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Cohen al vertice della sicurezza interna. Ma l’uomo “con la kippah” divide la stampa

Yoram Cohen, il nuovo capo dello Shin Bet, la sicurezza interna israeliana (foto: Shin Bet)

L’uomo, all’atto solenne di nomina, si è presentato con un piccolo zucchetto ricamato – simbolo dell’Ebraismo nazional-religioso – che spicca sulla sua testa. Originario di Gerusalemme, 51 anni e padre di cinque figli, Yoram Cohen è diventato il numero uno dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interno.

Il giorno dell’insediamento ufficiale ad attirare l’attenzione dei media – con tanto di sospetti – è stata proprio la kippah. Perché chi la indossa è l’uomo scelto dal premier Benjamin Netanyahu come nuovo capo di un’agenzia guidata per decenni da “laici”.

Secondo alcuni analisti, lo zucchetto di Cohen appare come il segno di una società che cambia, di un’altra trincea che cade nelle mani degli zeloti. E va ad affiancarsi a quelli che incoronano le teste di altri due alti gradi di fresca nomina: il vicecapo di stato maggiore, generale Yair Naveh, e il neoconsigliere per la sicurezza nazionale, il generale della riserva Yaakov Amidror.

Tutti e tre si sono formati in istituti religiosi, prima di entrare nelle forze armate. La loro avanzata e relativa nomina confermano la progressiva sostituzione ai vertici della sicurezza d’Israele degli elementi laburisti con personaggi più vicini al nazionalismo religioso. Nient’altro che la corrente che anima buona parte dei coloni in Cisgiordania.

Gli analisti non negano la professionalità e la correttezza di Cohen. L’uomo si è guadagnato la nomina per l’efficienza dimostrata nella lotta contro l’Intifada armata in Cisgiordania, all’inizio degli anni 2000. Cresciuto in una famiglia immigrata dall’Afghanistan, Cohen è considerato anche un esperto d’Iran: questione che, a partire dal dossier nucleare, assilla oggi Israele e il governo Netanyahu come nessun’altra.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, leader del partito di destra "Likud" (foto di Bernat Armangue / Ap Photo)

Ma il quotidiano liberal Haaretz ha comunque denunciato che il candidato principale era un altro, indicato con la sola iniziale Y. e che Cohen lo avrebbe scavalcato sul filo di lana grazie anche a pressioni e intrusioni esterne, a partire dal movimento dei coloni. Questi ultimi non avrebbero gradito la designazione di Y. perché quando era responsabile del “Dipartimento ebraico” dello Shin Bet avrebbe usato maniere forti contro l’eversione di destra negli insediamenti cisgiordani.

Sulla stampa dei nazional-religiosi Y. era stato del resto additato pubblicamente nel recente passato per aver fatto mettere in manette un rabbino oltranzista (Yitzhak Shapira), colpevole di aver scritto un pamphlet che giustifica in certe circostanze l’uccisione di non ebrei. E ancora: Y. avrebbe caldeggiato l’espulsione dalla Cisgiordania di vari nazionalisti ebrei facinorosi. Così come avrebbe imposto un lungo isolamento in carcere a un colono sospettato dell’assassinio di diversi arabi, poi rilasciato per insufficienza di prove.

Netanyahu, scrivono altri analisti, si è reso conto che la nomina di Y. alla testa dello Shin Bet avrebbe esacerbato le relazioni con centinaia di migliaia di coloni, non pochi dei quali votano per i partiti della coalizione a larga maggioranza di destra che lo sostiene. E con l’opzione Cohen ha voluto fare loro una concessione, almeno in termini d’immagine.

Adesso, commentano le voci critiche, toccherà allo 007 con la kippah «dar prova d’equilibrio per persuadere insieme il fronte zelota e quello laico del Paese di non aver altra agenda se non la tutela della sicurezza e la prevenzione degli attentati».

© Leonard Berberi

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