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Un soldato, la pizza e il giornalista. La storia del checkpoint di Qalandiya

(foto Nir Elias / Reuters)

Tutta colpa di una pizza. E di un giornalista israeliano, Avi Isacharoff, che sul suo giornale (Haaretz) ha raccontato quello che è successo a lui. E del suo rapporto con qualche soldato israeliano a fare il bello e il cattivo tempo.

«Ci trovavamo nell’area del controllo passaporti al check point di Qalandiya – scrive il giornalista –, quando un soldato, un certo Tal, che si occupava di controllare i veicoli ha chiuso una intera corsia di passaggio e se n’è andato a mangiarsi la sua pizza in una stanza dei militari».

Le macchine in fila per passare dalla parte palestinese a quella israeliana hanno così dovuto aspettare ancora più tempo del solito. Il check point di Qalandiya, infatti, è famoso per i suoi lunghissimi tempi sia nel passaggio che nel controllo dei documenti. Ma la scena del soldato che blocca gl’ingressi per mangiarsi la sua pizza non l’avevano vista nemmeno quelli di Haaretz.

«Una volta che ha finito di mangiare, abbiamo chiesto al soldato come poteva lui chiudere il passaggio», continua il cronista. Lui, il militare, non ha risposto. È stato soccorso da un collega, «un certo Yoni», che si è avvicinato al cronista e al suo assistente e ha chiesto loro di farsi da parte e aspettare l’arrivo dei poliziotti. La domanda di Isacharoff l’aveva indispettito. E per fargliela pagare voleva a tutti i costi creare problemi: «Ci ha chiesto come mai venivamo dalla parte palestinese». Un fatto che, scrive il giornalista, «non ci era mai successo». Anche perché ai cronisti israeliani è consentito stare senza nessun tipo di permesso anche nella parte palestinese del check point.

«Mentre aspettavamo l’arrivo della polizia – continua Isacharoff -, nei venti minuti di attesa, abbiamo anche parlato con alcuni medici della Mezzaluna Rossa che dovevano portare con urgenza un bambino che aveva bisogno di una dialisi». La troupe medica ha raccontato di aver aspettato quasi un’ora soltanto per ricevere il permesso di passare.

Alla fine, una volta arrivati i poliziotti, Isacharoff e assistente sono stati lasciati liberi di tornarsene in redazione. Senza contestargli niente. «I soldati hanno rispettato il regolamento – si è giustificato il poliziotto – che impone loro di controllare tutti, anche i cittadini israeliani che entrano dalla Cisgiordania».

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