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A Gerusalemme va in scena l’apartheid degli asili israeliani

(foto di Megged Gozan / walla.co.il)

Nottetempo hanno tirato su una barriera di rete metallica alta due metri. Non al confine tra Stato ebraico e Cisgiordania. Ma in una via religiosa di Gerusalemme e per dividere i bambini che frequentano l’asilo nido “laico” da quello ultraortodosso. L’hanno fatto per compiacere i religiosi, l’ha approvato l’ufficio del sindaco Nir Barkat. Mentre gli altri adulti protestano per questa forma di apartheid tutta interna al Paese. E i bambini, un tempo amici e compagni di gioco, ora si guardano soltanto.

La notizia è stata resa pubblica dal sito “Walla”, il portale più visitato del Paese. Nella notte tra giovedì e venerdì i funzionari del Comune hanno tirato su la rete. Venerdì mattina, quel muro metallico delimitava gli spazi dei due asili e toglieva la possibilità del contatto fisico tra i bambini.

Succede tutto in Kellner Street, nel quartiere Kiryat Yovel. L’asilo religioso “Albero della conoscenza” e quello “laico”, “Pashosh”, aperto a tutti, anche ad arabi, non comunicano più. «Come si fa a isolare i bambini in questo modo?», si sono chiesti i parenti “laici” quando, venerdì mattina, si sono accorti della rete. «Chiediamo al sindaco di trovare una soluzione diversa».

(foto di Megged Gozan / walla.co.il)

Esty, la mamma di un bambino di tre anni, ha promesso di manifestare – insieme ad altri genitori – ogni giorno alle 7,30 del mattino all’ingresso del “Pashosh”. «Dobbiamo togliere tutti i muri», ha detto ai giornalisti.

La scelta – che molti addebitano al vicesindaco religioso Yitzhak Pindrus – scontenta anche qualche mamma ultraortodossa. «La mia bambina è rimasta scioccata da quella barriera. Sembra di stare in una gabbia per scimmie e non voglio che i piccoli crescano in questo modo». In generale, la maggioranza parla di un «pessimo messaggio per quanto riguarda la convivenza».

C’è anche qualche genitore – sempre religioso – che ha apprezzato la decisione. «Voglio che mia figlia cresca nella massima purezza spirituale e fisica», ha detto uno di loro. Il problema, secondo gli ultraortodossi, si porrebbe soprattutto d’estate quando – ricordano – molte madri «arrivano in abiti succinti e mostrano parti intime ai nostri piccoli».

Dal comune di Gerusalemme, per ora, tacciono. I lavori di rinforzo sulla divisione continuano. Anche se dalla sede centrale qualcuno si giustifica ricordando che nella città «non c’è lo spazio fisico per accontentare le istanze di laici e religiosi».

© Leonard Berberi

>>> Guarda il video dal sito walla.co.il (in ebraico)

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