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IL DOCUMENTO / Quel timido comunicato congiunto di fronte alla “macelleria” di Hitler

Gli ebrei internati nel campo di concentramento di Buchenwald. La struttura è stata liberata il 16 aprile 1945. Nella seconda fila, la settima persona da sinistra è Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986

Gli ebrei internati nel campo di concentramento di Buchenwald. La struttura è stata liberata il 16 aprile 1945. Nella seconda fila, la settima persona da sinistra è Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986

Era oggi. Era settantuno anni fa. Ne sarebbero passati molti altri di mesi. Ne sarebbero morti altri milioni. Prima che, all’improvviso, il mondo si accorgesse che qualcosa, nel cuore dell’Europa, era successo. Prima che scoprisse – o ammettesse, in alcuni casi – che oltre il muro di casa era andata in scena la «premiata macelleria umana» di Adolf Hitler e dei suoi seguaci. Con la complicità, i silenzi, l’imbarazzo e l’impotenza di molti. Tanti. Troppi.

Eppure che qualcosa stava accadendo lo si era intuito più di due anni prima della liberazione del campo di Auschwitz il 27 gennaio 1945. Basta riprendersi i lanci d’agenzia dell’epoca. Uno, in particolare. È datato 18 dicembre 1942. È la dichiarazione congiunta rilasciata da Washington, Londra e Mosca. E spiega, alla lettera, che molti Paesi sapevano esattamente cosa stava succedendo.

Scrive il comunicato: «All’attenzione dei governi di Belgio, Cecoslovacchia, Grecia, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Polonia, Unione sovietica, Regno Unito, Stati Uniti, Jugoslavia e del Comitato nazionale francese sono arrivate diverse comunicazioni da tutta Europa che le autorità tedesche – non contente di negare i diritti umani più elementari alle persone di razza ebraica in tutti i territori in cui è stata resa operativa la loro legge barbara – stanno portando avanti il piano di Hitler di sterminare il popolo ebraico in Europa».

«Gli ebrei sono stati portati via dalle loro case in tutti i Paesi occupati e sono stati trasferiti in condizioni spaventose, orrende e brutali verso l’Europa orientale. In Polonia, che è ormai diventata la macelleria ufficiale dei nazisti, i ghetti costruiti dall’invasore tedesco vengono svuotati di tutti gli ebrei, ad eccezione dei lavoratori altamente qualificati e necessari per le industrie belliche».

E ancora. «Nessuno di quelli portati via si è mai rifatto vivo. I normodotati stanno lentamente morendo di fatica nei campi di lavoro. Gli infermi vengono lasciati morire di fame o sono massacrati deliberatamente in esecuzioni di massa. Il numero di queste sanguinose crudeltà è stimato in molte centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini del tutto innocenti».

Quindi la richiesta, formale. «I governi di cui sopra e il Comitato nazionale francese condannano nei termini più forti possibili questa politica bestiale di sterminio a sangue freddo. Essi dichiarano che questo tipo di eventi può soltanto rafforzare la determinazione di tutti i popoli che amano la libertà di rovesciare la barbara tirannia hitleriana».

© Leonard Berberi

> Il lancio stampa è stato recuperato dagli archivi della Jewish Telegraphic Agency
> La foto è contenuta qui (National Archives americani)

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2 thoughts on “IL DOCUMENTO / Quel timido comunicato congiunto di fronte alla “macelleria” di Hitler

  1. piero deola ha detto:

    Caro Berberi
    non è questo il modo di raccontare la storia. La storia si basa sui documenti
    e dai documenti si trae la verità. Nessuno è esentato dalla vergogna della guerra e Hitler non è stato
    il peggiore.
    Non mi dilungo a spiegare il perchè poichè orecchie da mercante non vogliono capire.
    Piero Deola

    • Gentile Piero,
      faccio fatica a capire il punto della sua contestazione. Probabilmente è colpa mia… In che modo starei “sbagliando” a raccontare la storia?

      A parte il fatto che il post non ha questa intenzione (e presunzione). L’unica cosa che voglio fare è raccontare come, nel flusso di notizie, sia comparsa anche questa. Soprattutto questa. Ritengo sia importante – per me e per chi ha la pazienza e la voglia di leggermi – raccontare qualcosa di minimamente inedito o interessante.

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