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Caos a Gaza, Hamas propone tregua a Israele, ma il braccio armato non è d’accordo

Dunque, il caos, dalle parti di Gaza City, è ufficiale. Da un lato Hamas. Dall’altro le Brigate Ezzedin al-Qassam. Che di Hamas sono il braccio armato. In mezzo, due annunci che, in sintesi, dicono uno il contrario dell’altro.

In uno dei momenti più delicati dei rapporti israelo-palestinesi e con venti di guerra che da Gerusalemme sono rimbalzati nella Striscia, si viene a sapere che nel tardo pomeriggio di sabato 9 aprile, Hamas ha trasmesso a Israele, per via indiretta, la proposta di un cessate il fuoco. La notizia è stata confermata da fonti della Difesa israeliana.

Secondo le fonti, lo Stato ebraico sarebbe disponibile ad accettare l’offerta e intenderebbe vedere se vi sarà uno stop ai lanci di missili e colpi di mortaio dalla Striscia di Gaza. La proposta di Hamas giunge nel pieno di una grave escalation al confine fra Israele e la Striscia di Gaza.

Solo che qualche minuto dopo – sempre da Gaza – viene messo in circolazione un comunicato. È firmato dalle Brigate Ezzedin al-Qassam, il braccio armato di Hamas. Scrivono, i miliziani, anzi ribadiscono di non essere disposti ad aderire ad alcuna tregua con Israele fino a quando proseguiranno i raid dello Stato ebraico sulla Striscia.

«Non ci può essere un cessate il fuoco mentre i sionisti continuano a uccidere il nostro popolo, il sangue del palestinesi ci è caro, vittoria o martirio», ha detto un portavoce con il volto coperto durante un breve incontro con la stampa locale. Ripetendo quanto affermato da un esponente dell’ala politica di Hamas, il portavoce dei miliziani è poi tornato a negare che l’attacco allo scuolabus israeliano di giovedì (due feriti) – rivendicato dalla stesse Brigate Ezzedin al-Qassam – sia stato compiuto deliberatamente contro bambini e ragazzi, sostenendo che a essere presa di mira era stata una strada «attraversata da posti di controllo e frequentata da veicoli militari».

In ogni caso, ha concluso il portavoce, l’attacco sarebbe stato «la legittima risposta» a un raid di pochi giorni prima nel quale l’aviazione israeliana aveva ucciso tre capi del braccio armato di Hamas in una fase di relativa quiete – e in cui a Gaza era stato preannunciato il «ripristino della calma» – seguita a una precedente escalation.

E ora? Israele apprezza l’emergere – dentro Hamas – di un’ala moderata. La stessa che potrebbe ricongiungersi al Fatah di Abu Mazen e sedersi, un giorno, al tavolo dei negoziati. Ma preoccupa, allo stesso tempo, questa scissione senza precedenti.

© Leonard Berberi

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