reportage

Un giorno con la sposa siriana

Dovrebbe essere un giorno di festa. La musica dovrebbe dire a tutto il villaggio che una donna si unisce in matrimonio a un uomo. Le lacrime, poi, dovrebbero diventare il simbolo della vita che passa, dei figli che crescono e della nascita di una nuova coppia. C’è tutto questo. Ma, visto il contesto in cui il matrimonio si svolge – il confine Israele-Siria – il giorno di festa, la musica, le lacrime sintetizzano il dramma di decine di migliaia di persone che vivono nel territorio conteso del Golan.

La scorsa settimana questo blog ha parlato di due ragazzi che dallo stesso pezzo di terra vanno in Siria a rifarsi una vita. Per non tornare mai più. Così come loro, lo stesso discorso vale anche per le spose. Una volta unite in matrimonio a un siriano e una volta oltrepassato il confine – controllato dalle Nazioni Unite – diventano cittadine dello Stato “nemico” (per Israele). La storia delle spose siriane è stata raccontata in modo magistrale da Eran Riklis nel lungometraggio “The Syrian Bride“. In questo video fotografico vedrete le istantanee di un’altra sposa siriana. Una sposa vera, questa volta. (l.b.)

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