente statunitense Barack Obama durante l'ultima visita alla Casa Bianca (foto di Jim Watson/Afp/Getty Images)

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (a sinistra) e il presidente statunitense Barack Obama durante l’ultima visita alla Casa Bianca (foto di Jim Watson/Afp/Getty Images)

«Sia chiara una cosa: il tempo per voi sta scadendo. Se non vi decidete a firmare la pace con i palestinesi Israele avrà davanti un futuro cupo fatto di isolamento internazionale e minacce alla vostra democrazia a maggioranza ebraica».

La diplomazia, questa sconosciuta. Indaffarato a risolvere la «grana» ucraina, impegnato sul fronte interno a dare ulteriore impulso all’economia, il presidente statunitense Barack Obama ha deciso di affrontare a muso duro il premier israeliano Benjamin Netanyahu che oggi – lunedì 3 marzo – andrà a fargli visita alla Casa Bianca.

Il retroscena, con tanto di frasi, è stato raccontato da Jeffrey Goldberg, giornalista di Bloomberg, che ha intervistato Obama alla vigilia del vertice tra i due leader. Leader che non si sono mai amati. E che, anzi, negli ultimi mesi si tollerano a malapena. Ma ora il presidente statunitense ha deciso la linea della chiarezza.

L’inquilino della Casa Bianca è convinto che l’unico a poter dare un impulso a un processo di Pace in stallo nelle ultime settimane sia proprio Netanyahu. «Sei l’unico israeliano che ha la forza e la credibilità politica per guidare il popolo lontano dal precipizio», gli dirà Obama, secondo la versione di Goldberg. E per convincerlo pare che ricorrerà alla famosa frase del rabbino Hillel: «Se non ora, quando? E se non lei, signor primo ministro, chi?».

Centrale nucleare in Iran

Centrale nucleare in Iran

In realtà l’incontro non sarà così «unilaterale». Da Gerusalemme i bene informati spiegano che Netanyahu si presenterà al 1600 di Pennsylvania Avenue con un dossier voluminoso sugli «errori» dell’amministrazione Usa fatti negli ultimi mesi. Uno su tutti: sedersi al tavolo con l’Iran e cercare un accordo per fermare una politica nucleare «che Teheran – ne sono convinti nello Stato ebraico – non ha nessuna intenzione di abbandonare». Allo stesso tempo però, secondo l’analista della Cbs Dan Raviv, Obama chiederà a Netanyahu di smetterla con gli omicidi mirati, in territorio iraniano, degli scienziati del programma nucleare del regime islamico. Omicidi che Israele non ha mai né confermato, né smentito.

Insomma, sarà un faccia a faccia molto delicato. E salendo sull’aereo Netanyahu non ha nascosto quella che sarà la posizione di partenza dello Stato ebraico: «Negli ultimi anni Israele è stato sottoposto a diverse pressioni – ha detto ai cronisti –. Le abbiamo respinte, questo è quello che è stato e quello che sarà».

Se sulla Siria l’asse Washington-Gerusalemme ha funzionato, se la Casa Bianca ha assecondato Netanyahu e non è intervenuta militarmente contro il regime di Assad, ora Obama vuole presentare il conto al primo ministro israeliano. E chiarirgli una cosa: «Se tu, Netanyahu, non credi che un accordo di pace con i palestinesi sia la cosa giusta da fare per Israele, allora devi presentarmi un approccio alternativo». Approccio che, per ora, né a Washington, né a Gerusalemme hanno ancora individuato. E, forse, non c’è.

© Leonard Berberi

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