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Israele, il muro contro i clandestini costruito (anche) dagli immigrati

Un muro contro gli immigrati costruito dagl’immigrati. È quel che sta succedendo da alcuni mesi in Israele dove il governo sta tentando in tutti i modi di frenare gli ingressi illegali dal fronte sud – quello egiziano – costruendo una barriera anti-infiltrazione al confine, un po’ come hanno fatto gli Stati Uniti con il Messico.

Solo che a costruire la recinzione, secondo il quotidiano Haaretz, ci sarebbero anche migranti eritrei che hanno chiesto asilo politico nello Stato ebraico, nonostante la legge vieti a questi di lavorare. Il progetto prevede un muro affiancato da recinzioni elettriche per interrompere il flusso di clandestini che arrivano dalla penisola del Sinai. Ma la progettazione ha sollevato critiche da parte di associazioni per i diritti umani e di settori dell’opinione pubblica interna.

Scrive Haaretz che il governo israeliano «per realizzare la barriera starebbe assoldando migranti eritrei, approdati nel Paese con la speranza di ricevere uno status di rifugiati politici». «Lo Stato – attacca il giornale – impedisce che i datori di lavoro possano assumere coloro che chiedono asilo, ma non rispetta esso per primo tale divieto».

Il riferimento è a una clausola varata di recente dal ministero dell’Interno, nell’ambito dell’irrigidimento delle norme contro l’immigrazione illegale, la quale stabilisce che i rifugiati politici, pur avendo diritto a visti temporanei, «in nessuna circostanza possono lavorare in Israele in attesa che la loro istanza venga definita».

Il Centro di assistenza ai rifugiati africani in Israele (Ardc) ammette che sull’argomento c’è ancora gran confusione, ma nega in parte l’accusa di Haaretz. «Grazie a una successiva sentenza dell’Alta corte di giustizia – ha detto un funzionario – i migranti africani possono ancora essere impiegati, almeno fino a quando non sarà ultimato un centro di accoglienza che il governo sta costruendo nel sud del Paese».

Intanto, il dramma dei profughi africani continua. Molti non riescono a superare il deserto, gli agguati dei predoni, gli spari delle guardie di frontiera.

Leonard Berberi

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