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La sinistra israeliana in piazza contro la “xenofobia della coppia Netanyahu-Lieberman”

Dicono che a sfilare per le vie centrali di Tel Aviv siano stati più di quindicimila. Giovani, anziani, soldati e pacifisti. Tutti chiamati da decine di organizzazioni della sinistra israeliana per «difendere la democrazia». E ancora: per criticare il premier Netanyahu e il suo ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman, leader di Israel Beitenu (destra radicale).

«Il pesce puzza dalla testa», ha esordito uno degli organizzatori, Nitzan Horovitz, membro del partito di sinistra “Meretz”. «I cattivi odori emanati da questo governo vengono da Netanyahu, che asseconda la legislazione razzista voluta da Lieberman».

A far uscire dal lungo silenzio i simpatizzanti della sinistra sono state alcune decisioni dell’esecutivo Netanyahu. Non ultima, la decisione del parlamento – su iniziativa del partito di Lieberman – di avviare un’inchiesta parlamentare sui finanziamenti e sull’operato di sedici organizzazioni non governative attive nel campo dei diritti civili. Per il ministro Lieberman queste Ong «sono fiancheggiatrici del terrorismo, avendo assistito la Commissione Goldstone sulla operazione Piombo Fuso lanciata due anni fa contro Hamas a Gaza».

Un segnale, questo di Lieberman, che secondo gli organizzatori della manifestazione rischia di far scivolare il Paese verso realtà poco democratiche. «Con queste premesse ci stiamo avviando verso un futuro non democratico», hanno urlato i manifestanti. «Valori democratici come l’eguaglianza, la giustizia e i diritti civili sono attaccati ogni giorno dal potere e da movimenti anti-democratici».

Il comunista Dov Chenin, emozionato come non mai, s’è detto preoccupato per una «legislazione razzista» alla Knesset, ma anche per una lunga serie di «dichiarazioni e di attacchi di carattere xenofobo». Come, per esempio, l’editto rabbinico, sottoscritto da centinaia di religiosi, che vieta agli ebrei ortodossi di affittare o vendere case a non ebrei.

Stonava, in tutto questo tripudio di cori, canzoni, bandiere e volti giovani e freschi l’assenza dei laburisti di Ehud Barak. Un partito di sinistra sì, anche loro, ma al governo. Fianco a fianco con l’estrema destra di Israel Beitenu.

Leonard Berberi

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