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E in Israele scatta l’allarme attentato

I dettagli sono così tanti e minuziosi che sembra di stare dentro “Minority Report”, il film nel quale venivano previsti i delitti. Ecco, è quel che sta succedendo in Israele in queste ore. Da quando, venerdì mattina, è stato lanciato il primo allarme attentati contro lo Stato ebraico per mano dei miliziani libanesi di Hezbollah. (clicca qui per continuare a leggere)

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Diplomazia, Israele e Turchia sempre più ai ferri corti

Per qualche mese non se n’era parlato più. L’argomento era diventato quasi un tabù. Poi i cronisti del “Jerusalem Posthanno scoperto che le frizioni diplomatiche tra Israele e Turchia rischiano di incendiare ancora di più il Medio Oriente…

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Nota ai lettori

Cari lettori,
da oggi “Falafel Cafè” passa sulla piattaforma del sito “Linkiesta”. Un bel salto di qualità per un blog che in tutto questo tempo è riuscito a fare – nel suo piccolo – la sua parte. Su questo spazio d’ora in avanti troverete solo le prime righe dei posto e poi un link diretto al blog sul sito “Linkiesta”. Commenti, critiche e suggerimenti saranno – ora più che mai – bene accetti.

Grazie (e buona Pasqua)
Leo

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Palestina, le autorità contro la Subaru per una pubblicità

La pubblicità, non s’è capito se vera o finta, sta facendo il giro della Rete. C’è questa foto con una macchina grigia metallizzata che investe due ragazzini con il volto coperto e il torso nudo. Uno dei due ha già spiccato il volo, l’altro è lì lì. In basso c’è un logo, quello della Subaru, e una scritta: «Guarda chi sta in mezzo alla tua strada».

C’è solo un piccolo particolare: quell’immagine, oltre a essere drammatica, è anche vera e risale al 10 ottobre 2010, quando David Be’eri, capo di un’organizzazione ebraica di destra che promuove gl’insediamenti a Gerusalemme Est, viene preso a sassate da un gruppetto di ragazzini palestinesi mentre sta percorrendo una strada a bordo della sua Subaru nei pressi di Silwan. Al suo fianco c’è anche il figlio piccolo.

Be’eri vede i ragazzini, ma non frena. Anzi, accelera, per sfuggire alle pietre. Due palestinesi gli si mettono in mezzo alla strada, ma vengono investiti. Per fortuna nessuno avrà serie conseguenze. E fotografi e cameraman, presenti in massa proprio lì, consegnano al mondo immagini dure.

La vera immagine degli incidenti di Silwan

Ecco, ora quell’immagine viene usata per questa pubblicità. E così l’Autorità nazionale palestinese ha chiesto alla filiale israeliana della casa automobilistica giapponese di bloccare quelle immagini che sanno di parodia.

«Dobbiamo ancora capire se è una campagna promozionale della Subaru o semplicemente qualcuno sta usando quella foto per dire altro», ha detto all’agenzia palestinese Maan un funzionario di Ramallah. «Quello che dobbiamo fare è bloccare subito questa vergogna». Dalla sede della Subaru di Tel Aviv non è ancora arrivata una risposta.

© Leonard Berberi

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attualità, economia

Il risveglio del turismo in Palestina: 3,3 milioni di visitatori nel 2010

Che l’aria sia cambiata tra Israele e Cisgiordania? A leggere certi numeri, pare proprio di sì. Come quelli relativi al bilancio 2010 sui flussi umani verso la West Bank: lo scorso anno, dicono questi dati, 3,3 milioni di persone sono entrate in Cisgiordania, cento posti di blocco israeliani sono stati rimossi e restano aperti solo sedici checkpoint lungo il confine – ancora caldo – tra i due paesi.

Notizie positive anche sul fronte economico. Stando ai dati dell’Autorità nazionale palestinese lo scorso anno sono arrivati nelle città della West Bank qualcosa come 225 milioni di dollari e il Prodotto interno lordo della Cisgiordania è cresciuto del 9 per cento. In questo, solo la componente arabo-israeliana pesa per il 5,5 per cento del Pil.

Jenin, Nablus, Hebron, Qalqilya, Tulkarem, Betlemme, Gerico. Non sono più solo città di turismo religioso e di scontri tra israeliani e palestinesi. Sono sempre più centri di attrazione del turismo israeliano e mondiale. Solo a Jenin, per esempio, nel 2010 sono state aperte 600 nuove attività commerciali. Così come i due parchi divertimenti – uno a Jenin, l’altro a Tulkarem –, uno zoo a Qalqilya e un parco acquatico a Gerico.

