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Netanyahu all’attacco: “Gli immigrati minacciano la natura ebraica di Israele”

Il “fattore Lieberman”. Più il ministro degli Esteri la spara grossa (direzione: estrema destra), più il premier Netanyahu lo insegue. E rilancia. In un gioco che, tira oggi e tira domani, sta allarmando le cancellerie europee e il presidente Simon Peres.

E allora. Ha detto ieri Netanyahu di fronte a centinaia di imprenditori israeliani: «Gli infiltrati hanno già invaso Arad e Eilat (sud del Paese, nda) e stanno occupando anche Tel Aviv. Fermarne il flusso è necessario per preservare Israele, facendola restare ebraica e democratica». Difendendo così, in poche parole, i provvedimenti – criticati dagli intellettuali – adottati dal suo governo contro l’immigrazione clandestina, incluso il muro che si sta costruendo al confine con l’Egitto.

Gli «infiltrati» sono i migranti che ogni giorno lavorano in Israele. E secondo i dati dell’esecutivo di destra (il peso dei laburisti è quasi inesistente), sono 36 mila gli stranieri entrati illegalmente nel Paese negli ultimi anni. Più di 17 mila vivono nell’area telavivina. La maggior parte arriva dall’Africa attraverso il Sinai. Secondo Netanyahu, «di questi solo un migliaio è formato da veri rifugiati in cerca d’asilo».

Leonard Berberi

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