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Colloqui di pace, Netanyahu: “Gli Usa hanno rifiutato un’altra moratoria”

Ma allora chi è che dice il vero? E chi il falso? In una girandola di voci, dichiarazioni, smentite, affermazioni, pubbliche ammissioni la verità – sul processo di pace tra israeliani e palestinesi – pare stia diventando un gioco da investigatori, più che una manifestazione delle intenzioni politiche delle parti in causa.

Succede che, nella sua prima dichiarazione per il 2011, il premier israeliano Benjamin Netanyahu abbia smentito – senza lasciar spazio ad altre interpretazioni – l’amministrazione americana guidata dal presidente Obama. E proprio sull’argomento chiave del tavolo dei negoziati: la moratoria sui nuovi insediamenti.

«Noi avevamo proposto agli Usa l’estensione del blocco sulle nuove costruzioni in Cisgiordania, ma all’ultimo minuto l’amministrazione americana ha deciso di non andare in questa direzione», ha dichiarato stamattina Netanyahu di fronte alla Commissione parlamentare per gli affari esteri e la difesa. «Obama ha preferito discutere subito le questioni fondamentali dei negoziati», ha aggiunto ancora il premier.

Tzipi Livni, leader del partito più votato alle ultime elezioni del 2009 (ma all’opposizione), non ha nascosto la sua sorpresa. E mentre i giornalisti correvano a dettare le prime sorprendenti parole di Netanyahu sull’impasse mediorientale, lui, il primo ministro, aggiungeva altro. «Noi abbiamo mantenuto la parola: abbiamo bloccato per nove mesi qualsiasi nuova costruzione da parte dei coloni nella West Bank. E quando la moratoria è scaduta, abbiamo proposto un ulteriore blocco di tre mesi, anche se questo andava contro i nostri interessi».

Il primo ministro Netanyahu di fronte alla Commissione parlamentare per gli affari esteri e la difesa (foto Ap)

Quindi il momento della telefonata con Obama: «Ho detto al presidente americano che potevo portare la nuova moratoria di novanta giorni al consiglio di ministri», ha rivelato Netanyahu, «ma poi gli americani mi hanno detto di abbandonare la questione perché un nuovo congelamento avrebbe bloccato la situazione e avrebbe portato i palestinesi a chiedere altri congelamenti». Un’analisi, quest’ultima, che il primo ministro israeliano ha detto di aver sottoscritto.

A chi gli ha chiesto il tipo di approccio con l’Autorità nazionale palestinese nel tavolo dei negoziati, Netanyahu ha tagliato corto ricordando ai presenti che «è da un congresso del Likud del 1995 che parlo apertamente di stato palestinese».

Dall’amministrazione americana non è ancora arrivata una replica. Ma è un fatto noto che negli ultimi giorni Washington non ha nascosto il fastidio nei confronti del trio Netanyahu-Barak-Lieberman sulla questione israelo-palestinese. E queste dichiarazioni di Bibi rischiano solo di allontanare ancora di più i due paesi.

Quanto ai colloqui di pace, i primi inviati americano dovrebbero arrivare in Israele a metà gennaio. Sarà in quei giorni che si farà il punto sulla situazione dei negoziati.

© Leonard Berberi

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