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Ecco May Golan, il nuovo volto dell’ultradestra israeliana

May Golan (foto da Facebook)

May Golan (foto da Facebook)

C’è chi la definisce la nuova stella dell’ultradestra israeliana. Chi parla di lei come di una pazza, fanatica, che vede stupri ovunque. E c’è chi, senza sfiorare gli eccessi, mette in guardia più dalla sua bellezza che da quello che dice. Tanto da definirla il simbolo della nuova xenofobia che avanza nello Stato ebraico: il razzismo ignorante, senza senso, ma comunque elegante e con il volto di una ragazza perbene.

L’unica cosa certa, per ora, è che lei, May Golan, si sta facendo largo tra i partiti. Nata a Tel Aviv e «cresciuta nel cuore del sud» della città – come scrive lei stessa sul suo sito – ha fatto per un po’ la giornalista, poi ha pensato che era meglio fare politica. E così, negli anni, inizia a farsi notare per le sue manifestazioni in difesa dell’ebraicità dello Stato, fino a candidarsi alle elezioni del 2013 con Otzma LeYisrael (Forza Israele), una formazione ultranazionalista che ha preso meno del 2% e non è riuscita a entrare alla Knesset, il parlamento.

Ma lei, May, s’era fatta già un nome, eccome. E ora non solo interviene a tutte le manifestazioni contro i migranti presenti nel Paese. Ma ha anche creato un’organizzazione non governativa, «Fondazione per la salvezza d’Israele», che ormai è il punto di riferimento per chi – al di fuori dai circuiti religiosi e degli insediamenti in Cisgiordania – ha il cuore a sinistra, ma che batte decisamente a destra.

Al Likud, il partito del premier Benjamin Netanyahu, la vorrebbero subito. Tanto che non è raro vedere interventi o video che riconducono all’attività su strada della Golan. E lei, del resto, ha strizzato l’occhio alla formazione di governo più d’una volta. L’ultima poco tempo fa, quando ha appoggiato il candidato del Likud per la poltrona di sindaco di Tel Aviv.

Ma May è anche enorme fonte d’imbarazzo per chi vorrebbe candidarla alle prossime elezioni. La ragazza non le manda a dire. E di diplomatico ha poco o nulla. Non si fa problemi ad accusare i migranti africani – il suo principale bersaglio – «stupratori, assassini, criminali nati e distruttori dello Stato ebraico». E a chi le rinfaccia il fatto di essere razzista lei ribatte: «Sono orgogliosa di esserlo» (nel video più in alto, dal minuto 4.10). L’ha fatto in privato. E in pubblico, come durante una manifestazione anti-immigrati dell’ottobre 2012. Le sue parole da allora sono su YouTube. Così come l’invito alle autorità centrali perché procedano con «l’espulsione di tutti gli africani dal suolo ebraico».

La sua ostilità nei confronti di chi non è ebreo non si ferma nemmeno davanti ai suoi stessi connazionali. Tanto che, a un tizio che contestava le sue idee estremiste, May Golan ha replicato decisa (nel video sopra, dal minuto 6.00): «Spero tu possa venire stuprato sulla tua tomba, così come vengono stuprate le donne».

© Leonard Berberi

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