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Hamas continua a colpire Israele. E Gerusalemme pensa all’intervento militare

«È chiaro che vogliono la guerra». Il commento, brevissimo, i più alti ufficiali dell’esercito l’hanno sentito dalla bocca del ministro della Difesa, Ehud Barak. Il quale, in calo di consensi, come il suo capo, il premier Benjamin Netanyahu, sta pensando a un blitz militare in stile operazione “Piombo fuso”. Quello, tanto per intenderci, che ha portato al criticato e poi corretto “Rapporto Goldstone”. Un modo, per Barak, di fermare una volta per tutte il lancio dei razzi. E, perché no, di guadagnare voti.

E’ stata l’ennesima giornata calda in suolo israeliano. Quel suolo che, a ridosso della Striscia di Gaza, sta diventando una groviera. A furia di essere bersagliata da razzi Qassam, mortai, colpi di fucile e ogni altra diavoleria militare passi per la testa – e le mani – dei miliziani islamici di Hamas.

Un razzo palestinese ha appena colpito il suolo israeliano (foto Epa)

Il copione si ripete, immutato, da giorni. I palestinesi sparano. Gl’israeliani replicano. Di qua i danni materiali (per ora). Di là quelli umani. Con morti, feriti, mutilati. Sabato mattina – a Shabat ancora in corso – sono esplosi tre missili Grad a Ofakim. Un altro è caduto vicino a una scuola, nella zona di Merchavim. Un altro ancora ha colpito un campo aperto, lontano dalle abitazioni. Ci sarebbe pure un quarto missile. Di cui però s’è perso traccia. Poco più lontano, un mortaio è esploso in un kibbutz, nei pressi di Eshkol, e ha danneggiato un edificio. Per fortuna nessuno è rimasto ferito. In tutto, in mezza giornata, nell’area di Eshkol si sono abbattuti 24 colpi di mortaio.

Durante la notte sono stati sparati altri missili contro Beersheba, due dei quali intercettati dal sistema di difesa “Iron Dome”, Ofakim e aree a nord di Ashdod e Nitsanim. Un volantino mandato via fax ai giornalisti dalle Brigate al Qassam, ala militare di Hamas, ha rivendicato l’intenso lancio di missili contro Israele di sabato mattina.

L'attacco sulla Striscia di Gaza da parte dell'aviazione israeliana

Quindi è stata la volta dell’esercito israeliano. Che in un blitz durato pochi minuti, ha colpito edifici e persone ritenute responsabili degli attacchi di questi giorni. Secondo un primo, provvisorio, bilancio quattro militanti palestinesi sarebbero stati uccisi.

Nella notte tra venerdì e sabato un comandante di Hamas e due suoi uomini sono stati uccisi in un raid israeliano. Poi, qualche ora dopo, quando ormai sulla Strisca s’era alzato il sole, un quarto militante del movimento islamico è morto dopo essere stato colpito in un raid israeliano presso Jabaliya. Secondo i portavoce di Hamas, sono 17 i palestinesi uccisi e 60 i feriti da giovedì scorso.

Gaza è in subbuglio. Chiede l’aiuto internazionale. «Quanti ne dovranno morire ancora prima che le organizzazioni di governance internazionale condannino Israele?», si sono chiesti i ragazzi via Facebook e Twitter. La sensazione è che Hamas abbia perso il controllo delle ali più estremiste dell’organizzazione. Altrimenti non si spiegherebbe la moratoria di razzi anti-israeliani annunciata dai vertici, ma smentita nemmeno dodici ore dopo. E questo, stando a molti analisti militari, non potrà che costringere lo Stato ebraico a punire Hamas & Co. per far smettere la pioggia di razzi, missili e mortai che piovono dalla Striscia sul suolo israeliano.

© Leonard Berberi

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3 thoughts on “Hamas continua a colpire Israele. E Gerusalemme pensa all’intervento militare

  1. Ma due ore fa ho letto su Haaretz che Hamas ha richiesto un cessate il fuoco! Sono diventati schizofrenici o cosa? E se davvero dicono la verità e il lancio di razzi non è colpa loro ma di milizie estremiste, cosa pensano di ottenere Barak e gli altri con una operazione militare?

    • Ho letto anche io. E questo dimostra non che Hamas voglia la tranquillità dell’area, ma che ha del tutto perso il controllo delle sue fazioni. Quanto all’operazione militare, non è stato un caso se Obama e l’amministrazione americana da giorni condannano il lancio di razzi e sottolineano che Israele ha tutto il diritto di difendersi. Cosa pensano di ottenere? Penso sia solo un modo per far cessare la pioggia di razzi da Gaza.

      • Il problema non è mai il fatto che Israele si difende. Quasi sempre è il “come” si difende. Tu puoi avere tutte le motivazioni del mondo per ricorrere alla forza, ma se poi la tua reazione è sproporzionata passa dalla parte del torto. Successe nel 2006 in Libano, nel 2008 a Gaza e mille volte durante l’Intifada. Ora, un’operazione militare si tradurrebbe sicuramente in un bombardamento più o meno indiscriminato, visto anche quanto è popolosa la Striscia. Se così non fosse e ci fosse la possibilità di distruggere le infrastrutture militari di Gaza senza ledere la gente e i beni civili, non avrei nemmeno un minuto di esitazione nel dire che Israele ha il diritto di intervenire militarmente: ma di fronte alla possibilità che vengano sacrificate tante vite umane, ho molte riserve. Tanto più che in questo caso i vertici di Hamas sembrano per una volta sostenere posizioni “moderate”: colpire la Striscia vorrebbe dire prendersi il serio rischio di vedere rafforzato un movimento ancora più estremista (Non so se mi sono spiegata bene; faccio un esempio. Tu mettiti nei panni di un abitante di Gaza e prova ad immaginare la sua reazione ad un’escalation sul modello di quella di tre anni fa, messa in essere dopo che hamas aveva chiesto il cessate il fuoco. Cosa è probabile che pensi? “Loro ci bombardano uguale, ergo tanto vale usare anche noi le misure forti, e sostenere qualcuno che ricorre alla lotta armata”. Secondo me è un rischio concreto.) Ora è ovvio che non si può chiedere al Governo Israeliano di rimanere immobile mentre vengono bombardate le loro città: ma davvero non ci sono misure alternative alla forza? Perché non accogliere la richiesta di cessate il fuoco promettendo di non fare raid sulla Striscia a condizione che Hamas faccia piazza pulita entro un mese ? Si potrebbe anche chiedere l’intervento dell’Onu perché invii dei contingenti. A volte ho l’impressione che Israele usi la forza per affermare la sua capacità deterrente quando ci sarebbero metodi molto più efficaci sul lungo periodo…

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