cultura

A Taybeh l’Oktoberfest in salsa palestinese

Bevi che ti passa. Tra fiumi di birra, canzoni, balli e tanti falafel serviti caldi lo scorso fine settimana a Taybeh, cittadina cristiana della Cisgiordania, è andata in scena la settima edizione dell’Oktoberfest palestinese. Proprio così: una festa della birra nel cuore del Medio Oriente. Dove viene prodotta e commercializzata la “Taybeh beer”, l’unica variante palestinese.

Migliaia di curiosi e appassionati della birra sono arrivati non solo dalla West Bank, ma anche da Israele e dall’Europa. Non sono mancati nemmeno i ragazzi della sinistra di Tel Aviv, sempre presenti nelle occasioni che vedono coinvolte realtà palestinesi.

Dalle 11 del mattino alle 10 di sera, di fronte al municipio di Taybeh migliaia di litri di birra l’hanno fatta da padrone sabato e domenica (foto sotto scattate da Mati Milstein). Con tanto di musica brasiliana all’inaugurazione a cura del trio Rodrigo Lessa, con un corpo di ballo arrivato apposta dallo Sri Lanka e la band spagnola dei Metal Cambra. Poi, certo, c’erano pure loro, i ragazzi del gruppo folcloristico della località palestinese. E il circo. Le arti marziali. E altro ancora. C’era anche un sacco di cibo locale, senza distinzioni di bandiera.

Insomma, una festa. Una gran festa. Mentre tutt’intorno le cose erano in subbuglio. Per dire: negli stessi momenti a Ramallah si chiedevano cosa farne delle aperture al dialogo del premier israeliano Netanyahu. Più a nord, poi, andava a fuoco una moschea, la prima in pieno territorio israeliano. Mentre più vicino gl’insediamenti brulicavano di strani personaggi che inneggiavano alla rivolta contro palestinesi e Gerusalemme. Personaggi che così come sono arrivati, poi sono spariti.

Certo, non che dentro Taybeh le cose siano andate come speravano gli organizzatori. C’è stato pure qualcuno che ha criticato l’iniziativa. La componente musulmana non ha gradito. Non solo per il fatto che si trattava di una festa in onore di una bevanda alcolica. «Questo Oktoberfest ci scombussola la vita, ma questo non importa ai produttori della Taybeh Beer», ha scritto un lettore sul sito dell’agenzia palestinese Maan News. «Questa cosa non aiuta la nostra economia», ha aggiunto un altro.

Solo che poi è stato tempestato di critiche da chi all’iniziativa c’è stato. «Guarda che l’alcool sarà pure vietato dall’Islam, ma a Taybeh sono arrivati un sacco di musulmani solo per bere birra», ha replicato Martha di Beit Ummar. Aggiunge una stoccata: non solo hanno bevuto, «ma hanno anche fatto commenti volgari sulle attiviste con i capelli biondi». Via così, insomma. Fino alla proposta di due israeliani, Elena da Tel Aviv e Aron da Gerusalemme: «La prossima volta, quando Netanyahu e il presidente palestinese Abbas si siederanno al tavolo dei negoziati, sarebbe meglio servire loro la birra Taybeh, magari li aiuterà a mettere da parte le loro divergenze».

Leonard Berberi

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