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L’ultimo saluto a Sonia, la moglie del presidente Peres

Sonia e Simon Peres (foto di Tzvika Tishler)

«Il nostro è stato un amore a prima vista. Averla incontrata è stata la maggior fortuna della mia vita. Il nostro amore resterà fino al giorno in cui chiuderò gli occhi». È un capo dello Stato commosso e molto triste Simon Peres. E di fronte alla bara della moglie Sonia, morta giovedì 20 gennaio, all’età di 87 anni, hanno potuto consolarla poco o per niente le tante dimostrazioni d’affetto nei confronti dell’uomo più amato d’Israele.

La cerimonia funebre – molto semplice, proprio com’è nello stile dei Peres – si è tenuta venerdì mattina nel villaggio agricolo di Ben Shemen. La location l’ha scelta la stessa Sonia. È qui, tra Tel Aviv e Gerusalemme, più di sessant’anni fa la donna aveva incontrato per la prima volta Simon Peres.

«Quel giorno – ha detto Peres – vidi di fronte a me un’adolescente che curava il giardino. Era scalza, aveva una grande treccia e pantaloncini corti. Mi colpì il suo volto, dalle linee scavate, come quelle di una statua greca». Nell’elogio funebre Peres ha sottolineato il grande carattere della moglie e la determinazione ad aiutare in segreto quanti, nella società israeliana, avevano maggiori necessità. «Non amava i beni materiali. Erano gli ideali i suoi beni».

Quando tre anni fa Peres venne eletto capo di Stato, Sonia preferì non seguirlo nella residenza ufficiale e restò nel modesto appartamento familiare a Tel Aviv. La notizia del decesso della moglie è stata comunicata a Pere mentre era impegnato a Gerusalemme in un incontro con il ministro francese degli esteri Michel Alliot-Marie. La sua reazione, stando a quello che scrivono i quotidiani israeliani, è stata molto sofferta.

A confortare il presidente d’Israele alla cerimonia funebre, oltre a un’intera nazione, c’erano le più alte personalità politiche dello Stato ebraico: il premier Benyamin Netanyahu, i ministri Ehud Barak (Difesa) e Avigdor Lieberman (Esteri) e Tzipi Livni, la leader di “Kadima”, il più grande partito d’opposizione (e anche quello più votato alle elezioni del 2009).

Leonard Berberi

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