attualità

La storia / Danny Seaman, l’eccentrico capo (ad interim) del press office di Netanyahu

Danny Seaman, il capo dell'Ufficio stampa del governo israeliano

L’hanno paragonato a Edgar J. Hoover. Lui, non contento, si vantava di essere anche peggio. Con la differenza che mentre il mastino americano guidava l’Fbi, il più grande servizio d’intelligence americano e nel mezzo della Guerra fredda, lui doveva semplicemente intrattenere buoni rapporti con i giornalisti stranieri. E, soprattutto, firmare gli accrediti stampa per far entrare nel paese i cronisti consentendo loro di fare il proprio mestiere. Un lavoro che, secondo molti, ha svolto «creando più danni di qualsiasi blitz militare».

L’uomo in questione si chiama Danny Seaman, è nato in una base militare Usa in Germania 49 anni fa e da dieci guida – ad interim – l’ufficio stampa del governo israeliano. Una carica che qualcuno vuole togliergli, sfruttando l’occasione del concorso pubblico. Anche se, come teme qualcuno, il fatto che Seaman abbia partecipato alla stessa gara potrebbe essere soltanto il modo più semplice per ufficializzare il ruolo e le funzioni dell’attuale capo del Press Office.

Il fatto è che sono diventate ormai troppe – alcune perfino imbarazzanti – le figuracce che vedono protagonista Seaman e che, di riflesso, coinvolgono lo Stato ebraico. L’ultima, in ordine di tempo, la mail provocatoria con l’elenco delle bellezze di Gaza da visitare, i ristoranti in cui mangiare e gli alberghi in cui dormire.

Per non parlare delle pubbliche manifestazioni di soddisfazione nel non aver concesso l’accredito stampa a una sessantina di giornalisti stranieri. Vuoi per motivi personali, vuoi per motivi strettamente politici. Ne sa qualcosa Joerg Bremer, giornalista della Frankfurter Allgemeine Zeitung che, dopo quindici anni di corrispondenza da Gerusalemme, s’è ritrovato privo di visto giornalistico perché Seaman non voleva firmargli la proroga. Per risolvere il caso si mosse la cancelleria di Berlino che fece pubbliche pressioni presso l’ambasciata israeliana in Germania.

Correva l’anno 2006. E le cose per il capo dell’ufficio stampa del governo di Gerusalemme non cambiarono. Anzi, la posizione di Seaman fu ancora più puntellata. Tanto che quando Lisa Goldman, una giornalista canadese, gli ha scritto per cercare di parlare con il superiore sulla mancata concessione del visto, lui, Seaman, le ha risposto: «Io sono il capo di me stesso, non rispondo a nessuno e detto legge al Press Office». Non contento, chiuse la risposta scrivendo alla giornalista che «il fatto di aver chiesto di parlare con il superiore voleva dire che non avrebbe mai ricevuto l’accredito stampa».

E tutti si ricordano la sua violenza nei confronti di una fotografa mentre Papa Benedetto XVI visitava la Spianata delle Moschee a Gerusalemme (sotto, il video). Per non si sa quale motivo, Seaman ha afferrato da dietro la giornalista, l’ha trascinata lontana dal Papa e l’ha spinta fuori. Sotto gli occhi increduli della sicurezza vaticana e dei tanti cronisti presenti.


I risultati del concorso pubblico arriveranno tra qualche giorno. Sono in tanti a sperare che il governo Netanyahu cambi corso alle relazioni con i media stranieri e che metta al capo di uno dei più importanti uffici di Gerusalemme un giornalista, non un «civil servant».

Leonard Berberi

Annunci
Standard

One thought on “La storia / Danny Seaman, l’eccentrico capo (ad interim) del press office di Netanyahu

  1. Pingback: Giornalista accusa: “Mi hanno chiesto di togliere il reggiseno per seguire Netanyahu” « Falafel cafè

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...