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Israele e Turchia verso la riappacificazione (grazie a migliaia di dollari)

Quanto costa la riappacificazione? Quasi un milione di dollari e qualche scusa. Resta da capire solo se il perdono sarà chiesto in diretta tv oppure in forma privata. Perché per il resto le cose sembrano fatte. Grazie anche, va detto, a un disastro.

E allora. Israele e Turchia, in questi giorni pre-natalizi (per i cristiani) pieni di brutte notizie sul fronte di Washington (vedi alla voce “colloqui di pace con i palestinesi”) e su quello delle alture di Haifa (l’incendio del monte Carmelo, 42 morti accertati), ecco Gerusalemme e Ankara hanno deciso che la separazione forzata, forse, a questo punto potrebbe anche finire. E i due coniugi (politici) – Netanyahu e Erdogan – potrebbero pure tornare a dormire nello stesso lettone.

Scrive il quotidiano “Haaretz” – non smentito – che lo Stato ebraico sarebbe pronto a mettere sul piatto per la riappacificazione centomila dollari di indennizzo per ognuna delle vittime del blitz notturno del 31 maggio scorso a bordo della flottiglia degli attivisti filo-palestinesi che tentavano di romper il blocco sulla Striscia di Gaza. E sarebbero disposti pure a chiedere scusa ai turchi (tutte e nove le vittime avevano il passaporto di Ankara). Il tutto per ricucire i rapporti con un Paese che, da quelle parti là, in Medio Oriente, potrebbe anche fare la differenza.

“Haaretz” cita indiscrezioni raccolte da fonti diplomatiche a margine dei colloqui avviati nei giorni scorsi a Ginevra da delegazioni delle due parti dopo mesi di gelo. Ma a scongelare il tutto è stato il fuoco di Haifa. Quello che ha bruciato un bosco intero. È stato in quei giorni – settimana scorsa, per la cronaca – che i turchi hanno mandato il loro personale a dare una mano agl’israeliani nelle operazioni di spegnimento. Ed è a quel punto che, dopo mesi, il premier di Gerusalemme, Benjamin Netanyahu, ha alzato il telefono, ha composto il numero di Ankara e ha detto al collega Recep Tayyip Erdogan  una semplice parola: «Grazie».

L’unico elemento delicato è la parola da usare per scusarsi. Senza considerare il «fattore Yvette». I turchi insistono perché il governo Netanyahu dica esplicitamente «scusate per i nove morti». L’entourage del primo ministro dello Stato ebraico starebbe premendo per usare il termine «rammarico». Poi ci sarebbe il problema Avigdor Lieberman, detto in senso spregiativo «Yvette». Il ministro degli Esteri, ultranazionalista incallito, è famoso per i suoi sabotaggi politici ogni volta che il dialogo tra israeliani e turchi si stava per riaprire. E anche in questo caso, lo staff di Lieberman ha già fatto sapere che «scusarsi sarebbe un cedimento al terrorismo». Alè.

© Leonard Berberi

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