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Torna la violenza di Hamas: decine di razzi contro Israele e botte ai giornalisti stranieri

Gli effetti di uno dei razzi sparati dai miliziani di Hamas sul suolo israeliano (foto Roee Idan)

È stata una giornata di guerra. Non solo in Libia. Ma anche a Gaza. Un sabato di mortai, attacchi aerei, vittime e minacce ai giornalisti. Dopo giorni di proclami ieri dalla Striscia è partita una lunga serie di attacchi contro il fronte israeliano. Almeno cinquanta proiettili di mortaio sono stati sparati dai miliziani di Hamas verso la parte meridionale del deserto del Negev. Colpi quasi tutti andati a vuoto. Tranne uno, finito sulla comunità agricola di Pithat Shalom: due persone sono rimaste ferite e una casa ha subito danni.

A quel punto la replica dell’esercito israeliano non s’è fatta attendere. Carri armati e artiglieria di terra sono entrati in azione sul confine sud-orientale della Striscia di Gaza. Poi è stata la volta di un paio di incursioni aeree. Secondo fonti mediche, cinque miliziani e un bambino palestinese sarebbero rimasti feriti. L’esercito israeliano ha anche comunicato di aver ucciso due terroristi posizionati lungo la frontiera.

Il premier Benjamin Netanyahu ha definito «molto grave» quest’ultima violazione della tregua di fatto in vigore teoricamente dalla fine dell’offensiva “Piombo Fuso” di due anni fa e ha fatto intendere ulteriori ritorsioni, ribadendo di essere deciso a «proteggere i cittadini israeliani con tutti i mezzi necessari».

Uno dei palestinesi feriti dal raid israeliano di sabato mattina viene portato in ospedale per le prime cure (foto Associated Press)

Meno diplomatico il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, leader di Israel Beitenu (partito di estrema destra). Da sempre contrario a qualunque concessione negoziale nei confronti dei palestinesi, ha inviato una protesta formale alle Nazioni Unite e ha scritto che «gli attacchi odierni, avvenuti mentre si discute di riconciliazione fra l’Autorità nazionale palestinese e Hamas, dimostrano come il sostegno internazionale che i palestinesi chiedono sarebbe nei fatti sostegno a uno Stato terrorista».

Miliziani di Hamas (foto Reuters)

Le tensioni continuano anche all’interno della parte politica palestinese. Come confermano la parole di Sami Abu Zuhri. Il portavoce dell’ala dura di Gaza è tornato ieri a scagliarsi contro Fatah, il partito di Abu Mazen rimasto in sella nella sola Cisgiordania dopo la sanguinosa presa del potere di Hamas nella Striscia nel 2007. Zuhri ha avvertito che l’annunciata visita conciliatoria di Abu Mazen a Gaza non potrà esserci prima del rilascio di «tutti i prigionieri politici» detenuti in Cisgiordania. E ha accusato Fatah d’aver «sobillato da Ramallah» i giovani protagonisti di alcuni insoliti raduni “non autorizzati” promossi in settimana a Gaza per invocare l’unità nazionale e protestare contro la divisione tra fazioni.

Raduni che la forza pubblica di Hamas ha disperso con la violenza. E dei quali i miliziani islamici non hanno gradito neppure la copertura mediatica, come testimoniano le irruzioni compiute sabato mattina nelle sedi di Gaza City della tv dell’agenzia internazionale Reuters e d’un service locale che fornisce assistenza video all’agenzia americana Associated Press. I miliziani – una decina in tutto – hanno sequestrato le telecamere, hanno picchiato un giornalista, minacciato gli altri e hanno finito il loro raid con il pestaggio di due operatori palestinesi.

© Leonard Berberi

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3 thoughts on “Torna la violenza di Hamas: decine di razzi contro Israele e botte ai giornalisti stranieri

  1. siamo sgomenti…
    quando avremo la gioia di vedere attivisti filopalestinesi condannare i leaders di questo popolo?
    è mai possibile che tutto debba essere sempre riportato in scala : pro o contro israele? e mai contro chi detetiene il potere delle coscienze e della vita di questa popolazione?
    ai bambini, alle donne, agli uomini di buona volontà palestinesi chi ci pensa? qualcuno ci ha mai pensato? chi li protegge da questa cultura pregna di odio?
    lungi da me scagionare israele da qualsiasi colpa, ma son domande che si pone una persona come me che cerca di osservare gli avvenimentgi con una certa equidistanza emotiva per cercare di intravedere uno spiraglio di luce…
    quando finirà questa assurda contrapposizione ideologica? quando davvero potremo dire di essere stati utili alla “causa” palestinese?

    • Sam ha detto:

      Ha ragione, signora Rubini. Purtroppo le intricate vicende del vicino Oriente ci hanno abituati ad essere troppo manichei nelle posizioni e a valutare di conseguenza i fatti drammatici che ivi accadono ogni giorno. Pro o contro israele, pro o contro Hamas, pro o contro Hezbollah…. quasi come se l’appartenenza sociale ad una delle parti in causa comportasse, automaticamente, l’adesione alle ideologie più estremiste e – aggiungo io – criminali di alcuni dei suoi rappresentanti (vale per gli Arabi, vale per Israele). Dovremmo ricordare che da ogni parte esistono persone di buona volontà, uomini e donne di pace e di buon senso (essere amanti della pace non vuol dire necessariamente essere dei deboli: anzi) ai quali dovrà essere dato maggiore ascolto e maggiori opportunità di far sentire la propria voce, al di sopra di quella di chi parla sempre e solo a suon di coltellate, di bombe o di raid militari.

  2. Pingback: Arrigoni: dettagli e altre considerazioni | Melone

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