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Blitz di Hamas, morti gli assassini di Vittorio Arrigoni

È finita com’era iniziata. Nel sangue. Cinque giorni dopo il rapimento e l’uccisione dell’attivista italiano Vittorio Arrigoni, e dopo ore di guerriglia nel campo profughi di Nuseirat, al centro della Striscia di Gaza, la polizia di Hamas è riuscita a chiudere uno dei capitoli più brutti della storia palestinese.

Dopo un blitz durato ore, il ricercato principale, il giordano Abu Abdel Rahman Bereizt, ha lanciato una bomba a mano contro gli altri due miliziani, uccidendone uno, per poi togliersi la vita con un colpo d’arma da fuoco. Poco prima un altro ricercato, Mohammed al-Salafiti, si era consegnato alla polizia così come il proprietario dell’abitazione, Amer Abu Ghula, nella quale il commando si era nascosto.

Gli scontri sono iniziati poco dopo pranzo. Dopo una serie di soffiate, gli apparati di sicurezza di Hamas hanno circondato un’abitazione, si sono posizionati in quella vicina e con un altoparlante hanno chiesto ai salafiti di arrendersi. Ma questi hanno iniziato a sparare per evitare la cattura e da lì è partita una lunga serie di colpi da arma di fuoco.

Alcune ore dopo, il governo di Hamas ha riferito che al termine del blitz sono morti due salafiti. Nel blitz sarebbero stati feriti alcuni poliziotti e anche una ragazza, colpita a un piede.

Nel pomeriggio, intanto, s’era fatto sentire anche il padre di un giordano indicato come il “regista” del sequestro e dell’assassinio di Vittorio Arrigoni. «Mio figlio si trovava nella Striscia per motivi di studio, dopo aver ottenuto una borsa», ha spiegato Mohmmad Bereizt dalla sua casa nella città di Irbid, nord della Giordania. «Abdul Rahman era partito per Gaza per degli studi sulla sharia islamica, dopo aver vinto un concorso».

La “mente” dell’operazione, stando ai racconti del padre, ha studiato ingegneria in una università locale ma ha pensato di cambiare il suo corso di studi e approfondire la sharia islamica. Egli ha inoltre aggiunto di non sapere se suo figlio abbia deciso di unirsi ai salafiti a Gaza, ma di sapere che Abdel Rahman, che ha 22 anni, era impegnato in attività umanitarie nella Striscia mentre studiava per corrispondenza alla Università aperta di Gerusalemme.

«Aiutava le persone a fornire aiuti ai bisognosi. Dubito che sia responsabile dell’assassinio di Arrigoni», s’è detto sicura il papà. Fonti ufficiali giordane hanno riferito che un’indagine è stata avviata sulle informazioni secondo cui un salafita giordano sarebbe coinvolto nell’assassinio dell’italiano.

© Leonard Berberi

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