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Compare in tribunale Abu Sisi, l’ingegnere palestinese sparito da un treno in Ucraina

L’uomo dei misteri, Abu Sisi, si è rimaterializzato giovedì in manette di fronte a un tribunale in Israele. L’ingegnere di Gaza sparito (rapito dal Mossad?) da un treno in Ucraina ha proclamato in inglese la sua innocenza.

Una breve udienza la sua. Che si è svolta in gran parte a porte chiuse, dopo un breve contatto con telecamere e fotografi. Al termine, i giudici del distretto di Petah Tikva, vicino a Tel Aviv, hanno deciso di convalidare il fermo rinviando però la definizione del capo d’accusa a lunedì prossimo.

La sua cattura, giustificata fra mercoledì e giovedì in modo alquanto irrituale – e, soprattutto, dopo un lungo silenzio – sia dal premier, Benjamin Netanyahu, sia dal ministro della Difesa, Ehud Barak, ecco la sua cattura resta per ora misteriosa.

La prima apparizione in pubblico, dopo la scomparsa misteriosa, dell'ingegnere palestinese Abu Sisi (foto Yaron Brener / Ynet)

La polizia ha preannunciato la contestazione di «gravi reati» nei suoi confronti. Ma Abu Sisi, nella dichiarazione ai giornalisti, ha negato qualsiasi colpa, assicurando in particolare di non sapere «nulla di Gilad Shalit», il militare israeliano, prigioniero degli islamico-radicali di Hamas nella Striscia di Gaza dal 2006. Una spiegazione, questa su Shalit, che risponde a un articolo del giornale tedesco Spiegel, secondo il quale il sequestro-arresto sarebbe dovuto proprio a presunti contatti con i rapitori del militare dello Stato ebraico. Un sospetto negato seccamente in aula dalla sua legale israeliana Semadar Ben Nathan, secondo la quale non si può escludere semmai «un errore» di persona.

Veronica, la moglie ucraina di Abu Sisi (foto Ap Photo)

Errore, a dire il vero, che Ehud Barak ha scartato: ammettendo come in effetti non risultino «legami diretti» con il caso Shalit, ma mostrandosi certo che Sisi abbia informazioni «molto importanti su ciò che succede in seno a Hamas».

«Se è detenuto, la ragione c’è», ha risposto Barak ai giornalisti. Ieri, il primo ministro Netanyahu aveva accusato l’ingegnere di Gaza, già responsabile d’un centrale elettrica nella Striscia, di essere «un personaggio di Hamas in grado di fornire importanti informazioni».

Un’affiliazione che la moglie dell’uomo (cittadina ucraina) continua a negare. Da Kiev, dopo una fase d’imbarazzato silenzio, si moltiplicano intanto le iniziative diplomatiche, seppure a cose ormai fatte: cioè a diversi giorni di distanza dalla scomparsa dell’uomo durante un viaggio in treno in Ucraina, dove secondo alcune fonti si apprestava a trasferirsi con tutta la famiglia.

Sollecitato dalla rappresentanza palestinese locale, il governo ucraino ha annunciato «un’ulteriore richiesta di spiegazioni» da parte del ministro dell’Interno, Anatoli Moghilov, durante un’imminente in visita Israele. Richiesta rivolta a «un Paese amico», come più volte sottolineato da Kiev. Ma rimasta senza lo straccio d’una risposta. Per ora.

© Leonard Berberi

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