Tra i turisti arabo-israeliani, un milione e trecentomila ha visitato almeno una volta la città di Jenin. Altri 800mila sono stati a Betlemme, mentre a Tulkarem e Qalqilya hanno messo piede altri 700mila. Ultima nella classifica delle grandi città palestinesi, Hebron: in 60mila hanno osato visitare una città contesa tra ebrei e musulmani.

 © Leonard Berberi

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A Roma israeliani e palestinesi uniti nello sport

Una pace sportiva, simbolica ma efficace per dimostrare il valore dello sport e la forza di aggregazione che porta con sé. Due delegazioni, quella israeliana e quella palestinese, si sono sedute intorno allo stesso tavolo, in Campidoglio, per presentare l’evento amichevole che si terrà giovedì 21 aprile in occasione del Natale di Roma all’auditorium Parco della Musica.

Durante la manifestazione il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, conferirà la Lupa capitolina ai presidenti dei comitati olimpici israeliano e palestinese, Zvi Varshaviak, e Jibril Rajoub. Il vicepresidente del Cio, Mario Pescante, durante la presentazione della kermesse, ha salutato con piacere un’occasione che rappresenta «la prima volta che le delegazioni si incontrano fuori dalle solite sedi istituzionali». «La road map politica per chiudere questa tragica storia che fa soffrire due popoli – ha aggiunto – si è fermata. Ma quella sportiva va avanti».

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Blitz di Hamas, morti gli assassini di Vittorio Arrigoni

È finita com’era iniziata. Nel sangue. Cinque giorni dopo il rapimento e l’uccisione dell’attivista italiano Vittorio Arrigoni, e dopo ore di guerriglia nel campo profughi di Nuseirat, al centro della Striscia di Gaza, la polizia di Hamas è riuscita a chiudere uno dei capitoli più brutti della storia palestinese.

Dopo un blitz durato ore, il ricercato principale, il giordano Abu Abdel Rahman Bereizt, ha lanciato una bomba a mano contro gli altri due miliziani, uccidendone uno, per poi togliersi la vita con un colpo d’arma da fuoco. Poco prima un altro ricercato, Mohammed al-Salafiti, si era consegnato alla polizia così come il proprietario dell’abitazione, Amer Abu Ghula, nella quale il commando si era nascosto.

Gli scontri sono iniziati poco dopo pranzo. Dopo una serie di soffiate, gli apparati di sicurezza di Hamas hanno circondato un’abitazione, si sono posizionati in quella vicina e con un altoparlante hanno chiesto ai salafiti di arrendersi. Ma questi hanno iniziato a sparare per evitare la cattura e da lì è partita una lunga serie di colpi da arma di fuoco.

Alcune ore dopo, il governo di Hamas ha riferito che al termine del blitz sono morti due salafiti. Nel blitz sarebbero stati feriti alcuni poliziotti e anche una ragazza, colpita a un piede.

Nel pomeriggio, intanto, s’era fatto sentire anche il padre di un giordano indicato come il “regista” del sequestro e dell’assassinio di Vittorio Arrigoni. «Mio figlio si trovava nella Striscia per motivi di studio, dopo aver ottenuto una borsa», ha spiegato Mohmmad Bereizt dalla sua casa nella città di Irbid, nord della Giordania. «Abdul Rahman era partito per Gaza per degli studi sulla sharia islamica, dopo aver vinto un concorso».

La “mente” dell’operazione, stando ai racconti del padre, ha studiato ingegneria in una università locale ma ha pensato di cambiare il suo corso di studi e approfondire la sharia islamica. Egli ha inoltre aggiunto di non sapere se suo figlio abbia deciso di unirsi ai salafiti a Gaza, ma di sapere che Abdel Rahman, che ha 22 anni, era impegnato in attività umanitarie nella Striscia mentre studiava per corrispondenza alla Università aperta di Gerusalemme.

«Aiutava le persone a fornire aiuti ai bisognosi. Dubito che sia responsabile dell’assassinio di Arrigoni», s’è detto sicura il papà. Fonti ufficiali giordane hanno riferito che un’indagine è stata avviata sulle informazioni secondo cui un salafita giordano sarebbe coinvolto nell’assassinio dell’italiano.

© Leonard Berberi

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